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Comunicati stampa

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VOTA VILLA MIRABELLINO COME IL TUO LUOGO DEL CUORE

Fino al 15 dicembre, in occasione della X edizione de “I luoghi del cuore”, promossa dal FAI, sarà possibile votare i propri posti più amati e contribuire così a tutelarli, farli conoscere o salvarli da degrado e abbandono.

Il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza aderisce alla X edizione de “I luoghi del cuore”, il censimento nazionale dei posti da non dimenticare promosso dal FAI, Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo, promuovendo la candidatura della Villa Mirabellino nel Parco della Reggia di Monza.

C’è tempo fino al 15 dicembre 2020 per esprimere la propria preferenza nei confronti di Villa Mirabellino e raggiungere la soglia dei 2000 voti, affinché la storica residenza all’interno del Parco venga inserita nella lista dei Beni nazionali da recuperare e rilanciare. Per l’occasione il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza ha incoraggiato la realizzazione di un comitato spontaneo, denominato Amici del Mirabellino, allo scopo di sostenerne la candidatura.

“La partecipazione di Villa Mirabellino alla decima edizione de “I luoghi del cuore” del FAI - spiega il Presidente del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza Dario Allevi - è un’occasione da non perdere per accedere ai fondi in grado di finanziare un progetto di recupero dell’edifico, uno dei simboli del complesso monumentale del Parco. E, cosa ancora più significativa, la candidatura alla campagna del FAI nasce dal basso. È, infatti, sostenuta dagli “Amici del Mirabellino”, il comitato spontaneo di donne e uomini che amano, come noi, il nostro gioiello verde”.

Villa Mirabellino è un bene di assoluta rilevanza storico-artistico che merita di essere recuperato e riportato agli antichi splendori - dichiara il Direttore Generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Giuseppe Distefano – in questo momento storico indubbiamente incerto, tutelare il nostro passato e progettare il nostro futuro, è doveroso. La protezione e la trasmissione dei valori culturali intrinseci al bene sono un impegno che intendiamo assumerci e per il quale risulta fondamentale fare rete, creare scambi, collaborazioni e sinergie, come in questo caso, dove il contributo di ognuno di noi può fare la differenza”.

Villa Mirabellino, selezionata tra gli oltre cento beni da salvaguardare del territorio dalla Delegazione di Monza e Brianza, è stato un edificio di grande splendore fino al regicidio di Umberto I di Savoia. Abbandonato e snaturato per circa un secolo, ora non solo mostra ancora la propria nobiltà, ma è parte integrante, elegante e scenografica, di quell’impianto binato, ovvero costruito in abbinamento, che il cardinale Angelo Maria Durini volle creare nel 1776 con la già esistente Villa Mirabello. Inglobata nel Parco Reale, durante la sua realizzazione nel 1805, fu residenza prediletta di Eugenio di Beauharnais e della consorte Augusta Amalia di Baviera, che preferiva l’atmosfera intima e la quiete della piccola dimora duriniana, tanto da ribattezzarla Villa Augusta. Villa Mirabellino merita di essere recuperata e valorizzata da un progetto che la renda nuovamente patrimonio fruibile del territorio.

https://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-mirabellino-del-parco-di-monza?ldc

Il censimento del FAI è un importante strumento d’impegno civile a favore dei Beni culturali e paesaggistici italiani, i cui risultati sono tangibili. La partecipazione all’iniziativa permette infatti di cambiare in positivo il presente di alcuni dei luoghi votati, talvolta poco conosciuti e bisognosi di tutela e restauri, e di garantire loro un futuro.

“I luoghi del Cuore” è realizzato sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. Rai, Main Media Partner del FAI, conferma l'impegno del Servizio Pubblico radiotelevisivo alla cura e tutela del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico italiano con il sostegno alla decima edizione del censimento "I Luoghi del Cuore", anche grazie alla collaborazione di Rai per il sociale.

Monza, 19 novembre 2020

Consorzio Villa Reale e Parco di Monza

 

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Colletta Solidale, si riparte: la Cgil e lo Spi di Monza e Brianza sostengono la seconda edizione dell’iniziativa a sostegno delle famiglie fragili. Il progetto contro la crisi è promosso dalla sezione Anpi di Monza ed è volto a rafforzare l’azione di MB United – Rete Solidale: nella prima edizione aiutate oltre 300 persone 

La Cgil e lo Spi di Monza e Brianza hanno deciso di aderire e sostenere la Colletta Solidale, iniziativa promossa dalla sezione Anpi “Gianni Citterio” di Monza per rafforzare il progetto delle volontarie e dei volontari di MB United – Rete Solidale. 

