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Il 30 settembre il Consiglio regionale della Lombardia ha sferrato un duro colpo al federalismo delle infrastrutture tanto invocato da Formigoni e dalla Lega, svuotando la L.R 26 maggio 2008 n° 15 “infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale” (allegato 1) definita pomposamente anche "Legge obiettivo lombarda" Si tratta di una legge che fin dalle sue origini è stata duramente contestata da diverse Associazioni e Comitati della Lombardia i quali, nel giro di poche settimane, avevano raccolto alcune migliaia di sottoscrizioni attorno ad un appello che invitava la Regione a ritirare il progetto di legge che la promuoveva (Pdl n° 226/2007 – allegato 2).

Si trattava di un progetto miope e irresponsabile, poiché assumeva come bussola e ratio suprema la fretta di velocizzare la costruzione di 52 infrastrutture tra cui ovviamente anche le grandi opere autostradali, cioè la Pedemontana, la Bre.be.mi e la Tangenziale est milanese (Tem) e di rendere appetibile al capitale privato gli interventi, senza porsi troppi problemi sul come farle e sul conseguente impatto ambientale e territoriale.

Oltre al merito, tale progetto mirava ad affermare una interpretazione tutta “lombarda” della riforma del titolo V della Costituzione in materia di legislazione concorrente per cui, di fronte alle inerzie e ritardi procedurali da parte del Governo e dei Ministeri la Regione “sussistendo la necessità di procedere con urgenza alla realizzazione delle infrastrutture strategiche di particolare rilevanza per il territorio lombardo” (art. 1 comma 3), rivendicava l’applicazione di un proprio “potere sostitutivo, specificato al titolo III dell’articolato. Il progetto prevedeva altresì una sorta di maxi-deroga agli strumenti urbanistici e paesistici poiché stabiliva che le concessioni per le infrastrutture, approvate con decreto dal Presidente della Regione (art. 10, comma 1), potevano comprendere anche l'autorizzazione per l'edificazione delle aree limitrofe (art. 10, comma 3).

In altre parole, essendo noti e significativi i problemi finanziari che comportano le faraoniche opere autostradali, la Giunta della Regione Lombardia, pur di accelerare la realizzazione delle pesanti infrastrutturazioni del territorio previste nei propri programmi, non trovava di meglio che offrire come preda le aree più o meno adiacenti il tracciato delle autostrade a chi ha capitali da investire per costruire centri commerciali, autogrill, quartieri residenziali di lusso o quant'altro. Il tutto per incentivare gli investitori a contenere e ridurre "i margini operativi di gestione” e contribuire così “all'abbattimento del costo dell'esposizione finanziaria dell'iniziativa complessiva” (art.10, comma 3). All’'impatto diretto e indiretto sul territorio delle infrastrutture progettate, già pesantissimo di per sé, sia in termini di inquinamento ambientale, che di consumo del suolo, si metteva così in conto anche quello connesso alla valanga di edificazioni a latere che comportavano, una volta di più, una abdicazione ad ogni idea di governo pubblico del territorio.

Nonostante una dura opposizione in Consiglio regionale da parte del Gruppo consiliare di Rifondazione comunista, dei Verdi e della Sinistra democratica, il progetto di legge, nel nome del federalismo fai da te, passava con semplici ritocchi di contorno introducendo così unilateralmente il potere sostitutivo della Regione (art. 1 comma 3 e art. 6 comma 1). Quanti in Consiglio avevano rilevato che la legge presentava palesi violazioni del quadro costituzionale furono zittiti in malo modo, come nemici della Lombardia.

Eppure, sono passati soltanto cinque mesi dalla sua approvazione e la Giunta Formigoni è stata costretta a modificarla. A leggere la relazione ufficiale di accompagnamento del nuovo progetto di legge n° 330 del 24 settembre 2008 di iniziativa della Giunta regionale, si sarebbe trattato semplicemente di introdurre alcuni aggiustamenti tecnici, ma basta dare un’occhiata all’articolato per capire che ci si trova di fronte a ben altro, ossia ad una vera e propria retromarcia della Giunta dato che le modifiche introdotte comportano l’eliminazione dell’automatismo del “potere sostitutivo”.

Cosa assai interessante da osservare è il fatto che a minacciare di impugnare la legge lombarda davanti alla Corte costituzionale, e dunque ad imporre tali modifiche, non è stato un qualche “giudice rosso”, bensì il Governo Berlusconi. E così ora, dopo le modifiche introdotte, la Regione ha soltanto i poteri che il governo, mediante accordi, vorrà concederle. In altre parole, esattamente la situazione normativa preesistente all’approvazione della legge n° 15.

Tra le modifiche introdotte alla legge (allegato 3) c’è da segnalare anche quelle conseguenti all’approvazione di un emendamento presentato dal gruppo Regionale di Rifondazione Comunista al famigerato art. 10 comma 3 della legge il quale, come accennato sopra, permette la possibilità di estendere le concessioni delle infrastrutture anche ad interventi di carattere insediativo e territoriale previsti nell’accordo di programma. Anche se è stato respinto l’emendamento che ne prevedeva la soppressione, la maggioranza ne ha comunque accolto un altro che condiziona la concessione al preventivo “parere obbligatorio e vincolante dei comuni territorialmente interessati” e l’obbligo, nel caso in cui tali interventi comportino l’estensione dell’area oggetto della concessione e ove non sia diversamente disposto dalla normativa vigente, di prevedere “a carico della società concessionaria e in accordo con gli Enti interessati, la realizzazione di adeguate opere e misure di mitigazione e compensazione dell’impatto ambientale, territoriale e sociale”.

Grazie a queste modifiche ora la legge ha due vincoli in più. Spetta ora ai comuni fare buon uso del potere conferito loro dalle modifiche introdotte alla legge n°15 tenuto conto che di per se la devoluzione verso il basso dei poteri non sempre coincide con il loro buon uso. È vero che ora sono previsti degli interventi mitigativi e compensativi, tuttavia essi non devono costituire un incentivo o una giustificazione per cedere alle lusinghe della speculazione. Un ruolo importante in tal senso potrà ora essere certamente svolto anche dai Comitati locali a difesa del territorio e dell’ambiente che, organizzati entro la Rete lombarda dei comitati, potranno far pesare sulle Amministrazioni le loro ragioni.

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