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20120126-TANGENTOPOLI

Tangentopoli sta per compiere vent’anni. Che non è poco. Eppure non ha perso, purtroppo, nulla della sua attualità.

 

Tangentopoli sta per compiere vent’anni. Che non è poco. Eppure non ha perso, purtroppo, nulla della sua attualità. I reati che l’hanno caratterizzata non sono scomparsi, si sono modificati e neppure tanto, ma restano pur sempre reati . E fra i più odiosi. Altra considerazione: Tangentopoli è entrata a buon diritto nella storia del nostro Paese. Perché? Se non altro per avere segnato la fine della prima Repubblica, quella dei grandi Partiti di massa: la Dc, il Psi e lo stesso Pci , travolto innanzitutto dal muro di Berlino, ma non solo da quello.

Diciamolo subito: si è trattato di una fine generale piuttosto ingloriosa, se è vero che una intera classe dirigente si è dissolta nelle Procure e nelle aule dei Tribunali. Colpo di Stato? Assolutamente no. La fine l’ha decretata una corruzione dilagante e costosa, assurta a sistema. Una vera e propria mazzettopoli continua che ha coinvolto grandi Partiti, correnti di questi stessi Partiti, aziende pubbliche e private, singoli dirigenti, deputati e senatori, ministri e sottosegretari, sindaci, assessori, consiglieri vari. E poi uomini di istituzioni insospettabili : pensiamo,ad esempio alla Guardia di Finanza, all’Esercito, al corpo dei Vigili Urbani, all’Ispettorato del lavoro, agli ospedali, all’Inps, ai Ministeri, alla stessa Chiesa cattolica . Chiunque aveva un minimo potere decisionale te la faceva pagare in nome di qualcuno ( i Partiti ) o anche in nome proprio. Il 17 febbraio 1992 quando Mario Chiesa cade nella trappola tesagli da Antonio Di Pietro con la collaborazione del piccolo imprenditore monzese Luca Magni, non si scopre solo un lestofante alla guida di una importante Casa di Riposo ( il che già fa senso ) ma addirittura che esiste un mondo enorme di lestofanti. Fortuna ha voluto che in Italia in quegli anni c’era una magistratura efficiente, impegnata, degna del compito affidatole dalla nostra Carta costituzionale. Mentre la politica balbettava alla ricerca di soluzioni rese ancor più difficili da una grave crisi economica e da un pesantissimo assalto della mafia allo Stato ( come dimenticare le stragi di Capaci e di via D’Amelio, che costarono la vita proprio venti anni fa a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non a caso magistrati in prima linea ), i giudici dei Tribunali non si fermarono, fecero il loro dovere a Milano, e non solo a Milano, e diventarono addirittura eroi popolari.

E poi? Poi è arrivato Paperon dei Paperoni, ovvero Silvio Berlusconi, il bugiardo, il nemico giurato della magistratura per questioni sue personali ma anche per questioni di principio, che da sempre gli frullano in testa. Le regole e il loro rispetto lo hanno sempre innervosito. Purtroppo la sua linea di contrasto alla giustizia dei Tribunali è passata e ora noi siamo qui parlare di Tangentopoli 2, fatta di cricche, di privilegi assurdi, di favori alquanto sospetti, di carrierismo sfrenato, di compravendita non solo di voti ma di parlamentari in persona. Uno schifo insomma, che non è contrastato con la forza necessaria nemmeno dalla sinistra rifugiatasi in una posizione alquanto difensiva , arroccata attorno ad una difesa del sistema (il sistema dei Partiti) contro un presunto attacco dell’antipolitica. Un attacco - badate bene - che potrebbe essere facilmente respinto da una buona politica, costruita sul rispetto di alcuni valori fondamentali. La trasparenza, la pulizia interna, la passione per quel che si fa per conto del popolo italiano, l’impegno civile, la giustizia sociale e la eliminazione di assurdi privilegi, una forte tensione morale, il rispetto della nostra Costituzione.

Anche Monza avrà qualcosa da ricordare. Vent’anni fa Tangentopoli la vide tra i protagonisti ma in senso negativo. Tutto cominciò nella notte tra il 18 e il 19 giugno 1992 con una storica retata di politici della Dc e del Psi e di imprenditori, 25 persone in tutto. Con vicesindaco, tre assessori e un consigliere regionale di gran nome. E con il procuratore capo dell’epoca Salvatore Cusumano a commentare: “Siamo solo all’inizio...“. Ma di questo e d’altro avremo modo di riparlare.

 


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