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Una tesi di laurea: armati di macchina fotografica a caccia di mostruosità architettoniche
e paesaggistiche da ingabbiare in un'altro ecomostro

M

i chiamo Vania ed ho studiato architettura seguendo un percorso formativo per imparare il mestiere di architetto.

In generale, quando si parla di architettura, si tende a far riferimento a quella sostenibile che progetta la costruzione di edifici tesa alla limitazione degli impatti ambientali. Insomma, si parla di risparmio energetico, di pannelli solari, dell’utilizzo di materiale riciclabile, di progettazione del verde e quant’altro.

 

 

A volte però, dimentichiamo che nel nostro paese vive una forma di abusivismo edilizio che deturpa i paesaggi e che, nel peggiore dei casi, dà vita ad aberranti costruzioni chiamate comunemente Ecomostri. Una realtà che ho voluto scoprire personalmente, da vicino, con i miei stessi occhi.

Da qui è partito il mio viaggio verso la ricerca e lo studio di questi (Eco)Mostri, rendendoli punto centrale della mia tesi di laurea. Come una vera e propria provocazione ho voluto esporre al pubblico gli Ecomostri, all’interno di un Ecomostro stesso. Una sorta di allestimento temporaneo in cui fosse presente un’esposizione di gigantografie e filmati, che mettessero in evidenza scenari di paesaggi italiani arbitrariamente deturpati dall’uomo.

Una scelta progettuale che mi ha portato a conoscere da vicino alcune regioni meravigliose come la Sicilia, la Campania e la Puglia.

Dopo aver scelto gli esempi più eclatanti di Ecomostri presenti nel nostro territorio e dopo aver tracciato a grandi linee una sorta di tragitto/programma da seguire, sono partita con la mia inseparabile (in senso viscerale!) macchina fotografica ed una videocamera.

 

Castelsandra_01

 

Castelsandra_02

Castellabate

 

Prima tappa, Comune di Castellabate, Campania, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento dove si trova l’hotel Castelsandra, completamente abbandonato e parzialmente distrutto.

Seconda tappa, Comune di Vico Equense (Campania) dove lo scheletro di Alimuri, presidia una delle conche più belle del golfo di Napoli. Un albergo mai ultimato, un vero è proprio schiaffo al paesaggio circostante, un urlo stridulo che rompe il perfetto equilibrio del silenzio. Talmente d’impatto, da decidere di sceglierlo come luogo in cui allestire il mio progetto di tesi, un viaggio tra gli ecomostri nell’Ecomostro!

 

Alimuri_01

 

Alimuri_02

Vico Equense

 

Continuando il viaggio mi diressi verso Torre del Greco, precisamente verso il lungomare dove, incredula, vidi questa grande costruzione a ridosso del mare, anche questa lasciata nel più completo abbandono come ad eterno monito dell’architettonico fallimento umano.

 

Albergo_Torre-del-Greco_01

 

Albergo_Torre-del-Greco_02

Torre del Greco

 

In Puglia mi spinsi fino a Gallipoli, “scovando” la “famosa” Caserma dei Carabinieri costruita sulla spiaggia a pochi metri dal mare e, notando con sgomento che degli operai vi stavano lavorando proprio in quel momento, cercai di fare delle riprese, almeno fin quando non fui invitata ad andarmene.

 

Caserma_Carabinieri_01

 

Caserma_Carabinieri_02

Gallipoli

 

In Sicilia, decisi di noleggiare una macchina, in modo da poter girare in piena autonomia e libertà, i luoghi da me scelti per il lavoro sulla tesi che stavo preparando.

A Palermo raggiunsi le Ville di Pizzo Sella, ad Agrigento Gli Scheletri della Valle dei Templi, a Realmonte-Capo Rossello le palazzine abusive e, sempre a Realmonte, ma nella località Baia dei Turchi, una struttura alberghiera che gode di una visuale a dir poco meravigliosa a strapiombo sul mare.

Una particolare sensazione malinconica mi assaliva alla vista di questi “mostri”, ma soprattutto un silenzio particolare, era l’elemento che accomunava tutti questi tristi luoghi. Una colata di cemento selvaggio, lasciato lì per anni in stato di completo abbandono.

Da ciò è poi derivato il titolo che ho voluto dare alla mia tesi: The Wild Brick (cemento selvaggio).

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