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1. La visione di Papa Francesco.

Ho esitato sinora a commentare quella che è ormai universalmente nota come “Economia di Francesco” (EoF), perché non mi sentivo all’altezza di esprimere un giudizio, o addirittura una critica, alle idee del Pontefice, in quanto di rilievo teologico prima che economico. Ma ho deciso ora di prendere il coraggio a due mani, se non altro per la mia comprensione dell’argomento.

La concezione dell’economia di Papa Francesco si desume soprattutto dall’enciclica “Laudatu si” e dalla recentissima (6 ottobre scorso) “Esortazione apostolica a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica”, dal titolo “Laudate Deum”.

Credo si posa dire che essa si basa su tre capisaldi:

- Tutto è connesso: non solo il genere umano con gli altri esseri viventi e la natura tutta, ma anche i problemi ecologici con quelli sociali oggi alla ribalta. «La crisi climatica è strettamente legata a una crisi dei rapporti sociali, con crescenti disuguaglianza e povertà. Tutto è collegato, nessuno si salva da solo». C’è bisogno di una ecologia integrale, e al suo interno di una economia integrale.

- La crisi climatica del nostro pianeta è in massima parte causata dagli esseri umani. Questa crisi è dovuta alla mancata comprensione da parte degli uomini dei limiti delle risorse del pianeta, e soprattutto della mancata comprensione dell’interdipendenza tra tutte le realtà che compongono l’ecosistema, di cui gli uomini sono parte.

- La causa del degrado sta nel “paradigma tecnocratico”, nel ritenere che «la realtà, il bene e la verità sboccino spontaneamente dal potere stesso della tecnologia e dell’economia… Da questa convinzione si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata… L’intelligenza artificiale e i recenti sviluppi tecnologici si basano sull’idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all’infinito grazie alla tecnologia. Così, il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso».

 

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2. Il movimento EoF.

Ma Papa Francesco non ha inteso solo proporre una sua visione dell’economia. Si è specificamente rivolto a “giovani economisti, imprenditori, change-maker” per dare vita a un movimento diffuso, per certi versi sperimentale. Nel 2019 ha lanciato un messaggio a un raduno di questi giovani ad Assisi, parlando esplicitamente di una “Economia di Francesco”, dove “Francesco” non sta per lui stesso, ma proprio per S. Francesco. E a questi giovani ha proposto un «“Patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani… L’obiettivo è «una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda». Il movimento è partito nel 2020, tra le difficoltà della pandemia da Covid-19, con incontri annuali e la costituzione a livello globale di “villaggi tematici”.

Nell’edizione del novembre 2020 i partecipanti hanno approvato un “Manifesto e Impegno comune” in 11 punti chiedendo e impegnandosi:
«Perché le grandi potenze mondiali e le grandi istituzioni economico-finanziarie rallentino la corsa …
2. Perché si realizzi una comunione mondiale delle tecnologie più avanzate.
3. La custodia dei beni comuni (atmosfera, foreste, oceani, terra, …) sia posta al centro delle agende.
4. Si abbandonino le ideologie economiche che favoriscono le diseguaglianze e la povertà.
5. Si realizzi ovunque il diritto a un lavoro dignitoso.
6. Vengano aboliti i paradisi fiscali.
7. Le istituzioni finanziarie vengano riformate in senso democratico e inclusivo.
8. Vengano introdotti comitati etici nelle grandi imprese.
9. Vengano premiati gli imprenditori innovatori nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultimo, manageriale.
10. Venga assicurata una istruzione di qualità per ogni bambina e bambino del mondo,
11. Stesse opportunità per le lavoratrici rispetto ai lavoratori.
12. Non vengano più sottratte risorse alla scuola, alla sanità, al futuro, per produrre armi».

Nel 2021 l’incontro su svolse in rete, a causa dell’imperversare del Covid-19, In 30 città del globo, scambiando esperienze di studio e di azione, con la partecipazione di un migliaio di protagonisti. Agli eventi contribuirono economisti e cultori di altre scienze come Jeffrey Sachs, Vandana Shiva, Muhammad Yunus, Michael Spence, Gael Girud, in Italia Luigino Bruni, Stefano Zamagni, Carlo Petrini.

