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Il critico divenuto famoso grazie alla televisione, per la terza volta in città in poco più di un anno. Spettacolo o lezione vera?

Quella fra Monza e Vittorio Sgarbi potrebbe diventare una storia seria. Dopo le due apparizioni nelle stagioni del Teatro Manzoni (qui parlavamo di quella dedicata a Caravaggio), colui che si auto-definisce «Il nome per eccellenza della critica d'arte in Italia.» è tornato in città invitato dall'Amministrazione comunale per tenere una lectio magistralis dal titolo “Monza e le sue opere d'arte”. Per chi l'avesse mancata, ecco il filmato:

 

Il filmato della serata pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale di Sgarbi 

 

Varrà adesso la pena di capirsi sul significato di lectio magistralis, perché come potete verificare l'ora scarsa di esibizione è stata strutturata grosso modo così: un primo quarto d'ora di comizio-pistolotto socio-politico, per il resto cenni molto veloci sulle opere della città, del Museo del Duomo e dei Musei Civici con una manciata di approfondimenti, per esempio sull'opera di Arcimboldo presente nel transetto destro del Duomo, l'Albero della vita (o di Jesse); qualcosina sui dipinti dei Musei Civici e uno sulla lingua di Manzoni. Insomma non si può certo dire che si sia affaticato a prepararsi più di tanto, ma probabilmente nessuno gliel'ha chiesto. Non l'Amministrazione e nemmeno la piazza piena, contenta così di autocelebrarsi (ascoltate il passaggio iniziale sul populismo) senza dover faticare neppure un po' per studiare davvero storia e patrimonio della città. Un bigino, più che una lectio magistralis. A confronto la pagina di Wikipedia è un abisso di approfondimento. Ma la questione era fuori discussione, nessuno poteva aspettarsi qualcosa di diverso, già è un miracolo non aver dovuto assistere al solito turpiloquio cui Sgarbi ha abituato i suoi spettatori.

 

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Piuttosto c'è da chiedersi: a che pro? Avremo più ingressi nei musei? ne sappiamo di più di quanto ne sapessimo prima? la città ha ora una visibilità maggiore? Tutte domande oziose, perché tutti conosciamo benissimo le risposte. Il vero pro è, appunto l'autocelebrazione. Quella de «Il nome per eccellenza della critica d'arte in Italia.» (se lo dice lui...); quella di chi l'ha invitato, che così ha potuto farsi fotografare sul palco con una celebrità; quella della gran folla accorsa in piazza Roma e poi sotto il palco per strappare un saluto, un selfie, una battuta. Le immagini dicono molto più delle parole:

 

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Ora, ognuno è libero di usare lectio magistralis come gli pare, ma un po' di onestà intellettuale non farebbe male a nessuno. Ancora una volta abbiamo assistito a uno spettacolo, quel rito in cui chi sta in scena usa la fama e i trucchi del mestiere per far serata, l'impresario intasca consenso e gli spettatori tornano a casa più o meno soddisfatti. Non c'è nulla di male, basta non prendersi in giro e fingere a se stessi che quella sia stata una lezione magistrale di storia dell'arte, perché altrimenti in terza media dovrebbero dare a tutti una laurea.

 

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 PS Le foto sono firmate non perché ne vada particolarmente fiero, ma perché succede spesso che vengano prelevate dalle nostre pagine e che non venga citata la fonte.

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Sono grafico e art director, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Scrivo soprattutto di arti e cultura.

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