20110201-crisi

Percentuali, trend e diagrammi non posso rappresentare l'umanità
di coloro che la crisi economica la vivono sulla propria pelle. Vorrei ci ha provato.

 

Pochi giorni fa leggevo su questa rivista i dati comunicati dalla CISL sulla crisi che ha colpito il nostro territorio. Mentre scorrevo i semplici numeri, interpretavo i grafici e leggevo i trend mi passavano veloci nella mente i volti, le parole, le storie di tutte le persone in Cassa Integrazione in deroga che ho seguito e seguo, nel mio lavoro, ormai da più di un anno e mezzo. Ho pensato che fermare qualcuna di quelle immagini, dipingere qualche volto, raccontare qualcuna delle loro storie, riportare qui qualcuna delle loro parole potesse essere un modo per vivificare quei freddi e crudi numeri, per dare dignità alle persone che vivono, con maggiori difficoltà di altri, questo momento di crisi.

Per rispetto della privacy di ciascuno ovviamente i nomi saranno di pura invenzione, ma le storie e le parole quelle no, non ci sarà bisogno di inventarle.

Francesco quando mi chiama per prendere un appuntamento ci scherza persino sopra “Tra un po’ me li gioco al SuperEnalotto tutti ‘sti PIP, ID dote

Questa mattina sono passate da me per l’apertura di un nuovo Piano di Intervento Personalizzato (l’ormai famoso PIP) Rosalba e Anna, due colleghe. Hanno avuto un’ulteriore proroga della CIG in deroga fino al 31 marzo “Almeno fino a quando ci sono gli ammortizzatori sociali meglio approfittarne“ mi dicono “Poi di soldi non ce ne saranno più e allora sì che cominceranno i guai”. Tutto sommato però sono abbastanza tranquille, hanno fatto tre mesi di cassa nei mesi precedenti e ora altri tre mesi; nella loro azienda stanno a casa tutti un giorno solo alla settimana “Non va poi così male, il lavoro tra altri e bassi c’è, forse potremmo anche non farla questa benedetta CIG” dice Rosalba guardando Anna, la quale però fa un’espressione severa e con quella si dichiara non molto d’accordo. Sono soltanto al secondo rinnovo, hanno la volontà di impegnarsi in un piccolo percorso formativo, sono fiduciose. Ormai conosco bene la differenza di atteggiamento e di morale tra chi ha fatto soltanto brevi periodi di Cassa Integrazione e chi invece, tra una rinnovo e l’altro, è già al quarto, quinto PIP (n.d.r. ad ogni proroga di GIG il lavoratore deve sottoscrivere un Piano di intervento presso un ente accreditato per i servizi al lavoro e avere quindi una dote ammortizzatori sociali della Regione). Francesco quando mi chiama per prendere un appuntamento ci scherza persino sopra “Tra un po’ me li gioco al SuperEnalotto tutti ‘sti PIP, ID dote… sì..hanno prorogato, ci dobbiamo vedere ancora, non sarà stanca di vedermi? !” “ E poi che ci scrivo sul questionario della Regione? Di nuovo? E’ la quarta volta che lo faccio…lo faccia lei al mio posto per favore” (n.d.r. per aprire un nuovo PIP in caso di proroga è necessario chiudere il precedente e per farlo occorre rispondere on-line al questionario della customer satisfaction della Regione). Immaginatevi quanto possa essere piacevole per un signore ultracinquantenne, di professione magazziniere, mettersi davanti ad un pc, maneggiare con difficoltà un mouse e dover rispondere a domande - scritte su un monitor- tipo “Ritiene che i servizi fruiti possano esserle utili per il suo futuro lavorativo?” “Ma quale futuro lavorativo che mi mancano due anni alla pensione?!” lo sento brontolare.

Qualche altro, come Franco, sembra sempre in imbarazzo. Come se essere a casa in cassa integrazione a zero ore fosse un colpa, una sorta di reato sociale.

Qualcuno non ama proprio parlare di sé, della propria situazione lavorativa. Si sottopone ai colloqui perché obbligato, tutto gli sembra inutile e una gran perdita di tempo. Qualche altro, come Franco, sembra sempre in imbarazzo. Come se essere a casa in cassa integrazione a zero ore fosse un colpa, una sorta di reato sociale. Qualcosa di riprovevole e di cui vergognarsi un po’ “Alla mia età…dopo tutti quegli anni di lavoro, sempre nella stessa azienda, mai un giorno di malattia…adesso sono a casa tutti i giorni…cosa faccio a casa tutti i giorni? C’è da impazzire, viene la depressione”.

