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Prosegue la messinscena del Consorzio per il recupero della Villa Reale e del Parco di Monza.
Tutti gli attori presenti tranne uno, il Comune di Milano

Per decenni, a Monza, le persone e le associazioni più sensibili all’ambiente hanno ammirato l’enorme patrimonio rappresentato dal Parco e dalla Villa Reale (leggi il dossier speciale che questa rivista ha dedicato a questo tema) ed hanno evidenziato con forza lo scandalo del loro abbandono.

Abbandono dovuto prima di tutto ad una oggettiva difficoltà economica: il comune di Monza, da solo, non possiede le risorse necessarie per il pieno recupero del monumento architettonico e di quello ambientale.

Abbandono dovuto sicuramente all’indifferenza di un altro comune, quello di Milano, che tempo fa si è liberato della sua quota di proprietà Villa Reale, ma resta comproprietario, del tutto assenteista, della parte del Parco a Nord di Viale Cavriga.

Abbandono dovuto anche alla scarsa sensibilità, degli enti di livello superiore, dalla Regione al Ministero ai Beni ambientali, che fino a poco fa hanno limitato i loro interventi alle manutenzioni indispensabili ed a restauri parziali.

Abbandono dovuto infine alle presenze ingombranti, come SIAS e Golf Milano,che abituati ad agire indisturbati, è probabile non vedano con favore il recupero del Parco, che renderebbe più ingombrante, se non imbarazzante la loro presenza.

Un primo segnale di risveglio, partito dall’opinione pubblica, si ebbe nel 1994. Vi fu, allora, la reazione indignata di moltissimi cittadini, monzesi ed italiani, di fronte alla volontà di abbattere centinaia di alberi per adeguare la pista dell’Autodromo alle esigenze della Formula 1. Il braccio di ferro si concluse con una notevole diminuzione degli abbattimenti, ma soprattutto diede il via al Piano di rinascita per il Parco di Monza, finanziato da tutti gli enti coinvolti.

Dal punto di vista istituzionale, però, è necessario attendere il 2004, quando l’amministrazione di centrosinistra guidata da Michele Faglia e la Regione Lombardia pubblicarono un bando di concorso internazionale per il restauro della Villa Reale. Bando vinto dal raggruppamento guidato dall’arch. Carbonara, che pare stia completando il progetto preliminare,non ancora reso pubblico.

Un altro segnale importante è della primavera del 2008, dopo la designazione di Milano come sede di Expo 2015. La Villa Reale di Monza venne indicata come possibile sede degli eventi di rappresentanza dell’Expo stesso.

Nel luglio dello stesso anno, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, la Regione Lombardia, ed i comuni di Monza e Milano firmarono un accordo di programma per la formazione di un consorzio che si occupi del restauro (secondo il progetto Carbonara) e della successiva valorizzazione culturale della Villa Reale e del Parco e di Monza. La promessa fu di una svolta di portata storica.

Ma le ultime vicende non sembrano confermare gli annunci trionfali dell’estate scorsa.

Nell’arco di un anno, lo statuto del consorzio è stato approvato dalla Regione, dal Ministero e dal comune di Monza, che ha apportato importanti variazioni su richiesta dell’opposizione, per salvaguardare il proprio ruolo, ma non è stato nemmeno discusso dal comune di Milano, che nel frattempo ha agliato drasticamente gli stanziamenti per il Parco di Monza. Forse per questo evita ora di affrontare questo problema.

Ed è quindi con un certo stupore che in luglio di quest’anno abbiamo assistito al teatrino della firma ufficiale, alla presenza del notaio, del nuovo Consorzio (zoppo) per la Villa Reale ed il Parco di Monza. Sì, perché alla firma erano presenti solo tre dei quattro enti coinvolti: il sindaco Mariani, il governatore Formigoni, il ministro Bondi, e nessuno per il comune di Milano.

Ed è con ancora maggiore stupore che abbiamo assistito, il 9 settembre, alla prima riunione dei soci ed alla nomina del consiglio di amministrazione presieduto per statuto dal Sindaco di Monza, Mariani, composto inoltre da Maria Antonietta Crippa, docente al Politecnico, per la Regione, Francesco Ciariello per il ministero.

Ed ancora nessuno per il comune di Milano.

Il CDA comunque ha nominato direttore generale Pietro Petraroia, dirigente regionale e già soprintendente a Brera. Il suo incarico diverrà operativo ad ottobre, ed avrà sede nel Parco, alla Cascina Fontana.

Il presidente Formigoni, che ha partecipato all'incontro, ha dichiarato che la Regione bandirà un concorso per trovare il partner privato che realizzerà il progetto di recupero della Villa Reale, ottenendo la gestione dell'albergo, del ristorante e degli altri spazi privatizzati. Il tutto a partire dal progetto preliminare Carbonara, che però non è ancora pubblico. Aggiunge che sarà necessario fare in fretta, trovare il partner privato per marzo e poi completare il restauro in tre anni naturalmente per non perdere il treno dell'Expo.

Come al solito, con la scusa della fretta forse si vuole evitare una discussione approfondita e pubblica del progetto?

Intanto, è divertente notare che il neopresidente della Provincia di Monza e Brianza, Allevi, dichiara di voler entrare nel Consorzio già dal prossimo incontro, mentre l'assessore regionale Zanello afferma:

"Non credo che la priorità della Provincia sia la Villa Reale. Le priorità della Provincia sono strade e scuole. Semmai la Provincia dovrà risolvere il problema della permanenza dell'Istituto d'Arte in Villa Reale."

Ma oltre al comune di Milano, manca l'essenziale: ovvero i soldi.

Una parte consistente verrà dal partner privato, ancora da individuare, ma sul fronte pubblico mancano ancora 50 milioni di Euro. E mentre altezzosamente si rifiuta la partecipazione della Provincia, e Milano latita, si spera di attingere dai fondi del ministero, discutendone con il ministro Bondi che sarà a Monza per il forum dell'UNESCO in Villa Reale il 24 settembre.

Ma è lecito chiedersi quale futuro possa avere un consorzio zoppo come questo.

Il recupero culturale ed ambientale di un patrimonio di valenza europea come il Parco e la Villa Reale rappresenta una impresa molto difficile. Richiede una grande progettualità, un adeguato livello professionale delle figure coinvolte, risorse molto consistenti. Ed una volta realizzato, può portare vantaggi, anche economici,molto consistenti.

Il rischio quindi è che venga messo in piedi una struttura inadeguata, rivolta solo a gestire l’esistente, oppure ad accontentare qualche clientela politica. O peggio ancora, a permettere solamente la privatizzazione della Villa Reale, rinunciando alla sua valorizzazione culturale con la scusa che mancano le risorse. Sul fronte dell’Expo, infatti, le notizie non sono buone, e forse è questo il vero motivo dell’assenza del comune di Milano.

È necessario, quindi, tenere gli occhi ben aperti e seguire con attenzione l’evoluzione di questo consorzio, se non vogliamo che si trasformi nell’ennesimo carrozzone, capace solo di sperperare risorse pubbliche e di fermare la rinascita della Villa Reale e del Parco di Monza.


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