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L'oro blu, fra sete di privatizazioni e referendum contrari

 

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i chi è l’acqua della Lombardia? Secondo la Legge Regionale 26/2003 deve esistere una gestione separata che metta le risorse e la loro gestione nelle mani di due differenti società. Una società patrimoniale, totalmente pubblica, detiene la proprietà degli impianti e la loro manutenzione straordinaria, una seconda società invece, pubblica o privata senza alcun vincolo legislativo, si occupa del funzionamento degli impianti e la loro gestione.

Nel novembre 2009 è stata approvata una modifica a livello nazionale all’articolo 15 del decreto legge 135, con questa azione legislativa la gestione dei servizi pubblici locali diventa obbligatoriamente da conferire “ad una società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Che significa? Confusione legislativa, infatti sparisce la richiesta di gestione separata ma soprattutto, grande differenza che fa attrito con la legge lombarda, si impone che la società debba essere mista e che il privato presente almeno con il 40%. La gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, diventa quindi affare delle società private. Ed è una gara che assegna tale gestione.

 

20100502-acqua-campagna-02Gli affidamenti diretti alle società a totale capitale pubblico (in house), leciti per la legge lombarda, “potranno realizzarsi soltanto in via eccezionale e dietro parere preventivo dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato”. Oltre alla gestione unica il Governo ha affidato al Con.Vi.Ri (Commissione nazionale di vigilanza alle risorse idriche) l’obbligo di verificare i piani d’ambito (la pianificazione degli investimenti) fatti dai vari Ato ( ambito territoriale ottimale) individuati sul territorio.

Dopo questa modifica chi in Lombardia, seguendo le indicazioni della Regione, aveva una gestione separata dovrebbe adeguarsi unendo la gestione e inserendovi un privato al 40%, è chiaro che risulta necessario un periodo transitorio per raggiungere poi la situazione di regime indicata dalla legge nazionale.

Dopo tutto questo legiferare sono esplose puntualmente critiche e polemiche a parte dei singoli comuni o Ato soprattutto relativi alla presenta di un privato al 40% nella gestione delle risorse e degli impianti idrici. E’ infatti pensiero e preoccupazione comune che ad un privato interessi speculare massimizzando i ricavi anche in questo contesto, sull’acqua, un servizio definito pubblico dovuto a comuni e cittadini. Per questo un privato, se in cerca di profitto, mira soprattutto a subentrare nella parte di costruzione degli impianti, che è quella che solitamente procura dei profitti, e caso vuole che sia anche quella che, secondo la legge lombarda, dovrebbe rimanere obbligatoriamente in mani pubbliche.

Ecco un ulteriore motivo della persistenza in Lombardia di numerose anomalie e una sorta di inerzia all’adeguamento: ogni comune o insieme di comuni ha una sua particolare situazione che non rispecchia ad oggi ciò che stabilisce la legge, legge che probabilmente verrà modificata per tutelare il carattere pubblico degli impianti, lasciando invece la gestione dei servizi in mano a una gara in modo da mantenere un alto livello di competitività e quindi di qualità.

Un esempio di penetrazione del privato è ciò che è accaduto in Toscana in cui i cittadini hanno visto esplodere le tariffe con conseguenti proteste e dissidi. Altro curioso caso è quello di Pavia dove i francesi, molto interessati a questo mercato, sono riusciti ad entrare in possesso di quote di società partecipate, ciò che è accaduto lo si può leggere qui: Francesi nelle acque di Pavia

Grazie a Saverio Bratta e Vittorio Proserpio per la disponibilità.

 

Per conoscere la situazione dell'acqua in Brianza, leggi l'articolo di Manuela Montalbano

 

Link interessanti:

Legambiente su acqua marzo 2010

ATO - Ambito Territoriale Ottimale

Co.N.Vi.Ri  Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche