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Intervista a Francesco Belluomini presidente del Premio Letterario

 

Il Premio Camaiore è senza dubbio la rassegna letteraria nazionale di poesia più importante. Ogni anno la giuria tecnica seleziona le opere edite più meritevoli, ma viene dato alla giuria popolare il compito di decretare, con il proprio voto, il vincitore del Camaiore.

Quest’anno la giuria tecnica composta da Francesco Belluomini, Corrado Calabrò, Alberto Bevilacqua, Giorgio Celli, Paolo Di Stefano, Paola Lucarini, Mario Santagostini, ha attribuito il Premio Internazionale a due grandi della letteratura mondiale: Ernesto Cardenal poeta nicaraguese, candidato al Nobel, con l’opera “Nicaragua, mondo universo”, Le Lettere e Seamus Heaney, premio Nobel per la Letteratura 1995 “District e Circle, Mondadori. A ritirare il Premio Camaiore per Ernesto Cardenal, il Prof. Giuseppe Masera.

La XXXIII Edizione del Premio Camaiore 2010 è stata assegnata a Paola Mastrocola con “ La felicità del galleggiante”, Guanda.

 

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Il professor Giuseppe Masera

 

Quando una rassegna letteraria varca i confini internazionali il suo valore si consacra a pieno titolo e i riconoscimenti vanno a coloro che l’hanno resa così prestigiosa. Il successo del Premio Camaiore va, quindi, a Francesco Belluomini e Rosanna Lupi, compagni nella vita, che con tenacia e caparbietà sono riusciti a salvaguare nel tempo questa straordinaria rassegna letteraria che dà respiro e voce alla poesia.

Francesco Belluomini è inarrestabile, vivace, un fiume in piena. Il ricordo va indietro nel tempo a quel giorno quando, allora poco più che trentenne, a 22 metri di altezza ripristinava la facciata dell’Hotel Napoleone, vicino all’uscita dell’autostrada di Lucca. Sospeso nel vuoto, sente una voce arrivare dal mare: “Colui che viene dal mare, irta di scogli trovò la terra”. Una voce forte, decisa, puntuale. Quei versi diventano nel tempo un richiamo incomprensibile. Ma a quale poeta appartenevano? Dopo più di trent’anni quella stessa voce lo accompagna ancora e lo spinge a scrivere, a scrivere e poi ancora a scrivere. Scrive nel luogo di sempre, Belluomini. Nel solito bar lungo il mare di Versilia. Ed è proprio lì, in quel piccolo angolo di mondo, che nascono le sue opere, imprigionate dall’inchiostro della vecchia macchina da scrivere, fra il vociare incalzante delle persone e il venticello sottile che arriva dal mare e si spinge fin sulla passeggiata. La gente di Camaiore ormai non fa più caso a quell’uomo ricurvo su se stesso che trascorre ore interminabili a picchiettare le dita su quei tasti anneriti dal tempo e dal sole. La gente di Camaiore non si meraviglia più dei lunghi solchi lasciati sotto il tavolino da quell’uomo che appare e scompare lungo i giorni.

E’ “L’altro io”, titolo anche della sua prima raccolta di poesie, che lo ha imprigionato, come lui stesso mi racconta. Il bisogno di scrivere non l’abbandona mai, lo perseguita. Fra le opere antologiche e monografiche, ben 14 antologie poetiche tra il 1976 e il 2009. L’opera più commovente è senza dubbio “Nell’arso delle sponde”. Una raccolta poetica dedicata alle 31 vittime (attualmente il numero è salito a 32) della tragedia di Viareggio del 29 giugno 2009. Quel terribile giorno, a cinquecento metri a sud della stazione ferroviaria di Viareggio, un convoglio merci con 14 carri cisterna provoca il ribaltamento e la fuoriuscita di gas Gpl scatenando un terribile incendio. Fra le vittime di via Ponchielli c’era Lorenzo, il bambino più piccolo.

Ed è a Lorenzo che viene dedicata “Lorenzo, 2 anni e mezzo”.

 

Come posso parlarti senza nome

senza specchiarmi dentro le parole

che cadono sul foglio come pietre.

E come separare le emozioni

del mo cuore da quelle della testa

e raggiungere nuvole lontane

per portarti l’orsetto di peluche,

sottratto dai pietosi alle macerie.

 

La grande sensibilità di questo poeta lo porta ad incontrare tutti i parenti delle vittime a cui consegna personalmente questa testimonianza di affetto e di solidarietà. Ed è per i deboli, gli sconfitti, gli emarginati il suo contributo più alto. Lo fa in silenzio, senza fare troppo rumore. Lo fa attraverso le sue narrazioni con “La finestra sul mare”, Bonaccorso ed. Una storia d’amore che nasce agli inizi degli anni Settanta, in un luogo di sofferenza e di pena, in manicomio. Una storia vera “ abbarbicata nella memoria” che il tempo non cancella “ …anche se ho atteso oltre la notte dei tempi per riportare alla luce le amicizie di un tempo. Alcune interrotte da un giudice inflessibile ed incorruttibile, come la morte.” ( Francesco Belluomini)

 


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