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Vorrei | Rivista non profit

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Riceviamo e pubblichiamo

Campagna Nazionale “Stop al Consumo di Territorio”
Sabato 24 gennaio 2009 alle ore 10, presso il Palazzo Comunale di Cassinetta di Lugagnano, verrà presentata l’iniziativa nata per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul preoccupante fenomeno della cementificazione in Italia.

Interverranno:
Luca MERCALLI - Presidente Società Meteorologica Italiana
Domenico FINIGUERRA - Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Gino SCARSI – Cittadino di Canale d’Alba, primo firmatario della Campagna
Vanda BONARDO - Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta
Marco BOSCHINI - Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi
Mauro BAIONI - Direttore Scuola di Formazione Eddyburg
Renata LOVATI – Allevatore e agricoltore, Cascina Isola Maria Albairate
Mario AGOSTINELLI – Presidente Unaltralombardia

L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.
Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.
Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi, è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.
Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari. Non si può andare avanti così!
La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata.
Curiamola!

 

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