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A San Francisco la Monsanto condannata in primo grado a pagare 289 milioni di dollari un giardiniere che aveva contratto un tumore polmonare dopo aver usato per anni l’erbicida. Perché la lotta in difesa della salute per proteggere alimenti fondamentali come pane e pasta deve riguardare tutti i territori

 

Tutela della salute significa soprattutto tutela dell’ambiente e degli alimenti del territorio. Non bastano gli stili di vita se non si parte dalla qualità e da come vengono trattati i nostri prodotti, dalla verdura alla frutta. La sentenza di primo grado del tribunale di San Francisco, che ha ordinato alla “Monsanto” produttrice del Glifosato (da alcuni mesi acquistata dalla tedesca Bayer che diventa il più grande gruppo mondiale di produzione di sementi e di agrofarmaci) di risarcire con 289 milioni di dollari un giardiniere che aveva contratto un tumore polmonare dopo aver usato per anni l’erbicida, pone all’attenzione di tutto il Paese l’uso di questo prodotto.

Dallo scorso anno sono aumentate le denunce dei cittadini americani contro la Monsanto, sono oltre 3.500. Gli autori sono persone colpite da un linfoma. In tanti attribuiscono il tumore all’esposizione al glifosato, la sostanza alla base del diserbante lanciato sul mercato nel 1974 con il nome di Roundup e diffuso in tutto il mondo perché tollerato dai semi geneticamente modificati. La Monsanto deve la sua fortuna proprio al glifosato. 

 

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Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dichiarò il glifosato genotossico (capace di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula) cancerogeno per gli animali e “probabilmente cancerogeno” per gli esseri umani. Il tossicologo Christopher Portier, ex direttore di diversi istituti pubblici di ricerca statunitensi, nel maggio del 2017 scrisse al presidente della commissione europea Jean Claude Junker sostenendo che “le valutazioni delle agenzie europee, condotte per lo più sulla base di elementi trasmessi dalla Monsanto, sono scientificamente sbagliate”. Secondo Portier questi rapporti non avrebbero preso in considerazione otto casi in cui è aumentata l’incidenza di alcuni tumori associati al glifosato (dalla rivista “Internazionale”, ottobre 2017). 

Per questi motivi, è ora di aprire una campagna di sensibilizzazione per arrivare al suo totale divieto, come ha fatto la Regione Toscana, che ha adottato un provvedimento di divieto e di penalizzazione nei confronti di chi usa quel fitofarmaco. Certo, è una campagna che ha dei limiti, in quanto importiamo dal Canada materie prime come il grano, da cui ricaviamo le nostre farine per il nostro amato pane e la nostra amata pasta, grano trattato con il glifosato.

È necessario iniziare a sensibilizzare il proprio territorio, convincere gli agricoltori a non far uso di questo erbicida per garantire prodotti salutistici (ci sono tantissimi esempi di prodotti biologici), e allo stesso tempo tutto il Paese. In Europa è stato rinnovato nel dicembre scorso l’uso del glifosato da parte della UE per altri cinque anni (ne erano stati proposti 10), con il voto contrario dell’Italia e della Francia. Questa decisione sicuramente può rafforzare la campagna contro il suo uso su tutto il territorio nazionale.

Cominciamo a costruire un movimento per far approvare una legge che ne vieti l’uso a partire dalle regioni. Ricordiamo che in Italia si scoprono ogni giorno 1000 nuovi casi di cancro, cifre fornite dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Nella Regione Puglia i casi di tumore sono in aumento, quasi 22.000 in un anno, i maggiori aumenti si registrano a Taranto, dove si rileva un eccesso del 30% in più rispetto alla media nazionale di tumori infantili. E le cause non sono solo legate all’ambiente, ma anche alla qualità dell’alimentazione. I servizi per la diagnosi e la cura sono insufficienti, le liste di attesa sono sempre più lunghe e costringono moltissimi pazienti alla mobilità verso altre regioni. La “Rete Oncologica” che potrebbe aiutare il paziente ad entrare in progetto di assistenza programmata, senza affannarsi a cercare un servizio per la cura e i controlli medici, è stata istituita a metà gennaio scorso, ma stenta a funzionare nella Regione Puglia.

Gli autori di Vorrei
Michele Lospalluto
Michele Lospalluto
Speaker e giornalista di Radio Regio di Altamura. Appassionato di musica rock, blues, jazz, etnica, d'autore e sperimentale.