20100129-inquinamento

«Incentivando comportamenti responsabili (acquisti e lavoro il più possibile vicini al chilometro 0) quanto inquinamento inutile in meno ci sarebbe?»

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

Buongiorno,

 sento per l’ennesima volta i tg nazionali e regionali affermare che Milano è da x giorni oltre il livello consentito d’inquinamento atmosferico. Le varie compagini politiche si esibiscono in diagnosi e prognosi di vario tipo e francamente rimango allibito dal fatto che nessuno, ripeto: nessuno, abbia ancora citato il telelavoro.

 Lavorare il più possibile vicino a casa, così come fare la spesa il più possibile vicino a casa, riduce di molto i costi e i disagi relativi all’inquinamento atmosferico e acustico.

 Io stesso sono un telelavoratore, da oltre 6 anni, per una multinazionale svedese.

Ah, è vero, la Scandinavia e il Nordeuropa in genere sono più avanti di  noi. Mentre da noi ci si avventura nell’apertura di nuove centrali nucleari, in Scandinavia si vuole arrivare entro il 2020 a utilizzare unicamente energia pulita (solare, fotovoltaico, eolico e geotermico).

 Tornando al telelavoro…. Io lavoro part time, 25 ore la settimana, su 5 giorni di 6 (cioè a settimane alterne lavoro il sabato o  il mercoledì). Dovendo fare i conti con la disabilità da diversi anni (avevo un anno quando fui colpito dalle crisi convulsive, ed oggi ne ho 51), non dovermi spostare da casa per lavorare sì è rivelato molto più rilassante. Non risponde al vero, almeno nel mio caso, la paura che il telelavoro isoli. Due sere la settimana ho la necessità di andare in palestra, ed una sera ho le  prove del coro parrocchiale di cui faccio parte. Se considero che non ho spese  e perdita di tempo per il trasporto da casa all’ufficio e viceversa, credo di poter tranquillamente affermare di vivere decisamente meglio, e comunque di fare la mia parte per inquinare il meno possibile.

 Capisco che non tutti i lavori possano essere svolti dal proprio domicilio, però qualcuno mi dovrebbe spiegare per quale motivo io dovrei percorrere chilometri in coda ogni giorno per rispondere ai clienti via telefono, mail o chat, quando posso farlo comodamente da casa!

 Se, invece di un ecopass (ovvero chi ha i soldi può inquinare di più di chi non ne ha)  si facesse pagare una tassa alle aziende che concentrano personale dipendente in un’unica realtà lavorativa, in ragione dei chilometri globali percorsi (la somma di tutti i chilometri che ogni dipendente è costretto a percorrere per lavorare) e si utilizzassero questi soldi per incentivare il telelavoro, credo che staremmo meglio tutti.

 Una volta si diceva “meglio prevenire che curare”. A me pare invece che anche solamente un giorno di sforamento dei limiti di inquinamento, non possa più considerarsi una prevenzione.

 Invece, incentivando comportamenti responsabili (acquisti e lavoro il più possibile vicini al chilometro 0) quanto inquinamento inutile in meno ci sarebbe?

A disposizione per chiarimenti e ulteriori informazioni, saluto.

 Fabrizio Dalla Villa (Villasanta- MB)