È la seconda edizione dell’iniziativa che ha l’obiettivo di aiutare le tante famiglie che in questa crisi economica dettata dalla pandemia faticano a procurarsi anche i beni essenziali. Nei mesi di maggio, giugno e luglio la raccolta dei generi alimentari e le sottoscrizioni (3.600 euro) hanno contribuito al sostegno di oltre 300 persone in condizione di fragilità economica e sociale. 

Sosteniamo molto convintamente la seconda edizione dell’iniziativa di solidarietà che, con concretezza, cerca di dare risposta alle enormi ingiustizie causate da questa emergenza sanitaria”, dichiara Matteo Casiraghi, segretario della Cgil di Monza e Brianza, che aggiunge: “Combattere le ingiustizie sociali, darsi una mano reciprocamente: mai come oggi si rendono necessarie queste forme concrete di solidarietà, mutuo aiuto, assistenza. Azioni capaci di costruire un rinnovato senso di comunità con solide fondamenta antifasciste e democratiche”. 

Un’iniziativa che ha il merito di intervenire concretamente sul bisogno di molte persone già in difficoltà a cui se ne sono aggiunte molte altre che hanno perso il lavoro o la propria attività a causa dell’emergenza sanitaria – aggiunge Anna Bonanomi, segretaria generale Spi Cgil Monza e Brianza –. Per raggiungere più persone possibili, mettiamo volentieri a disposizione le nostre sedi e l’aiuto dei nostri volontari, che pur essendo pensionati dedicano il loro tempo per aiutare chi ha più bisogno”. 

La Cgil brianzola, dunque, rinnova il suo sostegno, indicando le sedi monzesi in cui sarà possibile donare generi alimentari (Camera del Lavoro di via Premuda; sede Spi Cgil di via Paisiello nel quartiere San Rocco; sede Spi Cgil di via Bezzecca, angolo via Volturno, nel quartiere Triante; sede Spi Cgil di via Pompeo Mariani nel quartiere Cederna). 

Questa presenza va ad aggiungersi al punto di raccolta di MB United presso il Circolo Zeguina di via Col di Lana 30 e alla possibilità del ritiro presso il domicilio contattando le associazioni. 

Per chi, invece, volesse contribuire economicamente, è possibile farlo su conto corrente di Anpi Monza, causale “Colletta Solidale”; iban: IT20U0623020413000046620989.

 

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Monza perde di nuovo punti nella classifica pubblicata nel rapporto Ecosistema Urbano 2020, redatto da Legambiente e Sole24ore, e presentato il 9 novembre scorso. Nel 2019 Monza si trovava al 79° posto; quest’anno è scesa all’85°, su 104 capoluoghi di provincia italiani, ed è fanalino di coda nella regione Lombardia. La classifica è basata su 18 parametri, che complessivamente danno la misura delle 6 principali componenti ambientali: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Come mai la bella città di Monza ha dei risultati così disastrosi? L’ottima gestione del patrimonio idrico (la dispersione della rete è molto bassa, 12,8%, e la rete fognaria serve il 100% della popolazione) non riesce a compensare la situazione dell’inquinamento dell’aria, l’insufficiente qualità dell’ambiente urbano, la staticità nella gestione della mobilità e dell’efficienza energetica. Guardando alle principali componenti, questo è il quadro:

• Qualità dell’aria: siamo una delle città più inquinate in assoluto. I valori medi annuali di NO2, la media dei giorni di superamento Ozono e la media dei valori annuali di PM10 ci portano negli ultimi posti della classifica. Tutto il paese è messo piuttosto male, ed è proprio di questi giorni la notizia che l'Italia ha violato il diritto dell'Unione sulla qualità dell'aria. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, aggiungendo che “i valori limite applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 sono stati superati in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017”. La pianura padana in particolare ha un livello di inquinamento dell’aria molto alto, ma oltre ad affrontare il problema a livello regionale e interregionale, ogni città deve fare la sua parte.

• Mobilità e ambiente urbani: il trasporto pubblico a Monza è fermo dal 2017 a 30 viaggi/abitante/anno, e l’offerta del trasporto pubblico locale è stabile a 21-22 vetturekm/abitanti/anno; il parco macchine privato è salito da 63 a 64 macchine su 100 abitanti (in linea con la media nazionale), e nessun cambiamento significativo si è registrato sulle piste ciclabili, che negli ultimi anni si aggirano intorno ai 4 metri per 100 abitanti. Per quanto riguarda le isole pedonali, i mq per abitante di superficie stradale pedonalizzata a Monza sono fermi da anni al valore 0.08 (ultimi 10 posti della classifica nazionale e buona ultima in Lombardia).

