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Intervista a Maurizio Oliva di Italia Nostra sull'edificio del Rondò dei pini

 

Riesplode la polemica sul caso dell’ecomostro al Rondò dei Pini, in fondo allo storico Cannocchiale di Viale Cesare Battisti a Monza, di fronte alla Villa Reale.
ItaliaNostra, Fai e Legambiente hanno infatti rivolto un appello al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi per la salvaguardia del Cannocchiale prospettico di Monza che verrebbe irrevocabilmente danneggiato dalla costruzione di un imponente edificio, destinato a diventare un complesso polifunzionale, ospitato all’interno di quella che doveva rappresentare la “cittadella giudiziaria” di Monza. Prevista dall’accordo di programma voluto negli anni Novanta dall’allora sindaco di Monza Roberto Colombo con la Regione ed Auchan, il progetto venne già ai tempi duramente contestato anche dall’attuale sindaco Marco Maria Mariani, il quale però ad oggi, sembra aver cambiato la sua opinione al riguardo del complesso, tanto da concedere non solo il nulla osta alla costruzione dell’edificio ma, nel 2007, anche una modifica sostanziale all’impianto architettonico con un’aggiunta di più di 30 mila metri cubi all’edificio.
La Giunta Comunale, presa coscienza della gravità a livello paesaggistico che la costruzione può provocare, ha tentato di ovviare con la decisione di realizzare gli ultimi due piani in vetro.
Per le tre associazioni ambientaliste si tratta in realtà di “una sconfitta in più per la città di Monza” soprattutto dopo la vicenda della bocciatura da parte dell’Unesco al riconoscimento di Villa Reale come Patrimonio dell’Umanità a causa della impattante vicinanza all’autodromo.
A questo proposito, Tafter ha posto alcune domande al Presidente di Italia Nostra Monza, Maurizio Oliva:

Dott. Oliva, qual è stata la reazione degli enti locali e delle amministrazioni dopo l’appello rivolto al Ministro Bondi?
Al momento non vi è stata nessuna risposta a livello istituzionale. Quello che sappiamo è che la questione ha sollevato comunque l’opinione pubblica e l’interesse dei media. Il livello di attenzione riguardo la questione è aumentato e speriamo che questo contribuisca ad una soluzione della vicenda.

Cosa chiedete riguardo all’ecomostro di Monza? Una modifica del progetto? La demolizione dello stabile?
La completa demolizione dello stabile e una conseguente riedificazione in luogo diverso da quello scelto sarebbero la soluzione migliore ma purtroppo di difficile realizzazione.
Una seconda possibilità, tecnicamente anche più percorribile, è invece quella di ridurre l’ingombro dell’edificio a quelle che erano le volumetrie originarie previste dall’accordo di programma proprio per garantire quella progressione dello spazio visivo.
L’accordo di programma, redatto negli anni 90 inizialmente balzò alle cronache dei giornali per la costruzione di un centro commerciale all’interno di quella che doveva essere principalmente una cittadella giudiziaria. Oggi, ironia della sorte, il centro commerciale è l’unica parte di stabile ad essere stata realizzata mentre per gli altri edifici continuano ad accumularsi ritardi e scadenze che sono puntualmente disattese.
Degli altri edifici pubblici, tra cui era prevista anche la sede della Provincia Monza Brianza, istituita nel 2004 e ancora priva di una sede fisica, non vi è notizia.

Non è la prima volta che fate sentire la vostra voce. Già in passato avete scritto delle lettere aperte al Sindaco, organizzato degli incontri pubblici…
Da circa un anno e mezzo, cioè da quando questo ingombro visivo e ambientale ha iniziato a  prendere forma, noi di Italia Nostra, assieme ad altre associazioni quali Legambiente e FAI, ci siamo mobilitati affinché ci si rendesse conto che l’edificio che si stava costruendo non era quello previsto dagli accordi. Lo abbiamo fatto scrivendo apertamente al sindaco di Monza, responsabile, in quanto primo cittadino di quanto stava accadendo.
Il risultato di tutto ciò non è stato altro che indifferenza e anzi, parole di scherno verso coloro i quali vengono reputati “i soliti ambientalisti”. Quello che è cambiato è stata invece la sensibilità rispetto all’argomento da parte della popolazione e dell’opinione pubblica. È evidente, infatti, come in questo caso, oltre la questione ambientale, vi sia una questione legata meramente al buon senso: il Sindaco avrebbe infatti potuto negoziare con i privati affinché non vi fosse la totale anarchia nella costruzione e nella progettazione di questo edificio in un punto strategico della città.
Nel momento in cui il sindaco è intervenuto, si è arrivati alla decisione di realizzare gli ultimi due piani dell’edificio con delle vetrate. Questa che viene definita una “soluzione” da parte dell’amministrazione comunale,  secondo noi non è altro che un peggioramento dello stato delle cose: le vetrate infatti, essendo trasparenti, fanno in modo che la luce dell’interno venga propagata all’esterno, In questo modo, di sera, l’edificio, anziché essere mitigato dal buio, verrebbe evidenziato dalle luci all’interno.

Nel 2007 però il Sindaco Mariani, ha concesso una modifica del progetto originario, aumentando ulteriormente la costruzione.
Il sindaco Marco Maria Mariani, sfruttando alcuni cavilli e comunque giocando sulla legalità di questa operazione, ha concesso nel 2007 una variante al progetto che prevedeva l’aggiunta di 36 mila metri cubi. Questo concedendo quindi una nuova impostazione architettonica, più alta della precedente.
Inizialmente, infatti, l’architettura dell’edificio prevedeva la sommità “scalettata”, a diverse altezze, progettata proprio per non alterare la visibilità del famoso cannocchiale di Monza.

L’area però, come lei stesso ha ricordato, non è sottoposta a vincoli ambientali…
Il Rondò dei Pini e l’area della Villa Reale sono sottoposti a vincolo ambientale che termina alcune decine di metri prima del confine entro il quale sta sorgendo questo ecomostro. La nostra interpretazione è che, essendo il vincolo di tipo visivo, non può essere  esattamente misurabile con delle coordinate geometriche effettive. L’amministratore deve quindi tener conto di questo vincolo esteso, interpretandolo anche in base al proprio buon senso. Bisogna sempre tener a mente che l’area intorno è di elevato pregio storico-paesaggistico. Di certo non è che posso costruirvi un grattacielo di 56 piani perché poi quella determinata area antistante non è sottoposta al vincolo.

Cosa avete intenzione di fare ora?
Invocare il Sindaco Mariani e la sua amministrazione a portare in Consiglio la vicenda, sperando che in una seduta pubblica vi sia la possibilità di operare delle modifiche che contengano e riducano il problema . Altre operazioni, anche di diversa natura ed entità,  le valuteremo andando avanti nelle operazioni e considerando le reazioni delle istituzioni.

 

Per gentile concessione dell'autrice e di www.tafter.it

 

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