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Il nostro report dell'assemblea pubblica, tenutasi il 27 maggio 2023 

 

In fondo all’articolo il documento integrale in pdf

 

Fin dallo scorso febbraio, 18 tra Associazioni e Comitati avevano richiesto ufficialmente più volte agli organi competenti e ai redattori del Masterplan del Parco e Villa Reale di Monza di organizzare una presentazione pubblica. Il 27 maggio hanno poi organizzato un’iniziativa pubblica durante la quale è stato illustrato un loro documento relativo alle criticità finora rilevate nel Masterplan. Finalmente l’8 giugno il MP è stato reso pubblico nel sito del Comune.

Quel documento di analisi, critica e proposte dei Comitati è suddiviso in tre parti: la visione d’insieme che esce da quanto si è saputo del Masterplan (al 22 ottobre 2022); gli elementi specifici che suscitano maggiore preoccupazione; i limiti del Masterplan come strumento di pianificazione territoriale e la proposta alternativa.

 

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I relatori: Giorgio Majoli, Bianca Montrasio e Giacomo Correale Santacroce

 

IL MASTERPLAN: LA VISIONE D’INSIEME

ll Master Plan avrebbe dovuto fornite proposte per il restauro del complesso monumentale Villa Reale e Parco di Monza nei suoi valori storici, culturali, ambientali e di rappresentanza, in modo da renderlo un luogo di attrazione internazionale di alto livello, certificato dalla possibile inclusione tra i beni patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. 

In realtà, lo scopo prefigurato è contraddetto dall’assenza totale nel Masterplan di una seria ricostruzione storica finalizzata all’individuazione di quale possa essere l’identità del complesso monumentale ai fini di una sua riqualificazione sul piano nazionale e internazionale.

Mancano i richiami agli studi e ai piani e programmi precedenti: da quelli di Annalisa Calcagno Maniglio, docente di architettura del paesaggio dell’Università di Genova, al PRG di Leonardo Benevolo, al “Piano per la Rinascita del parco di Monza” della LR 40/95, al Piano Intercomunale Milanese, al Piano di Settore sul parco del Consorzio della Valle del Lambro, al “Piano per il recupero e valorizzazione della Villa Reale di Monza e dei Giardini di pertinenza” promosso nel 2004 dalla Regione Lombardia e dal Comune di Monza. 

Le proposte del Masterplan sulla governance sono in realtà una ricerca, volutamente illustrata con un linguaggio ingiustificatamente fumoso, di un supporto normativo all’inserimento nella compagine proprietaria di privati nella forma di un partenariato pubblico/privato. E parlando di “privati”, il riferimento primo, anche se dissimulato, è costituito dai gestori delle grandi concessioni, l’ACI per l’autodromo e il Golf Club Milano. Lo si teorizza chiaramente con riferimento all’autodromo, laddove si parla di un passaggio dalla concessione onerosa sotto forma di corresponsione di un canone per le funzioni svolte, a una partecipazione alla conservazione dell’intero complesso monumentale e alla sua valorizzazione diretta e per tramite della realizzazione di un surplus monetario da destinarsi alla conservazione del Complesso stesso. 

La prospettiva che si fa strada in questa visione è quella di proseguire, aggravandoleulteriormente,nellesceltenovecenteschechehannoportatoallanefanda dipendenza e subordinazione dalle grandi concessioni che hanno potuto dettar legge e, soprattutto, a insinuare la logica del disvalore, dunque, della svendita al peggior offerente, di quello che a parole si esalta come un gioiello, ma nella realtà si liquida come “sterpaglia” (il prato del Mirabello con il Viale dei Carpini e la vista sulle montagne lombarde, frutto della demolizione dell’ippodromo).

