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Vorrei | Rivista non profit

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C

ase alte o case basse? Gli edifici a torre dovrebbero avere il vantaggio di recuperare più spazi a verde; le case basse, quello di avere un minor impatto ambientale e visivo. Sempre più spesso si trovano oggi progetti dove svettano torri “falliche": a Milano, a Sesto San Giovanni, a Villasanta e persino a Triuggio, in Brianza. In realtà le case alte, spesso, si calano in situazioni dove la densità territoriale è già molto elevata e quindi non ottengono neppure lo scopo di salvare spazi liberi e vivibilità, ma di densificare una situazione già pesante, a puro scopo speculativo, peggiorandola. Per non parlare del paesaggio e del territorio intorno. Un libro del 1925 di Le Corbusier dimostra che la questione non è nuova. Andando a ritroso, quel tipo di soluzione sembrerebbe essere figlia di una cultura “di destra” o di “interessi speculativi”.

 

Riportiamo appunto, nel seguito, alcuni brani tratta dal libro “Urbanistica”, scritto da Le Corbusier nel 1925; alcune immagini del plastico del progetto firmato da Renzo Piano per le aree ex Falck a Sesto San Giovanni; un breve commento su architettura e fascismo, tratto dal sito “Movimento idea sociale” di Pino Rauti; le tabelle delle densità di popolazione per kmq nel mondo, nei capoluoghi in Italia e poi nei comuni della Provincia di Milano. Tra questi ultimi, sono stati evidenziati quelli che, tra censimento 1991 e quello del 2001, hanno mostrato un calo di popolazione. Non a caso, sono anche quelli che hanno le densità maggiori di popolazione per kmq. Inseriamo alla fine dell’articolo un'intervista a Leonardo Benevolo, estratta dal “Il Giornale” del 17 aprile 2008, sempre relativa all'argomento.

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.”Al posto di una città piatta e compressa, tale che se l’aereo la rivelasse per la prima volta ai nostri occhi ne resteremmo sgomenti, s’innalza ormai un città in altezza, offerta all’aria e alla luce, chiara, scintillante, radiosa. Il suolo sino a questo momento coperto da case addossate che coprono il 70-80% della superficie, è occupato dall’area costruita solo per il 5%. Il rimanente 95% è destinato alle grandi arterie, ai parcheggi e alle aree verdi. I filari di alberi dal fitto fogliame sono doppi e quadrupli; i parchi che si svolgono ai piedi dei grattacieli fanno sì che il suolo di questa città sia un immenso giardino”…..(pag. 269)

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…” Al posto degli ignobili quartieri che non conosciamo mai abbastanza, con densità di 800 abitanti per ettaro, ecco quartieri la cui densità può toccare i 3.600 abitanti per ettaro. Vorrei che il lettore, con uno sforzo di immaginazione, cercasse di rappresentarsi questo nuovo tipo di città sviluppata in altezza: s’immaginasse che tutto questo caos di forme cresciute sul terreno come arida crosta venisse raschiato via, eliminato, e sostituito da puri prismi di cristallo, alti sino a 200 metri e ossia distanti tra loro, con la base che si perde tra le fronde degli alberi. Una città che sinora strisciava per terra e si eleva d’un tratto in uno stato di ordine più naturale, che sulle prime può sembrare inconcepibile alla nostra mentalità fossilizzata da secolari abitudini”….(pag. 270)

.” Ogni grattacielo può ospitare da 20.000 a 40.000 impiegati. I 18 grattacieli possono dunque contenere nel complesso da 500.000 a 700.000 persone, la schiera destinata a dirigere la vita del paese.”…(pag. 271)

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.”Un’arteria di attraversamento diretta a sud potrebbe dipartirsi dalla nuova stazione centrale, tra centro direzionale e quello residenziale. La grande arteria di attraversamento est ovest, che oggi manca assolutamente,sarebbe un canale in cui verrebbe distribuito il traffico congestionato della rete poligonale attuale. Questa grande arteria ci libera dai sistemi chiusi e ci pare le due porte estreme verso l’esterno.”…(pag. 274)

.” Il mio sogno è di vedere Place de la Concorde vuota, deserta, silenziosa e gli Champs-Elysées come tranquilla passeggiata. Il “Plan Voisin” libera tutta la parte storica della città, da Saint-Gervais all’Etolie, restituendole l’antica pace.”….(pag. 275)

