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Intervista a Michele Giandinoto (CGIL) e Vittorio Ferri ( Fiom).
“C’è stato un raddoppio della cassa integrazione in tutti i settori"

La crisi è arrivata anche qui. Ha colpito le piccole e medie imprese che costituiscono il cuore del tessuto economico brianzolo. Nonostante un’indagine di Confartigianato mostri che gli imprenditori del territorio sono ottimisti nella possibilità dell’economia locale di rifarsi, la stessa inchiesta mette in luce che l’impatto comincia a farsi sentire. Non è più panico da mass media, ma una realtà tangibile anche in un sistema che finora è sempre stato noto per la sua vivacità.

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Foto per gentile concessione di Entrophia

“C’è stato un raddoppio della cassa integrazione in tutti i settori, dall’artigianato al metalmeccanico, dal tessile al chimico alla logistica. La crisi industriale si traduce poi naturalmente in crisi al consumo. Le uniche note positive arrivano dal settore alimentare, che al momento sembrerebbe essere quello che ne ha risentito meno”. Sono parole di Michele Giandinoto , vice segretario di CGIL Brianza. Sul suo tavolo di osservatore privegiato arrivano i dati e le segnalazioni che danno il polso della situazione, almeno dal punto di vista dei lavoratori. Nessuno è al sicuro. “La differenza tra piccola e grande impresa? I grossi gruppi hanno a disposizione una serie di ammortizzatori sociali per affrontare la situazione, le piccole aziende no. Chi sta peggio sono i lavoratori precari che non hanno alcuna tutela contrattuale, ma a questo problema si sta aggiungendo quello dei migranti che se rimangono senza lavoro per più di sei mesi, devono lasciare il paese per via della Bossi-Fini. Nessuno lo fa perché c’è sempre la speranza di trovarne uno nuovo, e il risultato è molta gente prima “regolare” che torna a vivere in clandestinità. Nelle crisi cicliche come queste bisognerebbe investire in un modello di sviluppo diverso: per il momento mi sembra che il governo stia solo cercando di risparmiare e di aumentare i consumi”.

I primi ad essere stati colpiti dal calo delle commesse sono stati i lavoratori dell’industria pesante. Diverse aziende hanno sospeso la produzione durante le vacanze di Natale per risparmiare suo costi.Un discorso di matrice squisitamente economica i cui effetti sull’occupazione incominciano però ad essere rilevanti. “Nel settore metalmeccanico, personalmente sono convinto che stiamo all’aperitivo della crisi vera e propria – afferma Vittorio Ferri, segretario di Fiom. “Ci sono segnalazioni quotidiane di piccoli e grandi gruppi che richiedono la cassa integrazione. Alcuni di loro sono già passati ai licenziamenti. La caratteristica comune a tutti è quella di non riuscire a vedere il 2009. Neanche realtà solide come Candy, St, Alcatel ed Electrolux sono in grado di prevedere l’andamento dei prossimi dodici mesi come si fa usualmente quando si stilano i piani industriali. Le aziende navigano a vista, con piani che non vanno oltre le quattro-cinque settimane. Chi è grande ha più dimestichezza con eventi del genere. Ma per molte realtà medio piccole è la prima volta”.

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Foto per gentile concessione di Entrophia

Le aziende più solide cercano di non ridurre il personale, quelle più esposte ricorrono ai licenziamenti. Impossibile anche tracciare un identikit delle categorie più colpite. Ovviamente, in pole position ci sono gli over 40 e over 50 con mutui e famiglie a carico, per cui è prevedibile una volta passata la bufera riuscire con difficoltà a trovare una nuova occupazione. Nonostante una statistica data da poco alle stampe da Camera di Commercio MB affermi che il 60% delle famiglie lombarde ha concluso il 2008 col bilancio in pareggio, con un 20% che sarebbe addirittura riuscito a risparmiare, l’incertezza regna sovrana. E la percezione di paura anche. I soldi in più non vengono spesi. “Bisogna andare cauti coi numeri – osserva Giandinoto – le cifre vanno interpretate, perchè c’è il rischio di non rendersi conto che a fianco di situazioni tutto sommato normali ce ne sono alcune gravi”. “ Il livello di indebitamento è generalmente aumentato – aggiunge Ferri – e i lavoratori che fanno ricorso alle finanziarie non sono pochi. Se in una famiglia entra un solo stipendio, non ce la si fa. Certo, non si può generalizzare. C’è chi riesce a navigare meglio e chi ha difficoltà più serie, ma nessun economista serio è in grado di fare previsioni. Chi è fatalmente pessimista, o ottimista, al momento non ha alcuna base reale per esserlo. Ha un’opinione fondata su elementi che non si sono ancora stabilizzati. Ci vorranno mesi prima di poter ragionare davvero e intraprendere azioni sulla base di elementi concreti”.

Gli autori di Vorrei
Antonio Piemontese
Antonio Piemontese