Giovanni invece porta con sé sempre molta rabbia, è furioso. Ogni volta si sfoga ed è come un fiume in piena, sempre le solite parole, ripetute più e più volte in una cantilena ininterrotta. “Mi dica lei se è possibile. Il titolare ha rinnovato la cassa. La terza volta. Ma com’è si fa? Faccio quattro ore al giorno di lavoro e quattro di cassa. In quelle quattro però mi chiedono di fare lo stessa quantità di lavoro che facevo in otto ore. Allora cosa vuol dire eh? Che mica c’è bisogno della cassa integrazione. O sbaglio? Ma sto zitto va là che ho il mutuo da pagare…

Giacomo fa il carrozziere. Si presenta da me una mattina presto con le mani tutte sporche di grasso. Lo vedo arrossire quando deve prendere in mano la penna per firmare i documenti. “Mi scusi, ma sa, ho trovato un lavoretto e ho lavorato tutta notte..non posso mica campare con i soldi dell’INPS, ho due figli da mantenere” mi dice un po’ mesto, ma guardandomi dritto negli occhi orgoglioso dei salti mortali che fa per mantenere la sua famiglia.

I più giovani sono anche i più disincantati. Non sono così sconvolti come quelli che sono di una o due generazioni precedenti.

I più giovani sono anche i più disincantati. Non sono così sconvolti come quelli che sono di una o due generazioni precedenti. Sono più avvezzi all’instabilità lavorativa. Sono più ottimisti, anche per una questione anagrafica “Qualche cosa troverò..”mi dice Luca con un certo distacco. Qualcuno in effetti lo trova anche un altro lavoro e quelle sono le telefonate più piacevoli da ricevere :“Sì buongiorno, senta cosa devo fare con la dote..sì il PIP..ho trovato un nuovo lavoro, cosa devo fare?”.

Rashid ha frequentato con molto entusiasmo il corso di italiano, ormai mesi fa. Non aveva ancora terminato il suo percorso e ho continuato per giorni e giorni a cercare di contattarlo sul suo numero di cellulare. Niente. Alla sua azienda non ne avevano notizia. Scomparso nel nulla. Solo tempo dopo uno dei suoi colleghi mi ha detto che era tornato al suo Paese d’origine. Fine del sogno di una vita migliore in Italia. Sono tanti gli immigrati che hanno seguito lo stesso percorso di Rashid. Ne ho visti molti all’inizio della Cassa Integrazione in deroga e poi non li ho più rivisti in occasione della proroga. Qualcuno come Azim è passato a salutarmi. Tornava in Pakistan. “Là la vita costa meno e almeno ho il sostegno della mia famiglia. Sarai sempre un ospite gradita della mia casa se ti capiterà di venire in Pakistan…” . Mi ha salutata così,con gratitudine.

Sono operai e impiegati di ditte artigianali, piccole e medie aziende famigliari, quelle che sono state per lungo tempo il principale tessuto economico e sociale del nostro Paese e in particolare modo di questo territorio, la Brianza. E’ gente che sa fare un mestiere…il falegname in una ditta di imbottiti, il meccanico in una carrozzeria, la disegnatrice in una ditta tessile, il riparatore di macchinari meccanici.

Qualcuno di loro, tra l’altro, è anche pensatore e filosofo “La vuole sapere una cosa? I lavori manuali serviranno sempre: se vi serve qualcuno che vi stenda un parquet o vi aggiusti la macchina i cinesi non vi saranno di alcuna utilità. Per l’ottima ragione che sono in Cina!”. Il ragionamento non fa una piega.

Quando ho visto quella donna lì, una con le palle eh, piena di grinta, alla cena di Natale con le lacrime agli occhi… allora ho capito che il futuro era grigio

Nelle loro storie raccontano anche con rispetto e stima dei titolari delle loro aziende. “La titolare della mia azienda è una donna. Come si suol dire... una con le palle! Ha iniziato 20 anni fa un uno scantinato di Sesto San Giovanni con un apprendista e una impiegata. Adesso siamo in 23 con un capannone di proprietà e uno in affitto. Esportiamo mobili per il bagno in tutto il mondo e siamo arrivati ad avere un fatturato di 12 milioni di euro. Ha sentito bene quanto? Poi le cose hanno iniziato ad andare sempre peggio. Niente più commesse dagli USA dopo l’11 settembre, sempre più insoluti…e se non entrano i soldi come si fa a pagare gli stipendi?? Siamo in 23 eh, mica pochi. Sa quanto ho capito che le cose andavano davvero male? Quando ho visto quella donna lì, una con le palle eh, piena di grinta, alla cena di Natale con le lacrime agli occhi… allora ho capito che il futuro era grigio…” mi ha raccontato commosso Enzo pochi giorni fa. Non la smetteva più di parlare. E’andato via ringraziandomi…”Grazie eh per avermi ascoltato…grazie per la pazienza”.

E poi ancora Andrea, Elena, Paola, Daniela, Stefano, Giacomo. Tutti con le loro preoccupazioni, le ansie, i timori, i sorrisi,le storie personali, le bollette, il mutuo, l’affitto, i figli da far studiare, un presente difficile da affrontare. Dietro quei numeri ci sono loro e tanti altri ancora.

E’ calata una fitta nebbia grigia e pesante sulla Brianza. Di quelle che ancora non avevo mai visto da quando questa città mi ha adottata. Qualche saggio del posto mi ha detto però che quando è così…non dura mai troppo a lungo.