…” Il Plan Voisin, occupa con gli edifici solo il 5% della superficie del suolo, salvaguarda i resti del passato e li colloca in un quadro armonioso: in mezzo al verde. Ma sì, le cose così muoiono un giorno, e questi parchi alla “Monceau” sono tanti cimiteri tenuti con estrema cura. Qui si viene a erudirsi, a sognare e a respirare: il passato non è più qualcosa che minaccia la vita, ha trovato la sua sistemazione”….(pag. 278)

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....“ La ragione che sembrava dominare incontrastata avrebbe finito per inclinare il nostro spirito al più nero pessimismo, ma le potenti forze della vita sembrano volerci ora spingere verso una nuova avventura. Ragione e passione si alleano per intraprendere un’opera costruttiva. Si matura una nuova mentalità, un nuovo stile. C’è già chi preannuncia come sicura questa presa di coscienza, da cui nascerà la fierezza – la fierezza, leva delle masse.

Il nostro mondo, come un ossario, è ricoperto da detriti di epoche morte. Un compito urgente ci aspetta: costruire il quadro della nostra esistenza. Ripulire le nostre città da quei resti di ossa che stanno andando in putrefazione, e costruire la città del nostro tempo. Quanti si sentono stanchi e offesi cercano di resistere, facendo appello alla fallace saggezza della loro esperienza. In realtà appartengono ancora all’epoca passata e non sanno adeguarsi all’oggi. Mentre nuove generazioni sono pronte a dedicarsi anima e corpo ai nuovi problemi”….(pag. 236)

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Sesto San Giovanni: il piano sulle ex aree Falck.

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…“In questo atteggiamento di fiducia verso il fascismo Terragni non era un isolato. L'architetto che più d'ogni altro apprezzava per il suo coraggio e la sua forza creativa, Le Corbusier, non aveva dimostrato interesse e fiducia per il fascismo? Non si era iscritto, intorno al 1925, al "Fasceau" di Valois (Cfr. R. Gambetti e C. Olmo, Le Corbusier e l'Esprit Nouveau, Torino Einaudi 1975, p. 46, n. 117) e non aveva, nel 1933, nel volume su La ville Radieim (sic), pubblicato la fotografia di una radunata oceanica a piazza San Marco a Venezia, indicando nella manifestazione un sintomo del fatto che in Europa a Roma, a Mosca, a Berlino «folle immense si riunivano intorno a idee forti»? Non avrebbe poi visitato Roma nel giugno del 1933, mostrandosi disponibile a collaborare con il Regime? E lo stesso non fece, poco dopo, Walter Gropius? La verità è che il fascismo, in quel momento, riscuoteva credito in Europa e un giovane della generazione di Terragni, deciso a sposare la causa del rinnovamento radicale in funzione delle esigenze di un mondo profondamente cambiato, poteva ben credere che il fascismo in quanto "forza rivoluzionaria" fosse più adatto della democrazia a imporre lo stile di vita moderno e l'architettura capace di esprimerlo, realtà decisamente minoritarie specialmente in Italia. Si tenga conto tra l'altro che essendo una sola persona il depositario incontrastato della volontà politica del regime, di fronte alle remore e alle contraddizioni della gestione locale del partito, e di fronte all'ostilità di molti gerarchi verso il rinnovamento e la libertà delle arti c'era sempre la possibilità di attribuire al Duce il ruolo di fare chiarezza a vantaggio della giusta causa. E Mussolini, nella sua ambiguità, era ben lieto di svolgere questo ruolo di Sibilla Cumana e di depositario delle speranze dei giovani.”…

Tratto da: Movimento idea sociale
Fascismo: fu una grande modernità architettonica

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Scarica i dati sulle densità di popolazione in Lombardia, nelle principali città italiane e nel mondo, con un articolo di Davide Carlucci di Repubblica sull'allarme sovraffollamento nell'hinterland milanese »
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Sull'argomento vedi anche "Milano, città svenduta al cemento"


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Gli autori di Vorrei
Giorgio Majoli
Author: Giorgio Majoli

Nato nel 1951 a Brescia, vive a Monza dal 1964. Dal 1980 al 2007, ha lavorato nel Settore pianificazione territoriale del Comune di Monza, del quale è stato anche dirigente. Socio di Legambiente Monza dal 1984, nel direttivo regionale nei primi anni ’90 e dal 2007, per due mandati (8 anni). Nell’esecutivo del Centro Culturale Ricerca (CCR) di Monza dal 1981. Ora pensionato, collabora come volontario, con associazioni e comitati di cittadini di Monza e della Brianza, per cercare di migliore l’ambiente in cui viviamo.Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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