• Efficienza energetica: pur ricordando la lodevole iniziativa, MonzaCittàEfficiente, avviata dalla nostra AC per invogliare ed aiutare i cittadini a migliorare l’efficienza energetica delle proprie case, nel rapporto si legge che ci sono solo 0,17 KW/abitante di installato solare/fotovoltaico sugli edifici pubblici. Così anche in questo caso Monza si trova nella parte bassa della classifica. Ed è interessante notare che Bergamo, città simile alla nostra per localizzazione e numero di abitanti, ne ha 10,72. Per non parlare della prima città in questa classifica, Padova, che può vantarne addirittura 29,81. Sembra quindi che i nodi principali siano ancora tutti da affrontare.

Confidiamo che il PUMS, attualmente in preparazione e che speriamo arrivi presto alla fase partecipativa, riesca ad affrontare in modo globale e lungimirante il tema della mobilità a Monza, magari attingendo dai tanti esempi di buone pratiche, italiane e non, presentate nel rapporto Ecosistema Urbano 2020. L’implementazione delle biciclette e dei monopattini in condivisione e il recentissimo annuncio sui progetti di nuove piste ciclabili, messi in campo per arrivare a 33 km, sono sicuramente iniziative positive, ma potranno veramente cambiare la situazione solo se inserite in un piano organico per la mobilità sostenibile a tutti i livelli. Ripensare la città, in modo da realizzare spazi pubblici più ampi, servizi diffusi a portata di pochi minuti, facilità di scambi intermodali, rallentamento della velocità nelle zone frequentate dagli studenti, sicurezza sulle strade dove la macchina non deve essere il padrone assoluto, isole pedonali più ampie, porterebbe un miglioramento della qualità dell’aria, e di conseguenza della salute dei cittadini: sono già molti gli studi che indicano l’esistenza di una forte relazione fra inquinamento e Covid e malattie respiratorie. E durante il primo lockdown la concentrazione degli inquinanti era infatti scesa a livelli bassissimi.

Sarà fondamentale salvaguardare l’area del Buon Pastore e l’area ex-Scotti, evitando di costruire altri palazzi residenziali in centro a Monza, che porterebbero altro traffico, altro inquinamento dell’aria e altro rumore. Le petizioni dei cittadini, raccolte dai Comitati e presentate al Comune, parlano forte e chiaro. L’adesione al GruBrìa, il parco Grugnotorto, Villoresi e Brianza Centrale, grande polmone verde che dà una mano a compensare l’inquinamento attuale, resta congelata nonostante, anche in questo caso, i cittadini si siano fatti sentire attraverso una petizione.

Venerdì 20 novembre alle 21, dalla pagina Facebook di Legambiente Lombardia e di LegambienteCircolo Alexander Langer Monza, oltre che dal canale YouTube Legambiente Monza, si potrà assistere a un incontro proprio sui dati di Ecosistema Urbano 2020. Parteciperanno Mirko Laurenti, responsabile per Legambiente di Ecosistema Urbano, Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia e Federico Del Prete, responsabile di Legambici, coordinati da Sergio Premoli del CCR (Centro Culturale Ricerca di Monza).

Monza, 13 novembre 2020

 

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Ammabio presenato 58 osservazioni di merito protocollate dalla Rondine a proposito del Piano di Governo del Territorio, recentemente adottato. 

Ciascuna di queste osservazioni dovrà essere controdedotta dagli uffici competenti, per poi passare in votazione in occasione del Consiglio Comunale di approvazione del Piano.

 Con queste osservazioni di merito ci proponiamo di perseguire alcuni obiettivi generali, di ampio respiro, e alcuni risultati a proposito di questioni specifiche. Permettetemi di illustrare il documento per punti, molto brevemente.

 i. Nella premessa ci soffermiamo sull'iter di approvazione nel suo insieme, rilevando una grave sottovalutazione della componente Partecipativa, oltre che la contraddittorietà delle posizioni espresse dall'Amministrazione a fronte della variante in corso sul fronte provinciale. 

ii. Con il primo gruppo di osservazioni ci poniamo l'obiettivo di insistere sulla rigenerazione dell'esistente, limitare il consumo di suolo e conservare l'area verde ad est di via Kennedy, limitando il consumo ad ovest solo per l'eventuale realizzazione dell'RSA.  

iii. Con il secondo e il terzo gruppo di osservazioni, interveniamo sul Piano dei Servizi e sul Piano delle Regole, proponendo diverse migliorie. Da notare la richiesta venga esclusa la possibilità di alienare l'area pubblica che ad oggi ospita il Centro Tennis, oltre che la richiesta venga reso esplicito il divieto per nuovi centri commerciali e discount di insediarsi sul nostro territorio. 

iv. L'ultima osservazione riguarda invece la questione Asfalti Brianza, per cui proponiamo un cambio di destinazione dell'area, richiamando una recente sentenza del Consiglio di Stato.  

