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Leonardo da Vinci Virgin of the Rocks National Gallery London

Uno scenario naturale mozzafiato, alcuni degli edifici di archeologia industriale più belli d’Italia. Da Vinci fu frequentatore di questi luoghi. Ammaliato, ne venne ispirato per uno dei suoi dipinti più celebri.

Il tratto del fiume Adda che va da Imbersago a Trezzo si può definire senza dubbio un museo a cielo aperto. Uno scenario naturale bellissimo e unico, a volte mozzafiato, che si integra perfettamente con alcuni degli edifici di archeologia industriale più belli d’Italia. Leonardo da Vinci fu frequentatore di questi luoghi. Ammaliato, ne venne ispirato per uno dei suoi dipinti più celebri.

Lungo il percorso, su una facile e comoda pista ciclopedonale si possono incontrare tre centrali idroelettriche di fine Ottocento, oltre a chiuse, dighe, ville, castelli, chiesette e oasi naturali protette. Le testimonianze di secoli di storia sono ovunque, e solo per pura fortuna il paesaggio ne conserva ancora quasi integro l'aspetto. L’Adda è un fiume lungo 313 chilometri, ma indubbiamente questo suo tratto di circa 13 km è il più bello, il più affascinante: solo qui si può osservare un vero canyon che scende tra pareti di roccia ripide, ricoperte di boschi, che si riflettono nelle sue acque di smeraldo.

 

percorso imbersago trezzo

 

L'ADDA DI LEONARDO DA VINCI

leonardo da vinci

 

Perché si dice “l'Adda di Leonardo”? Le ragioni sono molteplici. Leonardo ha vissuto per circa vent'anni a contatto con questo fiume, lasciandovi numerose tracce nei suoi scritti su questo territorio. Ne era talmente affascinato da disegnarlo e dipingerlo nelle due versioni dell'opera La Vergine delle Rocce, quella al Louvre e quella nella National Gallery. Fu ospite, tra il 1511 e il 1513, presso la Villa Melzi d’Eril di Vaprio, lasciandovi disegni e macchine da lui inventate e realizzandovi un prezioso affresco, il cosiddetto Madonnone di Vaprio. Francesco Melzi d’Eril diverrà suo allievo, ereditando molti degli appunti e dei disegni poi confluiti nel Codice Atlantico, un discepolo fedele che lo accompagnò fino in Francia e gli fu accanto sul letto di morte. Su incarico del Duca di Milano, Ludovico il Moro, Leonardo studiò a lungo la soluzione per  rendere navigabile l’Adda nel tratto delle rapide tra Paderno e Cornate d’Adda inventando un sistema di chiuse.

 

ECOMUSEO ADDA DI LEONARDO

logo ecomuseoIl termine “Ecomuseo” fu coniato nel 1971 dal museologo francese Hugues De Varine.

Il concetto esprime la volontà di prestare particolare attenzione al legame tra comunità e territorio nel suo continuo cambiamento ed evoluzione. Nell’Ecomuseo è l’ambiente che diventa l’oggetto da valorizzare e tutelare, al pari delle altre testimonianze materiali della comunità (oggetti della vita quotidiana, edifici, testimonianze della tradizione locale etc..). L’Ecomuseo è uno specchio dove una popolazione si guarda per riconoscersi, per capire il territorio in cui abita e in cui hanno abitato le popolazioni che l’hanno preceduta, in un processo di continuità.

L'ecomuseo Adda di Leonardo coinvolge anche il Parco Adda Nord, promuovendo un vasto territorio comprendente le province di Lecco, Milano e Bergamo. È caratterizzato dalla presenza dell'acqua; il suo territorio, con scorci suggestivi, si snoda lungo il fiume Adda, accogliendo i lunghi navigli di Paderno e della Martesana. Tra i segni e le testimonianze della storia si inseguono le tracce celtiche, longobarde e romane, opere idrauliche della bonifica benedettina alto medioevale, castelli medioevali e rinascimentali, chiese, santuari, centrali idroelettriche, filatoi e opifici cotonieri di inizio secolo e il Villaggio operaio di Crespi (patrimonio UNESCO).