Nel 2022 «le economiste, gli economisti, le imprenditrici, gli imprenditori, i change-maker, le studentesse, gli studenti, le lavoratrici, i lavoratori», partecipanti all’incontro, firmarono un “Patto per l’economia” nel quale elencarono una serie di ulteriori indicazioni sui loro intendimenti ideali e operativi. Nel Patto si sostiene che occorre «realizzare una Economia del Vangelo, di pace e non di guerra, che contrasta la proliferazione delle armi, … che si prende cura del creato e non lo depreda, … al servizio della persona…soprattutto dei più fragili e vulnerabili, che riconosce il lavoro dignitoso e sicuro per tutti,… dove la finanza è amica dell’economia reale, … che sa valorizzare e custodire le culture e le tradizioni dei popoli… che crea ricchezza per tutti, che genera gioia e non solo benessere». Il «Patto» si conclude con l’affermazione che «questa economia non è un’utopia, perché la stiamo già creando».

Inoltre, i 12 Villaggi tematici che hanno animato l’evento, hanno presentato una «Dichiarazione finale» in dodici punti che definisce le regole di comportamento degli aderenti al movimento. Si parte dalla dichiarazione di «non poter essere felici senza rendere felici anche gli altri». Si collega la transizione energetica con le “disuguaglianze multidimensionali” proponendo un accordo “Social Green”. Ci si impegna a uno stile di vita che tenda a un “nuovo umanesimo integrale’, richiamando, con questa espressione, la lezione del grande teologo e filosofo del novecento Jacques Maritain. La pace deve essere un processo continuo anche nelle imprese, evitando “investimenti malvagi”. Occorre impegnarsi ad aiutare le donne a sviluppare i propri talenti. Perseguire una transizione e la nascita di nuove imprese tendenti a realizzare modelli di business sostenibili. Concepire il lavoro come partecipazione alla creazione di Dio. Integrare la leadership con una partecipazione comunitaria. Collegare il profitto con il merito. Promuovere una educazione inclusiva. Favorire l’attività agricola orientandola verso una ecologia integrale. Concepire la finanza come strumento per lo sviluppo umano integrale e la cura del creato. Contribuire alla comunicazione e diffusione di un nuovo paradigma della scienza economica.

A conclusione dell’incontro dell’ottobre scorso, il Papa si è rivolto ai partecipanti al raduno Invitandoli ad «essere pionieri, a lavorare per una economia integrale per uscire definitivamente dall’era coloniale e delle disuguaglianze». Ha dichiarato che «l’economia che uccide, che esclude, che inquina, che produce guerra, non è economia: altri la chiamano economia, ma è solo un vuoto, un’assenza, è una malattia, una perversione dell’economia stessa e della sua vocazione… L’economia è la fraternità applicata alla ricchezza»

Il Papa ha proposto infine ai giovani, ma rivolgendosi anche a a tutti gli uomini di buona volontà, di essere «creatori di una vita economica e imprenditoriale finalizzata a uno sviluppo umano integrale».
Tre parole hanno costituito lo spirito di questo ultimo incontro: “La 25eaima ora”, “La Terra”, “Il Cammino”. Il tema degli incontri è stato “La 25esima ora”. In termini calcistici si potrebbe parlare di una “Zona Cesarini”, la donazione di un tempo supplementare, una speranza insperata, una utopia realizzata per cambiare il mondo.

L’espressione “Economia della Terra” proviene, per Papa Francesco, «dal primo significato della parola economia, quello di cura della casa. La casa non è solo il luogo fisico dove viviamo, ma è la nostra comunità, le nostre relazioni, le città che abitiamo, le nostre radici. Per estensione, la casa è il mondo intero, l’unico che abbiamo, affidato a tutti noi. (…) Fare economia significa prenderci cura della casa comune, e questo non sarà possibile se non avremo occhi allenati a vedere il mondo a partire dalle periferie e dagli esclusi».

Con l’espressione “Economia del Cammino” Papa Francesco ha fatto riferimento alla scelta di S. Francesco di lasciare la casa del padre e intraprendere una vita essenziale e lieta, ma non facile. «Il cammino dei pellegrini è da sempre rischioso, intessuto di fiducia e di vulnerabilità… Cari giovani – l’invito del Papa – non abbiate paura delle tensioni e dei conflitti, ogni giorno. Vi affido il compito di custodire la casa comune ed avere il coraggio del cammino».

 

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3. L’EoF e l’evoluzione della scienza economica.