 Le osservazioni proposte sono argomentate, con i riferimenti normativi e quelli documentali.

Un caro saluto

Francesco Facciuto

Capogruppo La Rondine

 

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Nel corso del recente Consiglio Comunale l’avv. Sabbioni, legale del Consorzio che amministra il Parco e la Villa Reale di Monza, ha evidenziato la pretestuosità e infondatezza del recesso formulato dal gestore della parte centrale della reggia. La posizione del Consorzio è chiara: non ritiene che esistano sue responsabilità in merito alla richiesta spropositata (oltre 8 milioni di euro) di risarcimento per pretesi mancati introiti del concessionario e anzi individua una precisa responsabilità di quest’ultimo per l’indebito recesso che ha privato i cittadini della possibilita di fruire del monumento ormai da oltre 7 mesi.

Ci chiediamo innanzitutto perché a fronte del recesso esercitato dal concessionario, questi sia ancora in possesso della Villa Reale. È evidente infatti che se il gestore ha inteso sciogliere unilateralmente il contratto, quantomeno debba restituire il bene (e poi nel caso esercitare nelle sedi giudiziari le proprie pretese). La detenzione appare tanto più illegittima perché impedisce al Consorzio di poter disporre del bene e aprirlo alla fruizione di tutti.

È legittimo sospettare che la indebita detenzione della Villa Reale da parte del concessionario serva strumentalmente per ottenere risarcimenti infondati, approfittando di un bene monumentale pubblico per fini meramente economici privati. La circostanza costituisce l’ennesima conferma del fallimento del modello monzese pubblico-privato per la gestione di un bene culturale così rilevante.

Il neo Direttore del Consorzio ha sottolinato l’assoluta priorità dell’apertura della reggia al pubblico e afferma che sono in corso trattative con il gestore al tal fine. Però ormai sono passati ben 7 mesi dalla formulazione del recesso e se nulla si è mosso non si può certo attendere oltre.

Il Consorzio deve chiedere che il gestore restituisca la reggia e per il resto si vada a giudizio. Tra l’altro se avessero davvero il proposito di risolvere la controversia, il gestore e il Consorzio potrebbero ottenere una decisione rapida facendo ricorso a un arbitrato che può dirimere la controversia al massimo in 6 mesi.

In ogni caso, se il gestore rifiutasse di restituire la Villa, il Consorzio potrebbe facilmente ottenere un provvedimento di rilascio immediato ricorrendo in via d’urgenza al Tribunale ai sensi dell’art 700 del Codice di procedura civile.

È possibile che allo stato attuale il Consorzio non abbia i mezzi e le risorse umane per poter gestire, anche in via provvisoria, la reggia e indugi per questo motivo. Crediamo però che gli enti che fanno parte del Consorzio (Ministero dei Beni Culturali, Regione Lombardia, Comune di Milano, Comune di Monza, Camera di Commercio e Confidustria Monza e Brianza), dotati di enormi risorse e potere decisionale, debbano provvedere nell’immediato a restituire ai cittadini il diritto legittimo di fruire del nostro più prezioso monumento, lavorando nella direzione di dotare il Consorzio anche delle competenze necessarie per gestire un complesso monumentale così importante, soprattutto in questo momento in cui la cultura e l’arte appaiono i soli strumenti di compensazione, almeno parziale, dell’avvilimento e frustrazione in cui siamo piombati a seguito dell’emergenza pandemica.

Monza, mercoledì 11 novembre 2020

 

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Consulta San Fruttuoso: quali “città nella città” avete in mente? Riaprite il Teatro del Centro Sociale, i soldi ci sono. 

PREMESSA

Le notizie apparse di recente sulla stampa locale in relazione alla variante al Pgt offrono molteplici spunti di riflessione, anche alla luce del dibattito che si è svolto all’interno delle Consulte di quartiere mediante l’iniziativa “Le città nella città” promossa dall’assessore Sassoli.

In primo luogo vale la pena sottolineare che, contrariamente a quanto riportato dai giornali, il confronto è stato alquanto acceso e confuso per via di una sostanziale mancanza di trasparenza sulla reale portata della posta in gioco.

Chi ha seguito la quasi totalità degli appuntamenti nei diversi quartieri ha, infatti, potuto rilevare che l’interlocuzione è stata estremamente difficile, diseguale, faticosa, orientata più a creare consenso che a recepire in maniera sincera le vere criticità dei quartieri.