Leonardo perfezionò la tecnologia  del traghetto, che ancora oggi a Imbersago fa la spola dalla sponda lecchese a quella bergamasca, sfruttando la sola forza della corrente d'acqua. Non è difficile pensare che sia proprio da questa sponda che Renzo de I Promessi Sposi attraversò il confine nella sua fuga per dirigersi verso Bergamo.

 

 

L’ADDA E IL SUO PAESAGGIO NE I PROMESSI SPOSI

L’Adda è un protagonista importante ne I Promessi Sposi, infatti Manzoni lo cita più volte; prima con Lucia, mentre lascia Lecco per Monza e poi con Renzo nei fatti dei tumulti del pane.

Renzo infatti si trovava a Milano durante questi tumulti e sapendo di essere sulla lista nera dei soldati decide di fuggire. Così raggiunge l’Adda per mettersi in salvo nelle campagne bergamasche, dove abitava suo cugino Bortolo. Bergamo allora  era un possedimento veneziano; infatti con la Pace di Lodi (1454) viene sancito lo status quo in Lombardia e il fiume Adda divenne il confine naturale tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

Manzoni descrive il fiume Adda in tutta la sua bellezza: un quadro naturalistico con una enfasi che coinvolge il lettore come se fosse direttamente sulla barca con Renzo.

Da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

 

Cap. XVII

E stando così fermo, sospeso il fruscìo de’ piedi nel fogliame, tutto tacendo d’intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente. Sta in orecchi; n’è certo; esclama: – è l’Adda! – Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore. La stanchezza quasi scomparve, gli tornò il polso, sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene, sentì crescer la fiducia de’ pensieri, e svanire in gran parte quell’incertezza e gravità delle cose; e non esitò a internarsi sempre più nel bosco, dietro all’amico rumore.

Arrivò in pochi momenti all’estremità del piano, sull’orlo d’una riva profonda; e guardando in giù tra le macchie che tutta la rivestivano, vide l’acqua luccicare e correre. Alzando poi lo sguardo, vide il vasto piano dell’altra riva, sparso di paesi, e al di là i colli, e sur uno di quelli una gran macchia biancastra, che gli parve dover essere una città, Bergamo sicuramente.

(…) Renzo, ora che l’Adda era, si può dir, passata, gli dava fastidio il non saper di certo se lì essa fosse confine, o se, superato quell’ostacolo, gliene rimanesse un altro da superare. Onde, chiamato il pescatore, e accennando col capo quella macchia biancastra che aveva veduta la notte avanti, e che allora gli appariva ben più distinta, disse:

-      è Bergamo, quel paese?

-      La città di Bergamo, – rispose il pescatore.

-      E quella riva lì, è bergamasca?

-      Terra di san Marco.

-      Viva san Marco! – esclamò Renzo. Il pescatore non disse nulla.

 

 

adda manzoni bibl.braidense

Bozza illustrazione per l’edizione dei Promessi Sposi del 1840, Biblioteca Braidense)

 

Se arrivate in auto dalla strada provinciale 56 di Imbersago (LC), seguite le indicazioni per il Traghetto sull'Adda, parcheggiate l'auto e dirigetevi verso il fiume.

 

TRAGHETTO DI IMBERSAGO

Di tutti i traghetti che univano le due sponde dell’Adda nei secoli scorsi, quello che congiunge Imbersago a Villa d’Adda è l’unico oggi ancora attivo. Il suo funzionamento è semplice e geniale, cosi come lo era Leonardo, ed è lo stesso del suo tempo. Il manovratore  infatti, agisce su un cavo teso che congiunge le due rive per imprimere all’imbarcazione la spinta iniziale. La forza della corrente contro lo scafo genera un moto laterale tale per cui si effettua la traversata.

