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Lei era scesa dal treno in un brillio di false collane, finti orecchini, cappello con veletta di seconda mano, redingote alla Manon Lescaut che rovesciata andava bene anche per la Traviata.

 

 

Si trattava dell’eredità da ripartire tra i consanguinei della famiglia. Mio padre, che aveva già scritto tre libri sull’ ipotetico regno dei cieli da instaurare al posto di quello governato da Vittorio Emanale terzo. Il fratello di mio padre, mio zio Emilio, capitano dei bersaglieri acquartierato nella caserma Enrico Dandolo di Brescia. La loro sorella, mia zia Adelina, soprano di coda, che indirizzava ai fratelli lettere irte di maledizioni per indurli a cederle la loro parte: “Che vi mangino i vermi!” oppure “Che non possiate più vedermi!”.

Scriveva con svolazzo di firma a disegno di pipistrello da ingombrare mezza lettera se non di più. I miei genitori bruciavano quelle invettive sulla fiammella della candela pronti a ghermire gi spiriti maligni che si sprigionavano dalla carta bruciata, per cacciarli nella bottiglia della gazzosa e rinchiuderli ermeticamente col ferreo tappo a corona. Leggevano anche le circostanziate risposte di mio zio Emilio con la puntigliosa conta dei benefici già goduti dalla sorella: le camicie da notte della nonna, gli scialli della stessa, le abatjours di Murano della camera da letto, la batteria da cucina, l’enciclopedia di Diderot e d’Alambert. Per l’appunto, la sorella che aveva fatto di quei diciassette volumi rilegati con pelle marocchina? Poi, poi… poi, ma ciò era avviluppato nel mistero, c’era stata la scomparsa del cofanetto di legno di mogano custode di svariate monete d’oro: ghinee dell’età borbonica? Mah, chissà? Chi aveva preso quel gruzzolo? Lei giurava di non saperne niente. Lo giurava con lettere di fuoco: NO! Lei non sapeva niente di quei marenghi o ducati purchessia. Poi, in un post scriptum, aveva confessato di aver preso solo qualche resto a paga del cugino di Napoli, maschera al teatro San Carlo, il quale, per via di conoscenze, le aveva promesso una particina tra gli elefanti dell’Aida. Promessa mai mantenuta! Allora chi ha preso i talleri? Io no! Scriveva l’Adelina. Tu sì! Riscriveva lo zio Emilio in copia a mio padre. “Ho detto No!” “Ho detto Sì!” “No!” “Sì!” “No!” “Sì!”. Per dirimere il contrasto ci eravamo incontrati a metà strada, alla stazione ferroviaria di Firenze. Io e i miei genitori provenienti da Milano, l’aerea mia madre col grande cappello di paglia ornato da ciliege di gesso. Lo zio Emilio da Brescia, con la pistola d’ordinanza a tracolla. La zia Adelina da Napoli, dove viveva nel retro della sartoria “Mannequin”. Lei era scesa dal treno in un brillio di false collane, finti orecchini, cappello con veletta di seconda mano, redingote alla Manon Lescaut che rovesciata andava bene anche per la Traviata. Guanti? Guanti no, costavano troppo, infine perché celare la delicatezza delle sue lunghe mani? Era scesa dal treno capitanando la sua équipe: un rigoletto – falstaff , ex studente di medicina, un trovatore - barbiere di Siviglia, duraturo poeta, una Tosca – Butterfly, costumista e parrucchiera. Lei, la zia Adelina, in proprio cantava tutta l’Aida e stava alla cassa prima dello spettacolo. C’era anche la scimmiettta vestita di panno rosso che leggeva i numeri della lotteria negli intervalli dell’opera. Miserie del teatro lirico, ma senza quel fuori programma l’incasso non sarebbe bastato neppure per grattarsi la rogna. Infine l’orchestra, cioè il professor Vergine. Un vero gladiatore che nell’insieme suonava tromba, grancassa, violone, fisarmonica e fischietto con tutti i muscoli e arti a disposizione: bocca, mani, braccia, gambe, piedi di tacco e di punta, su e giù del capo e gran colpi di pancia. Per il finale dell’Aida faceva scoppiare i petardi. Al caffè della stazione la zia Adelina aveva ordinato orzata per tutti, lei no, lei solo acqua di Vichy. Aveva fatto accomodare tutti, lei no, lei era rimasta in piedi come se avesse fretta di ripartire, chiamata da qualche famiglia reale. I suoi del corteo sussurravano Viareggio, Pontremoli, poi più su, forse Busseto, forse Parma, il regio teatro di Parma gestito dai discendenti di Stendhal, micragnosi francesi! Ma niente era certo: tante promesse erano finite in cenere, a Salerno avevano dovuto chiedere aiuto al municipio e a Colleferro avevano impegnato la grancassa nel locale Monte dei pegni. In ogni modo tutti avevano bevuto l’orzata succhiandola con cannucce di paglia e si erano puliti la bocca con l’orlo dei fazzoletti, o con il risvolto della manica. Lei, attesa la silenziosa attenzione, pallidissima, aveva estratto dallo scollo del seno la ricevuta del cugino di Napoli a testimonianza che i soldi, tutti i soldi del cofanetto. in diverse rate, erano serviti per ungere il capocomico del San Carlo. Ma quello, alla fine, aveva allargato le braccia: gli elefanti dell’Aida erano al completo! Nessuno aveva osato controbattere, neppure respirare, tanto meno tossire. Mio padre e mio zio Emilio avevano pagato l’orzata e l’acqua di Vichy. In più mio zio aveva offerto alla sorella di imbarcarsi per l’Africa, per intrattenere la truppa già a buon punto per la conquista dell’ Etiopia. Menelik era già stato fucilato sette volte! Lei aveva rifiutato: L’Etiopia! Figurarsi! All’Odeon di Adis Abeba con una platea di cammelli! E mentre il megafono annunciava il treno per Lucca, via Viareggio, tutto il teatro si era avviato con movenze di frondosi alberi scossi dal vento.

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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