Anche se la visione di Papa Francesco può apparire utopistica e radicale, molti economisti e sstudiosi sociali, tra cui premi Nobel, di cui ho commentato le idee in precedenti articoli (Anthony Atkinson, Joseph Stiglitz, Jeremy. Rifkin, Thomas Piketty, Jean P. Fitoussi, Esther Duflo, Kate Raworth, Rutger Bregman,Serge Latouche, e tanti altri)) si sono posti la questione dell’adeguatezza del pensiero economico tradizionale, e soprattutto di quello, ancora dominante, del neo-liberismo, a descrivere la realtà e perseguire il benessere economico dell’umanità.

E’ sempre più diffusa la consapevolezza della necessità per la scienza economica di dialogare con gli altri campi della conoscenza. Si rileva l’inadeguatezza del Pil (il valore aggiunto quantitativo e complessivo di una economia in un anno) come indicatore del benessere dei popoli, e la necessità di integrarlo con altri indicatori. Si è consapevoli (anche se spesso si rimuove la consapevolezza) dei “limiti dello sviluppo”, per usare il titolo dello studio seminale del 1976 promosso dal Club di Roma. Si constata l’incapacità delle politiche economiche dominanti di impedire le crescenti disuguaglianze, con la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi e la diffusione di ampie aree d povertà.

Ma anche a livello di operatori economici la consapevolezza che il sistema non funziona è sempre più diffusa. Emblematica, da questo punto di vista, la dichiarazione della Business Roundtable, che riunisce i vertici delle maggiori imprese del mondo, secondo cui lo scopo ultimo del management non è il profitto degli azionisti (gli shareholder), secondo il “vangelo economico” del passato, ma l’interesse di tutti gli “stakeholder” dell’impresa, dai fornitori al personale ai clienti, fino alle comunità locali. E’ vero che il “green washing” è ampiamente praticato con il moltiplicarsi di finti “eco” e “bio” e “sociale”. Ma questa stessa pratica ingannevole testimonia un cambiamento di visione collettiva. Quel che nel novecento veniva praticato da rari imprenditori precursori, come Adriano Olivetti, fondatore del Movimento di Comunità, è oggi perseguito da un numero ben più consistente d’imprese lungimiranti.

Anche le istituzioni manifestano orientamenti convergenti con l’Economia di Francesco. In particolare gli obiettivi e gl’impegni dell’Agenda 30 dell’ONU, il New Generation Plan dell’Unione Europea (NgEU), il programma europeo denominato Green Deal. La loro traduzione in atti concreti è una battaglia quotidiana contro le lobby dominanti, in corso attualmente a Dubai nella conferenza  COP28 dell'ONU sul clima. Ma il segnale più potente del fatto che qualcosa si muove non solo nella scienza economica, ma anche nei comportamenti degli operatori finanziari, sta nel numero imponente d’imprese che in misura crescente inseriscono nelle proprie strategie indicatori ESG, cioè di rispetto dell’ambiente (Environment), di equità sociale (Social) e e di buona gestione (Governance).

Secondo dati del 2021 del Word Economic Forum, l’ammontare degl’investimenti in imprese rispondenti a questi indicatori, prosperando economicamente, ha toccato l’incredibile percentuale del 35% degli investimenti globali dei fondi di gestione di patrimoni, fondi pensione e sovrani. Le recenti vicende (guerre in Ucraina e Palestina) possono avere influito negativamente su questo trend, a favore dei settori energetici e delle produzioni belliche, ma a parere di autorevoli operatori finanziari difficilmente si tornerà indietro. L’iniziativa economica di Papa Francesco si inserisce inoltre positivamente in una crescente mobilitazione, di giovani (non solo Friday for Future), che manifestano una crescente consapevolezza delle interdipendenze globali del pianeta, soprattuto dello stretto legame tra involuzione ambientale e crescita delle disuguaglianze.

Tutto ciò è ancora insufficiente, e duramente contrastato da gruppi d’interesse che prosperano nella crescita indiscriminata e nei conflitti incontrollati, facendo leva sulla paura, sull’egoismo (“prima noi”), sul corporativismo (“prima chi è abituato a star bene, poi, se mai, chi è abituato a star male) e alla fine sulle attese messianiche alimentate dalla disinformazione. Ma potrebbe raggiungere una massa critica per generare un nuovo ordine politico globale, una rivoluzione sociale come fu il New Deal nel novecento.

 

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4. La EoF tra cooperazione e competizione.

