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La rivista che vorrei

Uno studio della Provincia di Milano ha misurato l’impatto ecologico della popolazione del territorio provinciale. Risulta una provincia in debito ecologico così come l’Italia nel suo complesso

E’ una provincia, quella milanese, in deficit ecologico. Che lascia ben impressa nel terreno la propria impronta ecologica, riconoscibile per il consumo legato soprattutto ad alimentazione, abitazioni e beni.

Sono alcune conclusioni che emergono dalla presentazione del progetto “L’impronta ecologica della provincia di Milano”, un’indagine voluta dalla Provincia per capire l’impatto ecologico della popolazione che vive sul territorio provinciale. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con Ambiente Italia, ricorrendo a metodologie avanzate di calcolo.

Ma cos’è l’impronta ecologica? Si tratta di uno strumento innovativo fondato su calcoli complessi che ci consente di capire il grado di sostenibilità del nostro modo di vivere. E’ l’orma ecologica che il nostro sistema lascia dietro di sé come l’impronta che i piedi disegnano nella sabbia. La traccia che rimane è il riflesso dei nostri comportamenti e dell’impatto che essi hanno sull’ambiente. Per fare un esempio concreto più consumiamo quantità di energia e risorse disponibile, maggiore è l’impronta ecologica che lasciamo.

Per ottenere i dati dell’area provinciale milanese si è fatto ricorso a una metodologia di confronto con i dati medi italiani relativi ad alcune categorie specifiche come l’alimentazione, le abitazioni, la mobilità, l’utilizzo di beni e servizi, il consumo di suolo. L’impronta ecologica provinciale è stata così ottenuta sulla base dello scostamento percentuale dei consumi medi provinciali pro-capite nelle precedenti categorie.

In questo modo si sono scoperti risultati interessanti. Ad esempio che l’impronta ecologica della provincia milanese è di 4,17 gha/ab (ettari globali), il che significa leggermente sopra la media nazionale che si consolida a 4,15 gha/ab.

Se poi osserviamo i risultati sulla base della tipologia di consumi, emerge che la componente principale deriva dai consumi per alimentazione (circa il 29% di quelli nazionali), seguita dal consumo di beni (pari al 26%). Subito dopo ci sono i consumi per trasporto (17%), quelli per abitazione (al 14% e dovuti all’utilizzo di energia come gas e luce), infine i servizi al 7%.

Ma il dato più allarmante è che l’impronta ecologica pro-capite degli abitanti del territorio provinciale è pari a circa 30 volte la biocapacità del territorio stesso. Dove per biocapacità si intende la capacità ecologica di un’area. Il che significa che se nel nostro pianeta tutti mantenessero lo stesso stile di vita dei milanesi, ci vorrebbero due pianeti per sostenere i consumi.

Milano e la sua provincia, quindi, scoprono di avere un deficit ecologico perché l’impronta ecologica supera la capacità ecologica della nostra area. Ma anche l’Italia non se la passa bene perché ha un debito ecologico pari a –3,14. Lo stesso vale per la Germania il cui debito ecologico è di – 2,81. Peggio di noi fanno gli Stati Uniti e il Giappone. Il maggiore creditore ecologico, virtuoso dell’ambiente, è invece la Nuova Zelanda con un + 8,99.

Da Eco dalle città

 

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