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Viaggio nel Salento, dove si curano profondamente di conservare e stimolare la trasmissione alle nuove generazioni di tradizioni come la coltivazione dell’ulivo, degli ortaggi, l’arte culinaria che ne deriva, nonché l’arte scultorea che riprende lo stile del barocco leccese

I

l mio soggiorno in Salento, seppur breve, ha suscitato un tripudio di emozioni e impressioni variegate. Quello che non potrò dimenticare facilmente è la calorosa accoglienza che gli abitanti delle cittadine che abbiamo toccato nel corso di questo Educational Tour ci ha riservato. Ma ciò che mi ha maggiormente colpito è l’arguzia, l’intelligenza di questa gente, dai cui gesti e comportamenti emerge il profondo amore per la propria terra, contrariamente alle consuete accuse che vengono rivolte, a torto o a ragione, a noi Italiani, di essere “ingrati” nei confronti del nostro immenso patrimonio culturale. Essi si curano profondamente di conservare e stimolare la trasmissione alle nuove generazioni di tradizioni di varia natura che hanno segnato la storia di quei luoghi (la coltivazione dell’ulivo, degli ortaggi, l’arte culinaria che ne deriva, nonché l’arte scultorea che riprende lo stile del barocco leccese, tuttora preso a modello, negli ornamenti degli edifici).

Per i miei interessi personali verso l’arte liutaria, l’organologia e la musica popolare più in generale, la mia attenzione si è rivolta alle tradizioni musicali di quest’area denominata Grecìa Salentina, dove, dal VI secolo d.C. e poi successivamente, si è verificata l’immigrazione di popolazioni provenienti dalla Grecia e dall’Illiria. Nonostante l’isolamento iniziale dai nativi pugliesi, lentamente è avvenuta l’integrazione che ha portato, nel Salento, ad un arricchimento culturale in ogni campo. La cultura grecanica è caratterizzata dalla parlata dialettale e dai riti religiosi, dai vari canti di lavoro, d’amore, di morte, di dispetto, dalle ninne nanne e dalla tradizione poetica e letteraria greca e bizantina (proverbi e motti, filastrocche, racconti popolari).

Le tradizioni grecaniche musicali sono legate ai riti della Settimana Santa, al Natale, al Carnevale e alle feste dei Santi protettori, in particolare durante la settimana che precedela Pasquagli anziani e i cantori giravano per le masserie intonando in lingua grika canti antichissimi, di origine greca e bizantina, accompagnandosi con flauti e tamburelli.

La testimonianza musicale che più si è fatta conoscere nel Salento e in tutta Italia è rappresentata dalla pizzica, in origine cantata da una voce guida a cui in seguito si aggiunsero strumenti percussivi (il tamburello a sonagli) e melodici (la fisarmonica, il violino e la chitarra); ma il vero fascino di questa forma popolare musicale è soprattutto nella sua componente coreutica: nella partecipazione massiccia della gente, che danza incessantemente talvolta fino a raggiungere stati di catalessi. Se per molto tempo la pizzica venne considerata l’espressione di una cultura arretrata, negli ultimi decenni del XX secolo è stata riscoperta nella sua bellezza ed è diventata un vero e proprio fenomeno popolare, molto seguito e diffuso in tutta Italia e conosciuta anche all’estero attraverso i gruppi musicali durante i Festival internazionali di musica etnica.

Voglio citare giovani e appassionati amministratori come gli assessori Francesco Pacella e Antonio Rizzo della Provincia di Lecce  e Sivia Godelli della Regione Puglia, e inoltre l’organizzatrice del progetto Educational Tour, Carmen Mancarella, Silvano Palamà, curatore del Museo Etnografico di Calimera, Fernando Durante, giornalista attento nel divulgare il suo amato Salento, Orazio Venuti,  presidente dell'Associazione Puglia Swiss che opera a Lugano, e tanti altri giovani amministratori delle comunità locali che si stanno impegnando con entusiasmo affinché queste tradizioni non vengano perdute ma divulgate e contribuiscano a fungere in maniera determinante da ulteriore fattore di richiamo costante per turisti, antropologi e amatori

Auguro agli amministratori di queste cittadine di perseverare con questo entusiasmo, perché questa è la strada giusta da proseguire per chi ama la propria terra e vorrebbe che anche gli altri imparassero ad amarla.

 

                                                                                

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