La EoF si rivolge soprattutto ai giovani economisti, imprenditori e innovatori “change-maker”. Il che implica l’accettazione di una economia di mercato, di un sistema capitalistico universale.
Nonostante le critiche al paradigma tecnocratico che caratterizza il sistema ancora dominante, la EoF non abbraccia posizioni anti-mercato, autoritarie, pianificate dall’alto, per raggiungere i suoi obiettivi.
Ma il mercato, che è un elemento ancestrale dell’agire umano come parte del suo rapportarsi con gli altri, è fatto non solo di cooperazione, ma anche di competizione.

La domanda allora è: quando la competizione è positiva per gli esseri umani, e quando è negativa?
Ho sempre pensato che le attività commerciali e lo sport siano tra i più importanti antidoti della guerra. Se due popoli si legano anche dal punto di vista commerciale, è più difficile che entrino in conflitto. Ed ho sempre ammirato gli sportivi che, dopo aver gareggiato duramente, si abbracciano.
Il mercato è positivo quando è garantito e protetto da regole che ne impediscono la degenerazione, una minaccia costante per la naturale tendenza dei mercati alla concentrazione. Quando nel mercato regna la fiducia do nel comportamento corretto dei competitori. Quando vi sono regole che garantiscono che nessuno viene escluso definitivamente. Quando il mercato non viene usato per beni e servizi essenziali allo sviluppo e alla dignità della persona umana, come l’istruzione e la sanità, per i quali non è lo strumento adatto.

Dove il sistema di mercato è assente o non sufficientemente regolato, magari per una cultura o un retro-pensiero avverso al profitto in quanto tale, è più probabile che allignino i privilegi, posizioni di potere inattaccabili, corruzione. Se purtroppo nei paesi capitalisti, con il neo-liberismo, le disuguaglianze sono fortemente aumentate, nei paesi autoritari la situazione è di norma peggiore.
Mi rendo conto delle difficoltà del problema e delle sue implicazioni che trascendono l’argomento economico. Ma temo che la sua rimozione sia sempre peggiore della discussione, del conflitto di idee per costruire una pace che sia giusta.

 

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5. I giovani e le giovani, gli uomini e le donne di buona volontà.

Ma il fatto che l’Economia di Francesco non affronti esplicitamente il tema della competizione, non significa che Papa Francesco proponga un comportamento remissivo, irenico. Al contrario chiama i giovani, e non solo a una mobilitazione che implica un atteggiamento combattivo.
La proposta di assumere come riferimento, per il futuro del sistema economico, la scelta di povertà di S. Francesco, invece della ricchezza, può apparire un ossimoro, se non si cambia il concetto di “ricchezza”. Essa richiede quanto meno la sostituzione dell’obiettivo di crescita continua del PIL con un obiettivo di equilibrio omeostatico di questo indicatore. O addirittura la sostituzione del PIL con altri indicatori, che comunque rendano misurabili aspetti qualitativi più adatti a descrivere lo stato di benessere del genere umano. Evitando che il perseguimento dell’obiettivo di una vita più frugale ma più sana si trasformi nel suo contrario, in particolare in uno sconvolgimento occupazionale e un aumento della povertà.

E’ probabile che la sottolineatura, da parte di Papa Francesco, di un “cammino“ da compiere, aspro e rischioso come quello dei pellegrini, sia dovuto alla consapevolezza della complessità dell’attuazione della proposta, soprattutto per quanto riguarda il senso del lavoro umano, il rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, le retribuzioni adeguate.

Giustamente egli promuove una mobilitazione dal basso, un movimento che insieme ad altri possa contribuire a cambiare il comune sentire e pensare di un vasto numero di persone, oggi condizionate da una comunicazione che alimenta gli eccessi consumistici, la paura e l’aggressività, la rinuncia alla libertà. Ma temo che le iniziative dal basso non saranno sufficienti per cambiare l’attuale paradigma economico. Occorrerà perseguire e sperare in una convergenza tra portatori di nuove conoscenze, poteri istituzionali, poteri economici lungimiranti e movimenti popolari. Avendo come riferimento ideale lo slogan del 2011 del movimento Occupay Wall Street: siamo il 99%.

Gli autori di Vorrei
Giacomo Correale Santacroce
Giacomo Correale Santacroce

Laureato in Economia all’Università Bocconi con specializzazione in Scienze dell’Amministrazione Pubblica all’Università di Bologna, ha una lunga esperienza in materia di programmazione e gestione strategica acquisita come dirigente e come consulente presso imprese e amministrazioni pubbliche. È autore di saggi e articoli pubblicati su riviste e giornali economici. Ora in pensione, dedica la sua attività pubblicistica a uno zibaldone di economia, politica ed estetica.

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