 

traghetto imbersago 1

 

traghetto imbersago 2

 

Da Imbersago, seguendo il corso dell’acqua verso sud, ci dirigiamo verso Paderno d'Adda. Dopo aver percorso circa 3 km spesso immersi nell'ombra in un paesaggio di rara bellezza, ci dirigiamo verso sud, e dopo una curva si incontra la diga di Robbiate.

 

foto adda 1

 

foto adda 2

 

diga robbiate

 

Proseguendo per qualche centinaio di metri, si intravede la forma inconfondibile del ponte di San Michele, conosciuto anche come Ponte di Paderno.

 

PONTE SAN MICHELE

Costruito nel 1899 dalle Officine Savigliano su progetto del Rothlisberger, è un’opera ardita ancora oggi  perfettamente operativa.

È un ponte ad arco totalmente in ferro, lungo 266 metri e si eleva a 85 metri al di sopra del livello del fiume e collega i paesi di Paderno e Calusco d'Adda.

La sua particolarità è che tutta la struttura è interamente chiodata e non fa uso di saldature.

Nonostante questi limiti tecnici, il ponte risulta un'opera di ingegneria imponente per l'epoca, con 100.000 chiodi ribattuti che reggono le oltre 2.500 tonnellate della complessa struttura a maglie triangolari degli archi, dei piloni e dei due livelli percorribili (ferroviario e stradale).

Per queste sue peculiarità tecniche, il ponte è considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana, nonché una delle più notevoli strutture realizzate dall'ingegneria ottocentesca.

 

ponte paderno wiki

 

Si prosegue lungo l’alzaia: qui il panorama diventa davvero suggestivo e offre la vista del corso del fiume con rapide e acque tumultuose dove emergono i “Tre Corni della Vergine”

 

I TRE CORNI

È il tratto dove la vista del corso del fiume è rimasta intatto nel corso dei secoli, con delle rapide dove emergono i “tre Corni della Vergine”, dai quali si ipotizza abbia tratto spunto Leonardo per lo sfondo dei suoi due famosi dipinti della Vergine delle Rocce. Qui Leonardo pensò anche di realizzare lo sbarramento da cui avrebbe dovuto nascere il naviglio di Paderno.

Un'altra geniale soluzione per il superamento dei 23 metri di dislivello delle rapide di Paderno fu pensata a metà del Cinquecento dall'ingegnere e pittore Giuseppe Meda che ideò una nuova conca detta il Castello che secoli più tardi diverrà il Naviglio di Paderno. Due secoli dopo l'opera fu ripresa sotto il governo austriaco di Maria Teresa; il Ministro per la Lombardia Conte Carlo Firmian approvò una soluzione intermedia di sei conche con salti compresi tra i quattro e i sei metri. I lavori iniziarono nel 1591 ma non vennero ultimati; ripresero nel 1773 e furono completati nel 1777.

 

tre corni 1

 

tre corni 2

 

Addentrandosi nei sentieri a sinistra della pista centrale, si arriva a un punto di osservazione spettacolare dove l'Adda mostra il meglio di sé: la Forra d'Adda.

 

adda sperone roccia 1

 

Percorrendo  ancora qualche centinaio di metri, sempre sulla vostra sinistra, si incontra lo “Stallazzo”.

 

LO STALLAZZO

È la sede dell’Ecomuseo. La costruzione era in origine lo “stallazzo”, cioè il luogo dove avveniva il cambio dei cavalli che trainavano i barconi per il trasporto delle merci. Completamente ristrutturato, ora è allestito come piccolo museo, con pannelli e alcune macchine ideate da Leonardo, e ha funzioni ricreative con un bar ristoro.

Pochi metri dopo, tra la Conca delle Fontane e la Conca Grande, parte la scalinata che conduce al santuario eretto sui resti di una rocca difensiva che domina il fiume, da cui prende il nome.