 

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Interventi del pubblico

 

GLI ASPETTI SPECIFICI

Un elemento fortemente negativo è la previsione di unaCittadella dello sport che amplia e consolida la presenza e la consistenza simbolica della valenza sportivo/ricreativa, tanto da inserirla nel Sistema della cultura, come luogo di promozione del Parco, mettendo a sistema gli spazi espositivi già esistenti in quell’area e aggiungendone di nuovi, in analogia con quanto avviene per grandi aree impoverite e dismesse.

Il Masterplan rinuncia a dare al complesso monumentale l’identità e il valore che gli spettano, trattandolo come un Parco e una Villa qualsiasi, solo un po’ troppo grandi, dunque da spezzettare e affidare a chiunque purché paghi (esattamente quello che si è fatto con Halloween o il mercatino di Natale della Vision Plus), puntando sul numero delle manifestazioni e dei concessionari, e non certo sulla loro qualità o corrispondenza con la dignità del monumento e la fruibilità garantita al pubblico.

Entrando nel merito di alcune scelte, risultano non condivisibili:

  1. Il cambio di destinazione d’uso del Serrone della Villa Reale, con la previsionedi inserirvi attività commerciali:
  2. La trasformazione in spazio direzionale dell’ala nord della Villa Reale;
  3. La riconferma e il restauro della pista di alta velocità (sopraelevate) comepresenzastorico-culturale,checontrastanoconlademolizioneprevistadalPTCdelParcoValleLambro(art.17)e,inpassato,danumerosistrumentipianificatori.
  4. La formazione di un polo dello sport che investirebbe l’intera area nord delParco, compromettendone il disegno originario
  5. Il numero esorbitante di casine trasformate in punti di ristoro; tanto più che quella funzione ha visto il recente fallimento di quel tipo di attività (Villa Reale, Torretta, Cascina del Sole, ristorante in Villa, solo per citarne alcuni);
  6. L’equiparazione Villa Reale - Autodromo che si configura come il tentativo di far assurgere l’Autodromo a uno status di presenza storico - “culturale”, al pari della Villa Reale, per giustificarne la compatibilità con il Parco;
  7. Più in generale, non è assolutamente condivisibile la previsione del totale congelamento dello status-quo che ha portato alla frammentazione e alla compromissione del disegno originario, causato dall’inserimento delle grandi concessioni:
  8. La preoccupazione di rendere economicamente in pareggio il bilancio economico di Parco e Villa non è sostenuta solamente dalla previsione di un semplice aumento del 1% dei canoni di concessione (a fronte di un’inflazione che nel 2022 ha raggiunto il 10%), mentre non viene preso in considerazione, se non come auspicio, il finanziamento tramite un contributo ministeriale costante come, invece, accade già ora per gli autodromi di Monza e Imola, oltre che per Venaria Reale;
  9. SempresulpianoeconomicosiosservacheilMasterplan,oltrechesullagovernance, non ha fatto nessuna ricerca sui bilanci di enti comparabili con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza. Ad esempio la Venaria Reale
  10. NonrisultacondivisibilelaeventualetrasformazionedelConsorzioinunaFondazione con la partecipazione diretta dei concessionari (autodromo e golfin primis). Il modello di governance risulta formulato in modo molto fumoso e per “addetti ai lavori”, lasciando trasparire l’impressione che nel Parco contino di più i concessionari che il Consorzio o che siano in conflitto;
  11. Le previsioni decennali, sia di possibili ampliamenti dell’utenza sia di carattereeconomico, non sono sostenute da indagini e prospettazioni credibili. Manca un’indagine quantitativa relativa agli utenti e alle manifestazioni svolte, come emerge dal Progetto di monitoraggio del Masterplan;
  12. Manca altresì un elaborato che riporti e metta a confronto gli esempi virtuosidi gestione di Parchi e Ville storiche in Italia e all’estero, analizzando anche laparteeconomica;
  13. Manca una valutazione approfondita dell’impatto che potrà avere la fermata della metropolitana 5, che potrebbe incidere negativamente in termini di taglio di alberi, dell’asfaltatura (che compromette la permeabilità del terreno) e dell’utilizzo del parcheggio come interscambio per altre destinazioni;
  14. Anchesulpianoeconomico-finanziario,il Masterplan mostra limiti evidenti che dipendono, per buona parte, da quella che abbiamo definito un’impostazione riduttiva, non orientata al valore effettivo dell’unicum rappresentato dal complesso monumentale, che dovrebbe suggerire di aspirare ad esempi prestigiosi.