In particolare desta una certa preoccupazione il livello di confronto nella discussione relativa alla realtà di San Fruttuoso, al termine della quale, si tiene a precisare, non si è raggiunta nessuna condivisione di intenti, specie rispetto alle spinte edificatorie che in modo chiaro e preciso sembrano caratterizzare l’intera operazione legata alla variante al PGT. Nelle dichiarazioni dell’assessore Sassoli emerge, infatti, il tentativo di utilizzare il confronto con le Consulte in maniera strumentale rispetto agli obiettivi in gioco, fatto non nuovo se si considera che, non più tardi di qualche mese fa, questa amministrazione ha tentato di forzare la mano sulla proposta scellerata di costruire un palazzetto per il basket nel cortile di una scuola del quartiere, presentandolo come un progetto avallato dalla Consulta che, ovviamente, non ne sapeva nulla.

Dunque un dialogo poco “costruttivo” (sic!) ma, soprattutto complicato, per via della continua confusione che l’assessore alla partita pone in essere tra urbanistica, edilizia privata e opere pubbliche, e che non lascia presagire nulla di buono rispetto ad una operazione che si presenta come chiaramente priva del necessario lavoro di diagnosi territoriale, di attenzione per le preesistenze e per la vocacy delle singole realtà.

Un dialogo difficile ma, al tempo stesso, incredibilmente contemporaneo e vitale.

La situazione di San Fruttuoso

Da anni San Fruttuoso sperimenta una marginalità e una sostanziale diseguaglianza in termini di opportunità di servizi ed esperienze di comunità all’interno del quartiere. Tutto ciò soffoca le molteplici energie collettive che da sempre il quartiere sprigiona attraverso i suoi organi istituzionali di rappresentanza e le realtà associative esistenti.

Sono energie che, storicamente, qui come in altri quartieri e, più in generale, in molte città, si pongono al servizio delle politiche pubbliche ma che, mai come in questo periodo, vengono ignorate, se non addirittura calpestate.

Stiamo parlando di soggetti, persone, che si prendono cura delle relazioni sociali, intorno e dentro i luoghi, intorno e dentro le istituzioni. Persone che, messe di fronte alle numerose difficoltà di interpretazione delle normative, aprono nuove strade e nuovi percorsi mediante capacità e competenze spesso difficili da reperire nella pubblica amministrazione. Persone che agiscono sotto la spinta di motivazioni civiche, anziché in ragione di una mera prospettiva di tornaconto personale.

Al contrario, il motore che guida la trasformazione dei nostri quartieri, della nostra città, col passare degli anni appare sempre più caratterizzato da interessi privati che, rispondendo ad una logica per lo più econometrica e cementificatoria, sottopone il territorio ad una reale mercificazione e ad una progressiva degenerazione ambientale, civile e sociale.

Una situazione resa ancor più critica dal dilagante fenomeno della chiusura e dell’abbandono di alcuni spazi. In questo modo nei quartieri, nelle città, si aprono vere e proprie fratture, lacune che, col tempo, si trasformano in vere e proprie voragini tra un passato ricco di storia e relazioni sociali, e un futuro nel quale occorre rimettere al centro il vero senso dell’abitare, nella cogenza di un’epoca caratterizzata da importanti cambiamenti.

Nel caso di San Fruttuoso occorre, per esempio, colmare il vuoto della situazione attuale rispetto a un passato in cui nel quartiere esisteva un Teatro della Parrocchia, dismesso da diversi anni, che per molto tempo ha dato nutrimento a molte iniziative sociali e culturali nel quartiere.

Così come la Sala Teatro/Cappella del Centro Sociale di Via Tazzoli, per molti anni - e sin dall’avvio del pensionato sociale - luogo di incontro e di esperienza spirituale per gli abitanti del pensionato ma, soprattutto, per l’intero quartiere, per la città. Quello spazio non è un contenitore senza contenuto. Al contrario, è un luogo ben preciso, dotato di molteplici funzioni ma, soprattutto, di una storia. Un luogo quanto mai contemporaneo e del quale occorre recuperare la naturale vocazione alla coabitazione con i diversi attori del territorio.

Oggi, nel 2020, occorre guardare a questi luoghi con rinnovato interesse e desiderio, scardinando l’idea della fruizione culturale e sociale come tempo libero, come intrattenimento, se non peggio, come “superfluo”. Questi luoghi sono prima di tutto lavoro, nel senso che il lavoro lo producono, spesso in forme anche inedite, innovative.

Ma per aprire davvero una stagione di generatività a partire dai luoghi pubblici e dai beni comuni, occorre aderire in maniera sincera ai nuovi modelli e alle nuove pratiche di relazione con le istituzioni che anche il Comune di Monza ha approvato nel 2016 mediante l’adozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa e con la trasformazione delle Circoscrizioni in Consulte di quartiere. E’ tutto scritto, il tracciato è chiaro, basta voler leggere, recepire, applicare, e operare nel senso di una unità di intenti tra pubblica amministrazione e cittadini attivi che, con il loro impegno e le loro competenze, si mettono, di fatto, al servizio delle politiche pubbliche.