 

SANTUARIO DELLA ROCCHETTA

Sul sito della proloco di Cornate d'Adda si possono leggere diversi interventi di Fiorenzo Mandelli, da tanti anni custode e appassionato dell'Adda, che si occupa della zona intorno al Santuario della Madonna della Rocchetta, che è rinata a nuovo splendore grazie al suo impegno e quello dei numerosi volontari. Scrive Fiorenzo:

«Il Santuario si erge solitario sulla cima di un picco roccioso che divide il fiume Adda dal Naviglio di Paderno. La sua edificazione, voluta dal possidente e medico milanese Beltrando da Cornate proprietario di molte terre fra cui la zona della Rocchetta, risale al 1386, anno di inizio anche della costruzione del Duomo di Milano cui Beltrando aveva donato ingenti somme. Il piccolo tempio fu costruito sulle rovine di un’antica rocca, databili fra il V e il IX secolo d.C., alla chiesa furono annessi dei locali per ospitare una piccola comunità monastica.

Nel 1389 Beltrando dona l’intero complesso, congiuntamente a dei terreni, la cui rendita doveva servire per il loro sostentamento, ai frati eremiti Agostiniani del convento di San Marco di Milano. Purtroppo la vita solitaria all’interno del monastero durò poco; nei primi decenni del XV secolo con l’inizio della guerra fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, l’Adda divenne teatro di molte battaglie. La Rocchetta fu occupata dai soldati milanesi che dall’alto potevano controllare meglio le mosse dei nemici. I frati dovettero abbandonare il convento e si recarono nei paesi vicini ad aiutare le chiese locali. Con la sconfitta dei milanesi a Maclodio (BS) nel 1428 l’Adda divenne il confine fra i due Stati belligeranti, situazione confermata poi con la “Pace di Lodi” del 9 aprile 1454. I frati Agostiniani poterono tornare al loro monastero, per tenerlo in ordine, solo saltuariamente visto che oramai la presenza dei militari era continua. Nel 1517, dopo travagliate vicissitudini, tutto il complesso viene definitivamente incorporato nel convento di San Marco di Milano. Nei secoli successivi il monastero fu lasciato nell’incuria e subì danni da parte di briganti e mendicanti e riportò parecchi danni. Nel 1796 la Lombardia viene occupata dai francesi con alla guida Napoleone Bonaparte che nel 1797 sopprime molti ordini religiosi, fra i quali anche il convento di San Marco di Milano, tutti i loro beni verranno confiscati e venduti ai privati. Così come gli immobili degli Agostiniani, compresa la chiesa di Santa Maria della Rocchetta. Verso la metà del 1800 i nuovi proprietari donano quanto rimasto del monastero alla Chiesa di Porto d’Adda, allora annessa alla parrocchia di Cornate d’Adda. Dal XIX secolo la chiesa subì diversi restauri, ma solo nel 1991 per opera degli “Amici della Rocchetta” la chiesa ritornò al suo umile splendore. Ogni anno, il lunedì dopo Pasqua è la festa della Madonna della Rocchetta, centinaia di fedeli provenienti da tutti i paesi vicini vi si recano per onorarla. Oggi, centinaia di visitatori credenti fanno tappa a questo Santuario, 28° anello di una catena di Santuari Mariani brianzoli che formano il “Cammino di Sant’Agostino”. La meravigliosa vista che si gode dal piazzale antistante la chiesa sul selvaggio panorama abduano, giustifica la faticosa salita dei 168 gradini della scalinata, ma ciò che più gratifica gli amanti del tempo passato è il rintocco struggente e remoto della piccola campana che richiama i fedeli alla preghiera».

 

santuario rocchetta 1

 

santuario rocchetta 2

 

Riprendendo il percorso, le prossime tappe saranno le centrali elettriche Bertini (1898) ed Esterle (1906), entrambe ancora attive.

