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Molti sono gli interrogativi che è necessario porsi per il futuro
e il recupero culturale ed ambientale di un patrimonio di valenza europea

Per decenni a Monza le persone e le associazioni più sensibili all’ambiente hanno lanciano appelli accorati per il recupero dell’incredibile patrimonio culturale, ambientale e di conseguenza anche economico rappresentato dal Parco e dalla Villa Reale di Monza.

Recupero che, si è sempre chiesto, è necessario avvenga in modo unitario, mobilitando risorse che la sola città di Monza non possiede.

Un primo segnale forte in questa direzione venne nel 2004, quando l’amministrazione di centrosinistra guidata da Michele Faglia e la Regione Lombardia pubblicarono un bando di concorso internazionale per il restauro della Villa Reale. Bando vinto dal raggruppamento guidato dall’arch. Carbonara, che ora sta completando il progetto preliminare.

Un altro segnale importante arrivò nella primavera dell’anno scorso, dopo la designazione di Milano come sede di Expo 2015. La Villa Reale di Monza è indicata come possibile sede degli eventi di rappresentanza dell’Expo stesso.

In luglio venne poi firmato l’accordo strategico tra Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Lombardia, comuni di Monza e Milano per il restauro e la successiva valorizzazione culturale del Parco e della Villa Reale di Monza. Questo accordo prevede la formazione di un consorzio tra questi enti: la bozza di statuto è da qualche settimana all’attenzione dei Consigli Comunali di Monza e Milano.

Questi avvenimenti sembrano aprire una opportunità di portata storica.

Non solo per la nostra città, ma anche per la futura provincia e per l’intera Regione. L’esempio del restauro di Venaria Reale, da poco concluso, dimostra che il patrimonio culturale ed ambientale può diventare una risorsa molto importante.

Molti però sono gli interrogativi che è necessario porsi per il futuro.

Il recupero culturale ed ambientale di un patrimonio di valenza europea come il Parco e la Villa Reale rappresenta una impresa molto difficile. Richiede prima di tutto una grande progettualità, un adeguato livello professionale delle figure coinvolte, risorse molto consistenti. Il rischio quindi è che venga messo in piedi una struttura inadeguata, rivolta solo a gestire l’esistente, o peggio ad accontentare qualche clientela politica. Ancora, la partecipazione dei privati può essere un importante occasione per reperire risorse e contributi qualificati, ma può portare ad ulteriori privatizzazioni ingiustificate di un patrimonio che invece è necessario restituire, finalmente, al godimento pubblico.

Lo strumento del Consorzio, che pare per volontà del Ministero ha sostituito la Fondazione immaginata da Faglia, vede la parità dei quattro enti fondatori: Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Lombardia, comuni di Monza e Milano. Ma il patrimonio conferito al Consorzio non è per niente uguale: soprattutto Monza, che ne conferisce la metà, quando si tratterà di decidere avrà solo un quarto dei voti e potrà essere messa in un angolo. Ma, diciamoci la verità, quanto ha fatto finora Monza per il recupero del Parco e della Villa? E quanto potrebbe fare, con le sue sole risorse? E perché non coinvolgere nel Consorzio i comuni confinanti e la futura Provincia di Monza e Brianza? E quale ruolo riconoscere alle associazioni, che tanto si sono spese finora per il Parco e la Villa?

È necessario, quindi, che il processo che si sta avviando veda la più larga partecipazione pubblica. Solo un processo partecipato, trasparente e condiviso potrà dare le opportune garanzie perché Parco e Villa Reale tornino al loro antico splendore, portando grandi benefici alla città di Monza, alla costituenda Provincia ed a tutta la Regione.


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