Accade così che, leggendo attentamente, è facile riscontrare che taluni passaggi amministrativi nelle politiche partecipative avvengono, talvolta, in aperta violazione delle stesse norme stabilite per legge e sancite dalla nostra Costituzione.

E’ il caso del Bilancio Partecipato 2017 con il quale il Comune ha approvato lo stanziamento di 35.000 euro per la rimessa in funzione della Sala Teatro da 210 posti presso il Centro Sociale. Inspiegabilmente, la nuova giunta Allevi ha sospeso la realizzazione del progetto, compiendo un atto illegittimo, in palese contrasto con l’art. 11, c. 4, della legge 241/1990 che consente all’amministrazione il recesso unilaterale dall’accordo solo per “sopravvenuti motivi di pubblico interesse”.

Allo stesso modo, l’incontro avvenuto lo scorso 22 ottobre con l’assessore Sassoli e le coordinatrici della Consulta in sostituzione della serata del 19 (annullata per via del nuovo Dpcm anti-covid), è avvenuto in aperta violazione della disciplina sugli istituti di partecipazione: un confronto molto duro, deludente sotto vari punti di vista, nel corso del quale l’assessore ha definito “lista della spesa” le diverse istanze che sono state sottoposte, trascurando il fatto che queste venivano presentate in risposta ad un suo preciso invito e in preparazione dell’incontro medesimo che aveva come oggetto, specificato sul volantino, “raccolta da parte dell’Assessore Sassoli dei contributi della Consulta e dei Cittadini sulla visione a medio termine del quartiere San Fruttuoso”.

Dello stesso tenore l’affermazione “non ci sono soldi per riaprire il teatro” apparsa a mezzo stampa, in aperta contraddizione con la realtà dei fatti che vede un avanzo di bilancio 2019 di 7 milioni, oltre a diverse possibilità di reperire fondi attraverso stanziamenti della Regione, come i 500 mila euro ottenuti con un ordine del giorno presentato da Marco Mariani per il palazzetto a San Fruttuoso, notizia pubblicata da Il Giornale di Monza il 4 agosto 2020 dal titolo: “Monza tra nuovo look e palazzetto a San Fruttuoso”.

Ci preme sottolineare che quanto è sotto i nostri occhi non chiama in causa unicamente i componenti della attuale giunta ma, al contrario, riguarda tutte le forze politiche che occupano uno spazio all’interno del Consiglio Comunale e che, a vario titolo, rispondono alle sollecitazioni della città esprimendo una propria posizione rispetto a decisioni di cruciale rilevanza per il futuro della nostra città. A tutti, indistintamente, rivolgiamo un interrogativo circa l’effettivo interesse e attenzione di ciascuno di loro nei confronti dell’immane lavoro che si svolge da tempo all’interno delle Consulte e che, salvo rarissime eccezioni, non incontra da parte della politica cittadina un riscontro in termini di ascolto attivo.

Partendo dalla consapevolezza che è difficile raccontare i processi, i risultati o i fallimenti se non c’è un apparato cognitivo istituzionale disposto a capirli, la Consulta San Fruttuoso vuole riportare al centro dell’attenzione l’urgenza di prestare attenzione ai luoghi nei quali si esprime una cura. Sono luoghi che si fanno cura quando si interrogano sul benessere di una comunità e agiscono negli interstizi delle relazioni. Luoghi chiamati a dare una risposta a vecchie e nuove emergenze, rese oggi ancor più pressanti dalla difficile situazione legata alla pandemia in corso.

L'idea è, in sintesi, di compiere finalmente un salto di paradigma, facendo degli esclusi i partner attivi delle politiche che li riguardano.

Nel compiere questa riflessione non stiamo rivendicando ascolto. Lo stiamo generando.

Giustina D’Addario – Coordinatrice Consulta San Fruttuoso                         

Daniela Colombo – Vice Coordinatrice

Monza, 3 novembre 2020

 