 

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  Interventi del pubblico 

 

IL MASTERPLAN COME STRUMENTO NON ADEGUATO ALLO SCOPO

Vediamo di capire che cosa sia il Masterplan come strumento di pianificazione. Se sientra nel sito web di quel Masterplan si dice tra l’altro che Il Masterplan è un documento di indirizzo strategico che sviluppa un’ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio, individuando i soggetti interessati, le possibili fonti di finanziamento, gli strumenti e le azioni necessari alla sua attuazione.”

Poi, per una maggiore definizione, il sito rinvia a Wikipedia, la cosiddetta enciclopedia online, che al secondo capoverso chiarisce però che il Masterplan: 

È uno strumento volontario che è liberamente condiviso e approvato dai soggetti interessati, siano essi pubblici e /o privati, da attuarsi mediante una o più intese ed è caratterizzato da processi partecipativi che sanciscono la validità del suo contenuto ai fini economici e sociali per i cittadini dei territori interessati dal progetto di programmazione territoriale. Non ha pertanto un valore prescrittivo intrinseco in quanto le azioni progettuali in esso contenute sono attuabili esclusivamente attraverso accordi fra i soggetti interessati e che possono essere modificati, di comune accordo, ogni volta che si ritenga necessario, poiché non è regolato da leggi. Nei paesi di lingua anglofona è stato usato per interventi di pianificazione e programmazione territoriale”.

Forse gli estensori si sono dimenticati che siamo in Italia e non ci risulta che quel Piano sia previsto, assistito e supportato da alcuna norma di legge nazionale o regionale. Non è un piano urbanistico cogente e vincolante. E’ un atto volontario non avente valore prescrittivo, sempre e comunque modificabile, peraltro senza che sia chiaro con quali procedure approvarlo e/o modificarlo. E nel caso il Masterplan sia assimilato a un programma, ci chiediamo se sia necessario che venga sottoposto a un procedimento di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) così come prevede la Direttiva europea 2001/42/CEE, il Dlgs 152 del 2006 e la Legge regionale 12 del 2005 (art. 4).

 LA NOSTRA PROPOSTA

Per questi motivi, si ritiene che lo strumento più adatto per affrontare questi temisia quello del Piano Particolareggiato, ai sensi della legge 1150 del 1942 (art. 13 e seguenti), con le sue chiare procedure di redazione, adozione e approvazione. Anche l’occasione della revisione del PGT vigente (ora avviata) possa essere l’occasione per stabilire quella prescrizione per quella zona, da considerarsi come fosse un Centro storico da trattare in forma vincolante (con Norme chiare) in ogni sua parte sia per gli edifici esistenti da restaurare sia per normare gli usi compatibili anche di tutti gli spazi liberi. Pensiamo che sia necessario uno strumento urbanistico normato da legge e non un semplice documento di indirizzo, di gestione e di marketing indirizzi che poi molto spesso vengono interpretati con assoluta discrezionalità e documenti che rimangono poi dimenticati in qualche armadio degli enti coinvolti.

Un possibile esempio da seguire è quello costituito dalle Tavolegrafiche (Tav. 5), dalla Relazione e dalle Norme del PRG redatto dalla Studio Benevolo con l’assistenza di Massimo de Vico Fallani (si veda il loro curriculum), Piano urbanistico poi adottato dal Consiglio comunale il 7 marzo 1997 (CC. 23).

 

 Qui il documento integrale: Documento su Masterplan 27 maggio 2023.pdf