 

CENTRALE IDROELETTRICA BERTINI

È stata  realizzata nel 1898 a Porto d’Adda, con un accordo tra il comune di Milano e la società Edison, per fornire l'alimentazione elettrica ai nuovi tram che stavano sostituendo gli obsoleti omnibus. È tra le più antiche centrali idroelettriche d'Europa ancora funzionanti, avendo iniziato la produzione di corrente elettrica nel 1895. La centrale idroelettrica Bertini, fu costruita su progetto dell'ingegner Cipolletti realizzato dagli ingegneri Enrico Carli e Paolo Milani.

Le sue turbine all’epoca erano seconde al mondo per potenza solo a quelle installate negli USA nei pressi delle cascate del Niagara.

 

centrale bertini

 

Dopo la centrale Bertini il fiume diviene placido, per qualche chilometro è natura quasi incontaminata, regno di uccelli acquatici, di canoe, di pescatori. A circa due chilometri si incontra la centrale Esterle.

 

CENTRALE IDROELETTRICA ESTERLE

La centrale idroelettrica Esterle, di Porto d'Adda, fu costruita tra il 1906 e il 1914 sull'Alzaia del fiume Adda, sfruttando cioè le acque prelevate dalla diga di Robbiate, trasportate dal canale Edison e convogliate alle turbine dalle condotte forzate dopo un salto di 39 metri.

Per l'epoca si trattava di un impianto di notevole importanza e capace di produrre 30.000 Kilowatt (il triplo di quanto produceva la centrale idroelettrica poco più a monte Bertini).

È stata dedicata alla memoria di Carlo Esterle, consigliere delegato della società Edison fino al 1918. La sua architettura richiama motivi rinascimentali, un esempio significativo di archeologia industriale costruita in stile poliedrico lombardo, con ornamenti geometrici e floreali  ripetuti e dettagliati e imponenti vetrate che richiamano lo stile gotico.

 

centrale esterle wiki

 

Continuando nella nostra passeggiata, l’arrivo a Trezzo d’Adda è davvero spettacolare. L'alzaia si allarga e diventa interamente esposta alla luce, restando piacevolmente soleggiata per un lungo tratto; di fronte vi apparirà all'improvviso la centrale idroelettrica Taccani.

 

CENTRALE IDROELETRICA TACCANI

Costruita a Trezzo sull’Adda su progetto dell’architetto Gaetano Moretti tra il 1904 e il 1906, fu voluta dalla famiglia Crespi per fornire energia al proprio cotonificio. Moretti progettò un edificio centrale e due ali di lunghezza diversa in uno stile liberty riprendente però forme medievali e l'utilizzo di materiale da costruzione locale detto "ceppo dell'Adda". Il risultato architettonico fu di grande interesse perché la struttura si integra perfettamente con l’ambiente circostante, caratterizzato dalla presenza del Castello Visconteo.

 

centrale taccani

 

Proseguendo sull'alzaia, dopo poche centinaia di metri si può salire lungo una strada ripida e tutta curve verso destra, che porta direttamente al Castello di Trezzo.

 

IL CASTELLO VISCONTEO DI TREZZO

Il castello di Trezzo sull'Adda è uno dei più importanti castelli viscontei del milanese.

Fu costruito a difesa del ponte a campata unica di 72 metri. Alto 25 metri, fortificato, è costruito su tre livelli per consentire il passaggio separato di carri e pedoni; un'opera notevole di ingegneria per  quei tempi. Per la sua posizione strategica fu dapprima conteso fra Federico Barbarossa e la città di Milano e in seguito fra i Visconti e i Torriani. Fu più volte distrutto o incendiato, ma sempre ricostruito. Oggi resta la primitiva rocca longobarda che la tradizione vuole edificata dalla regina Teodolinda e quelli della costruzione del 1370 di Bernabò Visconti del quale fu residenza e poi prigione fino alla sua morte (1385) ad opera del nipote Gian Galeazzo Visconti. Nel 1496 Francesco da Bussone (detto anche il Conte di Carmagnola) distrusse il bellissimo ponte e ancora oggi è possibile osservarne i resti della spalla e dell’attacco. Del castello rimangono integre la torre alta 42 metri (oggi restaurata e con un ascensore dove la vista è mozzafiato) e il pozzo Vercellino del 1400.