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Apprendiamo da un comunicato stampa del Comune di Monza che è stata approvata in giunta la variante normativa al PGT vigente. Le parole d’ordine della variante, leggiamo, sono “sburocratizzare, velocizzare, incentivare gli investimenti” e “flessibilità in temi di destinazioni d’uso” per le aree dismesse. Per i proprietari delle aree dismesse sono previste “importanti premialità”. Memori del disastroso tentativo di variante al PGT della passata giunta Mariani, mai approvata, contro cui si mobilitò una grande sollevazione popolare, l’attuale giunta sceglie invece di intervenire sulla parte normativa con una variante leggera nella forma ma pesante nei contenuti. Di fatto, l’attuale variante si configura come un sostanzioso intervento di deregulation. Dietro al manto della semplificazione, si attuano una serie di provvedimenti che avranno l’effetto di favorire in modo significativo i proprietari delle aree e gli operatori immobiliari, danneggiando invece l’interesse pubblico della cittadinanza. Particolarmente grave è la situazione che si verrebbe a creare, in caso di approvazione della variante, con riguardo alle aree dismesse. Le aree dismesse infatti rappresentano l’antico patrimonio produttivo ed industriale monzese. Esse necessitano certamente di essere recuperate da stati di abbandono al più presto, ma questi interventi di rigenerazione urbana devono mantenere una importante diversificazione (polifunzionalità) nelle destinazioni d’uso, che comprendano una quota significativa di destinazione d’uso produttiva e commerciale. La dichiarata flessibilità nelle destinazioni d’uso nelle aree dismesse invece prelude alla inquietante prospettiva di sostituire il vecchio cuore produttivo della città con distese di edilizia residenziale: una prospettiva certamente allettante per operatori e proprietari, molto meno per la cittadinanza. Inoltre, le “importanti premialità” andrebbero a diminuire seriamente l’entità degli oneri di urbanizzazione, attraverso cui vengono realizzate opere pubbliche a beneficio della cittadinanza e della qualità della vita nei quartieri. Anche in questo caso, gli operatori ed i proprietari sarebbero avvantaggiati mentre la cittadinanza ne risulterebbe danneggiata.

LAB MONZA

 

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Il Comitato di quartiere SaicosavorremmoinComune, preso atto del taglio delle piante ubicate in via Buonarrotti di Monza, prospicienti l’attività commerciale Iperbimbo, comunica quanto segue: Nella giornata di ieri domenica 1 novembre 2020 il Comitato di quartiere ha invitato il Comune di Monza, con comunicazione inviata mediante Pec, a incontrare la cittadinanza del quartiere per illustrare le motivazioni che hanno spinto lo stesso a decidere l’abbattimento delle piante senza preventivamente informare il quartiere e senza dare spiegazioni di sorta.

Va ricordato che le piante rappresentano una peculiarità e caratteristica paesaggistica del territorio ed in particolar modo degli assi stradali via Buonarroti via Foscolo, e pertanto è necessario che la trasformazione del predetto paesaggio debba tenere conto del parere democraticamente espresso da parte dei residenti. Chiediamo inoltre che la consulta di quartiere sia coinvolta nell’acquisizione della documentazione relativa alle perizie che hanno determinato l’abbattimento.

Le piante da abbattere sono Bagolari (Celtis Australis), pianta di importanza strategica sul territorio urbano, viene utilizzato con successo nelle alberature stradali e nei parchi cittadini, per la sua resistenza all'inquinamento urbano e per la fitta ombra. Trattasi di pianta a lenta crescita, con apparato radicale forte si da scongiurare lo sradicamento per eventi atmosferici anche importanti.

L’importanza di queste piante nel contesto della via Buonarroti è vitale, considerando l’emergenza inquinamento a cui siamo sottoposti costantemente con incremento progressivo, e l’abbattimento delle piante indebolirebbe l’equilibrio già molto fragile tra produzione di sostanze inquinanti e capacità di assorbimento dell’Habitat cittadino (una pianta di queste dimensioni può filtrare fino a 40Kg di Co2 anno), soprattutto pensando che tale destino sia il medesimo per gli altri esemplari esistenti in Via Buonarroti.  

I gravi errori commessi negli anni passati, per i quali si è consentito di costruire e realizzare manufatti in adiacenza a specie arboree, non considerando quali potevano essere le conseguenze di tali inopportune scelte, legate a logiche urbanistiche, non basate sulla natura del territorio ma bensì al massimo sfruttamento del suolo, non possono essere accettati dalla cittadinanza che ancora una volta dovrà privarsi di una risorsa indispensabile.

La tutela di alberi di queste dimensioni deve essere una priorità per l’Amministrazione Pubblica, che dovrà provvedere ad attuare tutte le possibili procedure per salvaguardare il patrimonio arboreo a vantaggio di una biodiversità oggi quanto mai irrinunciabile. A mero titolo esemplificativo si contesta che l’abbattimento di piante del genere possa essere sostituito dalla ricollocazione di altre piante, di diversa natura, oltretutto in altre zone, e con scarsa probabilità d svilupparsi (quasi la metà muore entro i 2 anni se non opportunamente curate) lasciando scoperte le fasce urbane con maggiore densità di costruzioni.

