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A volte la poesia da sola non basta, serve qualcosa, serve un guizzo…serve la musica!

 

Non sempre la poesia in sé basta a sorreggersi, a volte necessita di una spalla sulla quale farsi leva.

"Nella mia bocca" è un componimento che fa al caso nostro.

È per primissima cosa una poesia che Umberto Giardini, in arte Moltheni, scrive a se stesso,

un grido d’amore perduto, una supplica che rivolge ad una visione introspettiva di un sentimento che sente sgretolarsi ad ogni ora. Lo fa chiudendo gli occhi, consegnandosi interamente fra le note che ha creduto più giuste. Ciò che ne nasce è un’istantanea del calco della propria anima.

Siamo nel 2006, la pubblica nell’album "Toilette memoria", uno spaccato completamente letterario inzuppato nella musica che contraddistingue da sempre questo artista emiliano. La forza della musica ancora una volta dimostra l’esatta importanza che è giusto affibbiarle.

Ne consiglio sicuramente un alto dosaggio.

 

“Credevo di essere un dente marcio
nella tua bocca
guai chi ti guarda
a chi ti sfiora
a chi ti tocca
come un pneumatico gonfiati
come una rondine puntami
sciabola brilla e decapita
questa mia testa…”

 

 

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