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La violenza sulle donne è il peggiore crimine contro l’umanità:
non ha colore della pelle.

La “leggerezza” delle donne
... quella dentro. Dentro.

Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.” (Alessandro Baricco)

La violenza, una paura che genera odio.

Oggi, come ieri. Come se il tempo non fosse passato. La vita di molte donne continua a essere spezzata. Questo femminicidio, rafforzato da una mercificazione senza precedenti del corpo delle donne, è insopportabile. La violenza dice la verità più vera della vita: viviamo il suo grave arretramento culturale, la graduale ma inesorabile perdita di sicurezza esistenziale. Odiamo perché abbiamo paura; ma abbiamo paura a causa dell’odio che avvelena la nostra coabitazione sul pianeta che condividiamo. Le nuove paure si spostano dalle cause reali su bersagli, gli immigrati, che solo remotamente sono connessi alle vere fonti di ansia. Con la globalizzazione l’afflusso dei migranti, e specialmente di quelli fuggiti da vittimizzazioni, persecuzioni e umiliazioni rappresentano tutte le cose che i nativi dei Paesi in cui approdano, temono. In questo clima che produce violenza riesplodono il razzismo, l’inquietudine e le nuove paure fluttuanti, che spesso vengono localizzate e identificate nello straniero da rispedire a casa, attraverso una specie di “ vittoria simbolica”.

La violenza sulle donne è il peggiore crimine contro l’umanità: non ha colore della pelle.

Lettera al TG1 scritta da una ragazza stuprata a Bologna nel settembre del 2007:

“L’ho fatto perché non si parli solo di aggressioni di sconosciuti e stranieri quando moltissime volte sono connazionali, conoscenti e amici di cui ci fidiamo ad approfittare di noi e in questi casi è ancora più difficile trovare il coraggio di sporgere denuncia…avrei voluto disperatamente seppellire quello che mi è successo. Invece sono uscita alla luce del sole appena mi reggevo in piedi, portando a spasso il mio naso gonfio e gli occhi pesti, senza occhiali, senza trucco per nascondere i lividi. Ho sopportato di leggere sui giornali che, a dispetto dei pugni, ero consenziente. Ho deciso di combattere perché non dobbiamo nasconderci, vergognarci e sentirci in colpa. L’ho fatto perché non si ripetesse quello che ho subito. Ringrazio la polizia, i medici e gli infermieri per la loro sensibilità e delicatezza, il centro delle donne e i magnifici amici che mi sostengono con affetto e amore. Chiedo gentilmente a tutti: non offritemi la vostra pietà, concedetemi la vostra stima.”

Federico Fildani e Francesco Liori sono stati riconosciuti colpevoli per tutti i capi d’accusa, dalle percosse allo stupro di gruppo. Angy è dovuta andar via da Bologna a causa di minacce.

 

Nell’aria un grumo di rondini fino ai moli.
E’ quell’ora tra grado e grado nella fiorita dei gelsomini
in fondo al querceto che scollina.
Siedo lì, sul ciglio della valle
nella cavalcata del vento caldo verso il mare.
Intorno un suono di campagna sparso anche lungo questo ramo
dove tutto reca segno
fin dentro la più piccola zolla e il cespo.
Si sfronda quel volo, è poco più di un filo
segue un grido.
Il mio.

Nota del 15 maggio. Federico Fildani e Francesco Liori assolti in appello per non aver commesso il fatto.

Bologna, 15 mag. (Adnkronos) - La Corte di Appello di Bologna (presidente Stefano Valenti) ha assolto Federico Fildani, 29 anni, e Francesco Liori, 22, condannati in primo grado perche' accusati di una violenza sessuale ai danni di una loro amica 27enne avvenuto il 24 settembre del 2006 in un appartamento di via Libia, alla periferia di Bologna. I due sono stati assolti con la formula del non aver commesso il fatto. Lo stesso pg Guido Guccione ha chiesto l'assoluzione dei due che hanno scontato un anno e cinque mesi agli arresti domiciliari.

È stata invece confermata per Fildani la condanna per lesioni per aver schiaffeggiato la ragazza. I due nel novembre del 2007 erano stati condannati con il rito abbreviato dal gup Andrea Scarpa a due anni e dieci mesi ciascuno. I due giovani e la ragazza si conoscevano. Con il piu' giovane lei aveva avuto una relazione in passato.

 


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