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Abbiamo intervistato Giorgio Majoli, dal 1980 al 2007 nel settore Pianificazione e Programmazione Territoriale del Comune di Monza, per ricostruire il rapporto fra gli amministratori della Lega Nord della città e le politiche urbanistiche.

In quel primo quinquennio leghista l’urbanistica spiccò per il coraggio delle scelte poste a tutela del territorio

Majoli, lei lavorava in Comune sin dai tempi delle prime giunte leghiste; cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?
Se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, le speranze di un Pgt simile, nelle scelte fondamentali, al Prg del ’97 sono poche. Nel dicembre del ‘92, dopo un periodo commissariale provocato da Mani Pulite, le elezioni amministrative a Monza indicarono come partito di maggioranza relativa (32% di consensi) la Lega Nord di Aldo Moltifiori e Marco Mariani. Entrambi diventarono sindaci: il primo da quell’anno sino alla fine del ’95 e Mariani fino alla fine del ’97. In quel quinquennio l’urbanistica spiccò per il coraggio delle scelte poste a tutela del territorio. Lo voglio ricordare perché oggi, a 15 anni di distanza, non si hanno gli stessi sentori…La Lega ha intrapreso strade diverse.

Si spieghi meglio.
Sembra che abbiano cambiato posizione. La Giunta Moltifiori aveva ben tre assessori esterni: Maurizio Antonietti, un indipendente di sinistra, messo a capo della Pianificazione territoriale; Carlo Vittone dei Verdi, all’Ecologia e Massimo Ferrari alla Mobilità e Trasporti, legato anche lui alo stesso mondo associativo. Uno dei primi atti che caratterizzarono la Giunta Moltifiori in campo urbanistico fu l’incarico per il nuovo PRG affidato nei primi mesi del ’93 a Leonardo Benevolo, uno dei più noti architetti italiani, famoso soprattutto per i numerosi saggi di storia dell’architettura e dell’urbanistica italiana ed europea. Nel luglio ’93 ci fu l’adozione della variante denominata Parco di Cintura urbana, che cancellava 3 milioni di metri cubi previsti sulle aree agricole dal vecchio PRG ’71; nell’ottobre del 1993 la presentazione della prima bozza di Piano; nel luglio ’95 la presentazione in Consiglio Comunale del nuovo PRG; nel marzo ’97 la sua adozione con alcune modifiche alla proposta iniziale; tra l’ottobre e il dicembre ’97 la pubblicazione a cui seguì la raccolta delle osservazioni (530 quelle pervenute entro termini).
Come si può notare fu un’azione martellante ed un percorso non semplice sia dal punto di vista tecnico che politico, considerato anche il fatto che il Comune aveva iniziato la revisione del vecchio PRG nel lontano 1981, provocando però la repentina caduta della Giunta nel 1985 su una bozza disegnata solo a grandi linee. Il PRG venne adottato nel 1997 da Mariani all’unanimità con il voto favorevole della maggioranza (Lega, DC, MIM) e l’astensione benevola delle opposizioni di sinistra (PDS, Rete, Verdi, Rifondazione Comunista).

Il Piano Regolatore Generale "Benevolo" adottato nel 1997

Il nuovo Pgt è stato approvato con il consenso dell’opposizione.
Certo. Ma ci sono due considerazioni da fare. La prima: l’assessorato all’Urbanistica è stato affidato da Mariani a Paolo Romani, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, il cui fratello Paolo, come noto, ha da tempo alcuni rilevanti interessi immobiliari in località Cascinazza, un’ area che tra l’altro sta cercando da tempo di vendere ad altri. In secondo luogo la campagna elettorale che ha visto la rielezione di Marco Mariani è stata corposamente finanziata dal partito di maggioranza (Forza Italia) che conta ora il 37% dei consensi. Anche se l’attuale compagine di governo ha approvato il PGT ereditato dalla precedente Amministrazione di centrosinistra con Sindaco Faglia, lo ha fatto obtorto collo mettendo subito in campo la sua modifica per almeno 24 casi. I più rilevanti dei quali riguardano proprio le aree agricole dove gli appetiti immobiliari non sono mai morti.

Il Piano di Governo del Territorio "Viganò" approvato nel 2007

Monza si sta mettendo sulla strada di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. L’ambiente è un bene prezioso che va salvaguardato per consentire maggiore vivibilità

Da Palazzo sono usciti recentemente alcuni segnali di indirizzo. Citando testualmente dalle dichiarazioni dell’assessore Romani in un’intervista apparsa poche settimane fa, si parla di una monorotaia lungo il canale Villoresi, di una pista da sci al coperto alle ex Cave Rocca e un ippodromo da ricollocarsi nel Parco di Monza, oltre ad un polo sportivo allo stadio Brianteo.
Io le interpreto come fuochi d’artificio con relativo fumo negli occhi per nascondere le reali intenzioni cementificatorie sulle residue aree agricole e libere in città.

E se al Comune mancano i soldi in cassa?
Molto spesso gli amministratori, quando vogliono lasciar costruire qualcuno, invocano come un ritornello due usurati argomenti: 1) "non possiamo fare diversamente perché altrimenti dovremo pagare i danni…” 2) “il Comune è senza soldi e quindi dobbiamo lasciarlo costruire...". In realtà, se poi si va bene a vedere, né l’uno né l’altro ragionamento regge, sia storicamente che logicamente. Prendiamo per esempio la questione Cascinazza: 1) il Comune ha vinto definitivamente nel 2007 in Corte di Casssazione una causa per danni che ha riconosciuto che praticamente nulla è dovuto al privato; 2) quasi mai si calcolano i costi ambientali indotti sulla collettività da un’edificazione massiccia senza un reale fabbisogno di nuove case (soprattutto se di lusso), sia in termini di nuovi servizi poi necessari e da gestire, sia in termini di ulteriori congestioni da traffico e spostamenti, settori tradizionalmente in deficit cronico o accollati direttamente a ciascun cittadino. È quindi un gatto che si morde la coda: più lasci costruire in modo insensato e più problemi avrai e si creeranno in Città. È come far diventare obeso un individuo per poi dovergli curare la malattia a spese di tutti. Meglio una dieta controllata fin dall’inizio.

Sta parlando di speculazione edilizia?
Si. Di questo passo Monza si sta mettendo sulla strada di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. L’ambiente è un bene prezioso che va salvaguardato per consentire maggiore vivibilità e non provocare, con funzioni attrattive, altre congestioni di traffico in una città dove la popolazione è ormai stabile da 25 anni. E, soprattutto, la città non desidera peggiorare la propria situazione omologandosi a quella che a suo tempo Benevolo definiva “l’indistinta periferia milanese”.

L'intervista risale agli inizi di giugno, nel frattempo alcuni elementi si sono aggiunti alla discussione sul nuovo Pgt, torneremo molto presto ad occuparcene.