 

 

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Idee per un nuovo modello di sviluppo in Brianza, il 4 novembre online

Fossati, Cgil Monza e Brianza: “Non c’è tempo da perdere”

 “Riteniamo che non ci sia più tempo da perdere per intraprendere senza indugio la strada per un nuovo modello di sviluppo”, con queste parole Giulio Fossati, segretario della Cgil di Monza e Brianza, annuncia una grande iniziativa sul tema dello sviluppo sostenibile: “Paesaggio. Territorio. Ambiente. Idee per la Brianza”, una maratona digitale in diretta sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Cgil di Monza e Brianza. 

Mercoledì 4 novembre, dalle 17, si alterneranno gli interventi di dodici relatori provenienti dal mondo dell’associazionismo ambientalista, dall’università, dal sindacato e dai coordinamenti territoriali. Si affronterà il nodo urbanistico della riqualificazione delle aree dismesse e si ragionerà di mobilità. Ma si affronteranno anche altri temi importanti come la tutela del paesaggio, la valorizzazione della rete dei parchi, il ciclo dei rifiuti e di smart cities. 

Il surriscaldamento climatico impone di mettere in atto una rivoluzione tecnologica che porti al contenimento delle emissioni di gas serra, alla crescita della coscienza collettiva rispetto l’utilizzo dei beni comuni”, spiega Fossati, che si occuperà di coordinare la giornata di lavoro. “Ci siamo posti obiettivi importanti attraverso il Piano per l’energia e il clima (PNIEC), che necessitano di scelte e impegni precisi. Anche il nostro territorio deve fare la sua parte”, continua Fossati, che aggiunge: “Dobbiamo mettere al centro strategie che riguardano l’urbanistica, i trasporti e la mobilità, la tutela dei boschi e del terreno agricolo, la gestione dei rifiuti e la produzione dei materiali. Questi settori rappresentano una parte degli impegni necessari per il cambiamento necessario per la tutela del pianeta. Per avviare un cambiamento tecnologico, che sia di qualità per la collettività, per il lavoro e per i cittadini”. Il dirigente della Cgil provinciale auspica “un nuovo modello di sviluppo che si integri con un nuovo modello sociale, responsabile e solidale, che rimetta al centro la persona e la comunità, il territorio e l’ambiente”. 

La Cgil di Monza e Brianza vuole fare la sua parte con un’iniziativa che si svolge proprio in occasione dell’avvio dei lavori del piano provinciale Brianza ReStart, un patto sottoscritto anche dal sindacato di via Premuda. 

Il 4 novembre lanceremo alcune idee per la Brianza”, fa sapere Fossati.

 

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I lavoratori chiedono di tornare a lavorare per aprire alla cittadinanza i cancelli della Villa Reale!

Nei giorni scorsi la FILCAMS CGIL unitamente ai rappresentanti dei lavoratori dell’azienda Cultura Domani, concessionario che ha in gestione dal Consorzio della Villa Reale le attività del corpo centrale della Villa Reale di Monza ha richiesto di poter brevemente intervenire ai lavori del Consiglio Comunale di Monza che si è svolto ieri, 26 Ottobre 2020.

La richiesta di intervento diretto è stata da noi avanzata anche in conseguenza di un impegno di coinvolgimento dei Rappresentanti dei lavoratori ai lavori del Consiglio Comunale convocato ad hoc nella serata di ieri, che il Sindaco aveva assunto direttamente durante un incontro svoltosi il giorno 8 Settembre 2020, per dare spazio alle richieste dei lavoratori che dal mese di Marzo sono in cassa integrazione a 0 ore, senza alcuna anticipazione economica da parte dell’azienda.

Ieri il sig. Presidente del Consiglio Comunale ci ha risposto, dopo un nostro sollecito, dichiarando l’impossibilità della nostra partecipazione ai lavori, impegnandosi a promuovere un incontro anche con I sig.ri Consiglieri Comunali per dare voce alle richieste dei lavoratori a salvaguardia dell’occupazione.

Nonostante il disappunto perchè non ci è stato consentito di far sentire ai Consiglieri e al Consorzio la voce dei lavoratori che da mesi sono vittime di questa situazione, abbiamo seguito comunque con molta attenzione tutti i lavori della seduta e abbiamo preso atto positivamente della convergenza di tutti gli interventi nel definire come massima priorità la riapertura in tempi stretti del principale bene culturale della città di Monza.

Sollecitiamo una convocazione con la massima celerità con la richiesta che l’Istituzione e il Consorzio creino concretamente le condizioni per la riapertura della Villa e per far riprendere al più presto l’attività lavorativa, anche con una gestione diretta dei lavoratori, attualmente impiegati presso Cultura Domani, che in questi anni hanno con il loro lavoro garantito la fruibilità di questo bene culturale di rilevanza internazionale.

E’ inaccettabile che il bene continui ad essere chiuso al pubblico per decisione di un privato e che I lavoratori continuino ad essere danneggiati economicamente insieme ai cittadini.


 

 

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