20140620-Il-capitale-umano

Dossier. Benvenuti in Brianza. Sarebbe bastato invitare il regista a cena per fargli scoprire quanto questo territorio sa offrire e avere un enorme ritorno di immagine. Invece si è preferito buttarla in polemica e rotolarsi fra i luoghi comuni

Vogliamo aprire questo nuovo dossier di Vorrei dedicato alla Brianza che attira, che invita i turisti e i viaggiatori, raccontando di una occasione mancata. A gennaio di quest’anno, per una delle interviste rilasciate per il lancio del suo nuovo film “Il capitale umano”, il regista Paolo Virzì rispose ad una domanda di Natalia Aspesi di Repubblica:

«Quasi tutti i suoi film sono ambientati in provincia, questa volta lei, livornese, sceglie la Brianza. Perché la pensa più "americana", più rapace, più spietata?
"L'ho scelta perché è vicina a Milano, dove c'è la Borsa, dove ogni giorno si creano e distruggono patrimoni: poi perché cercavo un'atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso. Mi interessavano due scenari, quello dell'hinterland con i grumi di villette pretenziose dove si celano illusioni e delusioni sociali, e quello dei grandi spazi attorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili. Ho girato nella campagna di Osnago, nel centro storico di Varese, di Como, città ricchissima che esprime il degrado della cultura con quel suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina. E che ha una parte importante nel film, come simbolo di un inarrestabile degrado e sottomissione al denaro. La bella villa con piscina e i sontuosi interni, dove vive la famiglia opulenta di Gifuni, l'ho presa in affitto ad Arese, e l'ho pagata profumatamente: ci ho aggiunto solo il tennis"».

 

Riportiamo domanda e risposta per intero, così che tutti abbiano sott’occhio le esatte parole usate e non una delle mille interpretazioni date nelle settimane successive. Ricorderete infatti le polemiche sortite. Ancora prima di vedere il film, in tanti si sentirono offesi, dall’assessore di Como che rivendicava la vitalità del teatro comunale, al Presidente della Provincia Allevi, quello che prima ancora  che con «Buongiorno» saluta con «La cultura è il petrolio dell’Italia».

Della questione si occuparono in tanti in quelle settimane.  Michele Brambilla sulla Stampa raccontò di aver visto il film in compagnia di un imprenditore brianzolo doc:

«Ci sono tante polemiche, sulla cattiva rappresentazione che Virzì avrebbe dato della Brianza e dei brianzoli, gente cinica e ignorantotta che pensa solo a fa’ i dané: e così volevamo capire se i presunti bersagli del film si sarebbero offesi. “Offeso? No, assolutamente no. Non ho visto nulla contro la Brianza, anzi non ho proprio visto la Brianza”». 

Persino la bibbia dei nerd, Wired, ne scrisse con Jessica Camargo Molano:

«Se si dovessero criticare tutti i registi che hanno utilizzato degli stereotipi nei loro film, ne verrebbe fuori una lunga lista in cui sarebbero presenti allo stesso modo opere del cinema d’autore e film di terza categoria. Basti pensa ad uno dei più celebri film del neorealismo, “Napoletani a Milano”: “alle villette pretenziose” di Virzì fanno da contraltare le case a ringhiera con il lavatoio in cortile, al paesaggio “gelido, ostile e minaccioso” si affianca un ambiente fatto di nebbie, fumi di fabbriche e sirene. Insomma tra il Nord di Virzì e quello di De Filippo la differenza è ben poca. E non solo nel paesaggio: le figure dei ricchi industriali del Nord, infatti, compaiono in entrambe le pellicole, nonostante i due film siano usciti a 60 anni di distanza».

Paradossale il battibecco via Twitter fra lo stesso Virzì e l’assessore al turismo della Provincia di Monza e Brianza, Andrea Monti. Sì perché fra i meriti di quel film (che sono tanti, come per molti dei film del regista livornese) ci fu anche quello di aver reso noto che questa Provincia ha un assessore al turismo. Alzi la mano chi, in questi anni, ne aveva avuto notizia.

E veniamo alla occasione mancata di cui scrivevamo all’inizio. Come insegnano le film commission sorte un po’ ovunque, un film di un regista molto noto ambientato in questo territorio è, sarebbe stata — al di là dell’interpretazione artistica che l’autore può legittimamente darne — un’occasione d’oro per fare promozione praticamente a costo zero. Invece l’assessore con cappellino (Virzì ci ha scherzato molto) preferì buttarla in polemica, con tutto l’armamentario dei luoghi comuni della Brianza operosa, verde, dei soldi regalati a Virzì e via così… Il suo blog — molto più aggiornato della pagina dedicata al turismo del sito istituzionale, ne raccolse in quei giorni le invettive, rimbalzando fra un tweet e l’altro. A questo fiume di parole e frasi fatte, che nulla hanno tolto o aggiunto alla Brianza che vorrebbe essere anche terra di turismo, sarebbe stato molto meglio sostituire un semplicissimo invito a Virzì per una visita guidata. Sarebbe stato molto più utile — e umano — organizzare una proiezione del film con lui in sala, portarlo a cena per fargli apprezzare la bontà della “nostra” cucina e poi una gitarella per fargli scoprire quanto questa terra sa offrire al di là dello stereotipo. In pratica l’assessore avrebbe potuto fare il suo mestiere, invece del twittatore compulsivo. Evidentemente, più che a quanto avrebbe potuto fare per la Brianza, Monti pensò a quanto fare per sé e per la propria visibilità.
Avremmo dovuto capirlo dalla copertina dell'unica pubblicazione curata dal suo assessorato disponibile sul sito, la vedete qui sotto. Giudicate voi se si può invogliare qualcuno a visitare la Brianza in questo modo.
Sarà dura trovare motivi per rimpiangere la dismissione di questa Provincia. Questa amministrata così, sia chiaro.

 

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Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Sono grafico e art director, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Scrivo soprattutto di arti e cultura.

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