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20120217-mani-pulite

Il ventennale di Tangentopoli. Peggio allora o peggio adesso? E’ un dilemma che non ci appassiona. L’operazione di pulizia, prima ancora che nelle persone va fatta nelle coscienze attraverso l’affermazione di principi etici e morali nuovi, largamente condivisi.

Il 17 febbraio del 1992 era un lunedì. Dopo due giorni di dibattito, a Milano si concludeva nel pomeriggio un convegno a porte chiuse su"Criminalità nelle città europee e ruolo dei pm nei vari ordinamenti", presenti i vari Guardasigilli europei, compreso il nostro che, all’epoca, era il socialista Claudio Martelli, il delfino di Bettino Craxi. Era toccato a lui fare gli onori di casa e lo fece con tanto impegno e con tanta convinzione che chiudendo i lavori si lasciò scappare una affermazione tutt’altro che scontata:"Per l’Italia – riferì all’indomani il Corriere della sera – il vero problema non è la criminalità ma l’impunità". Aggiungendo che sarebbe stato necessario rivedere il ruolo del pm, poiché troppi reati sfuggono alle condanne. Tombola.

Nelle stesse ore in via Marostica 8, sede del Pio Albergo Trivulzio, veniva arrestato per corruzione , e in flagranza di reato, Mario Chiesa anni 48, pure lui socialista, anzi"tognoliano” di ferro, presidente del Pat, ospizio per persone anziane meglio noto come Baggina. La mazzetta di 7milioni di lire in banconote di grosso taglio, in precedenza opportunamente siglate da Antonio Di Pietro pm e da Roberto Zuliani capitano dell’Arma dei Carabinieri, erano state consegnate brevi manu dalla stessa"vittima", l’imprenditore monzese Luca Magni.

La notizia fece rumore soprattutto a Milano. E meritò la prima pagina dei giornali. Nei giorni successivi però la vicenda sarebbe ritornata nelle pagine interne. Allora io lavoravo a l’Unità e confesso che nessuno in quei giorni avrebbe pensato che l’arresto di Mario Chiesa avrebbe segnato l’inizio di un terremoto. Sembrava un caso certamente grave ma non al punto di fare epoca.

La vicenda giornalisticamente era gustosa anche perché apparve subito chiaro che il presidente della Baggina aveva accumulato tanti soldi. La sua stessa segretaria particolare risultava intestataria di oltre 5 miliardi e mezzo di lire distribuiti tra conto corrente e cassetta di sicurezza e lei "non lo sapeva nemmeno". Centoventi milioni in denaro liquido furono rinvenuti nella abitazione del buon Mario che immediatamente venne definito da Bobo Craxi un mascalzone e un idiota ( per essersi fatto trovare con le mani nel sacco ) e un mariuolo dall’illustre papà, Bettino. Secondo loro Mario Chiesa era un farabutto, una pecora nera, da buttare fuori dal Partito e dalla politica per indegnità. Che non fosse uno stinco di santo lo si seppe anche dalla moglie separata che era stata costretta a portarlo in Tribunale perché, sia a lei che al figlio, lesinava gli alimenti concordati."Eppure ha miliardi in Svizzera"si lasciò scappare la signora.

Ma la vera tangentopoli inizia il 23 marzo allorchè l’imputato da oltre un mese in carcere, crolla, smette di raccontare balle e vuota il sacco. Le accuse di vari imprenditori concussi e via via convocati dai giudici, quelle della moglie e la presa di distanza del Psi sono stati per lui una mazzata micidiale. E quel che racconta ritorna prepotentemente sulle prime pagine dei giornali. Coinvolge sindaci in carica, ex sindaci, parlamentari, amici, dirigenti a vari livelli: porta alla luce un sistema corruttivo che non poteva essere solo milanese, né poteva essere limitato al solo Psi. A poco a poco il marcio diventa un mare : il 26 marzo scoppia la tangentopoli pavese, legata agli appalti dell’Ospedale San Matteo e il 3 aprile il gip Italo Ghitti commenta :"Siamo solo agli inizi". E infatti seguiranno Venezia, Bergamo, Roma, Varese, Torino e, il 5 maggio, anche la nostra Monza. Ma fermiamoci qui.

Cosa dire? Tangentopoli sotto tutti i punti di vista è stata una vicenda di malaffare straordinariamente seria. Che però a mio modesto parere non è mai stata indagata in maniera approfondita, e quindi contrastata con efficacia, dalla politica, se è vero come è vero, che a vent’anni di distanza siamo qui a parlare di una tangentopoli 2, dove i protagonisti non sono più i Partiti in prima persona ma le cricche che con i Partiti d’oggi hanno degli agganci molto solidi.

Peggio allora o peggio adesso? E’ un dilemma che non ci appassiona. L’operazione di pulizia, prima ancora che nelle persone va fatta nelle coscienze attraverso l’affermazione di principi etici e morali nuovi, largamente condivisi. In realtà pulizia non è stata fatta allora né viene fatta con coraggio ora. Si balbettano delle scuse, delle circostanze sfavorevoli, delle attenuanti, non si ha però il coraggio di dire che chi fa politica nel senso dell’interesse pubblico deve essere intelligente, popolare, innovatore finchè si vuole ma innanzitutto deve essere onesto, disinteressato, impegnato e giusto. Siamo bacchettoni? Ebbene si, ma lo siamo necessariamente perchè l’esserlo rappresenta la cura necessaria per risalire da quel vergognoso posto che occupiamo nelle classifiche della corruzione mondiale. E perche no, per tentare di tirare fuori il Paese dalla crisi che l’attanaglia.

 

 


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