 

castello trezzo 1

 

castello trezzo 2

 

castello trezzo 3
 

 

L'ADDA E L'ARTE CONTEMPORANEA

E quale migliore location, per esporre opere d'arte, di questa galleria d'arte naturale che è l'Adda? Utilizzando i canali che vanno dallo Stallazzo alla Centrale Bertini, il gruppo Koinè ha difatti esposto questa estate delle opere collocate proprio dentro i canali. Il progetto è ben descritto nell'articolo Camminare sul Fiume di Angela Madesani:

«Con “Le chiuse” veniamo portati non in un luogo istituzionalizzato come un museo ma in esterno. Il gruppo Koinè propone una serie di lavori collocati sui canali limitrofi al fiume Adda in stretta relazione alla natura circostante. Sin dagli esordi, il gruppo ha lavorato nella natura cercando di instaurare con essa un rapporto di rispetto. Lavorare sul territorio significa porsi in dialogo con esso. Loro assunto è fare sì che le installazioni lascino immutata la natura che le ospita; in questo senso prendono una distanza ideologica dalla Land Art. L’arte in un frangente come questo può divenire un veicolo educativo, di formazione delle coscienze. L’Adda, come da loro stessi dichiarato è «un insieme continuo di memoria degli interventi dell'uomo e di meraviglie della natura». Questo è il punto nodale della loro riflessione, la capacità di rapportarsi all’ambiante valorizzandolo. La mostra è un modo di porre attenzione nei confronti di un particolare territorio, prezioso da un punto di vista storico, dove nonostante la presenza delle chiuse e dei sistemi di movimento delle chiatte di Leonardo, che qui ha operato e vissuto, sembra che «la Storia si sia dimenticata di questi luoghi. Luoghi attraversati per secoli da uomini, merci, imbarcazioni che con incredibile ingegno giungevano nel cuore di Milano, ora sono mesti e lasciati ad un destino difficile da valorizzare. Non può certo bastare la buona volontà degli amministratori locali; le necessità finanziarie superano di gran lunga le loro disponibilità. Occorre ripulire i canali, risistemare gli argini, i terrapieni e rimettere in funzione le tante chiuse, disseminate su ampi tratti dei canali, che sono una delle prestigiose espressioni del genio di Leonardo, che amava e conosceva talmente bene questi posti da raffigurarli negli sfondi dei suoi dipinti. Collocare delle installazioni artistiche lungo questi percorsi può contribuire a sensibilizzare chi ha la possibilità di intervenire».

 

leaflet le chiuse koine-1leaflet le chiuse koine-2

 

Da Trezzo, la pista ciclopedonale può proseguire fino a Milano (zona Garibaldi) allacciandosi al Naviglio della Martesana, oppure, con minime deviazioni, si potranno osservare e visitare altri monumenti, opere architettoniche, oasi naturalistiche come Le Foppe di Trezzo (Oasi WWF), come il Villaggio Operaio di Crespi d'Adda di fine Ottocento (patrimonio UNESCO), il Villaggio Italcementi degli anni Cinquanta a Fara Gera d'Adda, Villa Melzi d'Eril a Vaprio, Villa Borromeo a Cassano d'Adda e tanti altri ancora, di cui parleremo prossimamente.

 

Leonardo da Vinci Virgin of the Rocks National Gallery London all

La Vergine delle rocce nella versione conservata alla National Gallery di Londra

 


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