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Una interessante nota del Segretario nazionale della Fillea CGIL,  pubblicata nel sito di “Salviamo il Paesaggio”

Nel corso dell’ultimo congresso nazionale della Fillea-Cgil, tenutosi il 2 e 3 aprile 2014, abbiamo approvato un documento programmatico dove si sostiene la necessità di procedere ad una “moratoria degli interventi pubblici su opere di impermeabilizzazione delle aree limitrofe a coste, fiumi, laghi, sistemi franosi, infrastrutture finalizzate alla mobilità. Questo intervento, che il Governo deve assumere prioritariamente e con valenza decennale, deve essere accompagnato da azioni di bonifica delle aree di cui sopra, di quelle di interesse nazionale e di tutte quelle compromesse dalle attività umane”.

Questa nostra proposta si accompagna, almeno per gli stessi luoghi, ad una moratoria o revoca dei diritti di edificazione concessi ai privati. E’ opportuno ricordare che i primi a sostenere la necessità di avere una moratoria delle costruzioni sono stati il Prof. Salvatore Settis e il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli.

Il dibattito attuale tende ad assegnare ai diritti di edificazione, maturati dalle scelte effettuate dagli amministratori locali attraverso gli strumenti urbanistici approvati da un organo elettivo, un’intoccabilità e, per alcuni versi, una sorta di eternità.

I soggetti che sostengono tale diritto, non revocabile e non modificabile su aree urbane definite edificabili e su concessioni rilasciate dagli uffici comunali, sono proprietari delle aree, costruttori, avvocati, notai, ingegneri, architetti, geometri, amministratori pubblici. Ovviamente ci sono anche soggetti che operano nell’ombra o alla luce del sole per la realizzazione di affari, come i sensali o mediatori di aree da edificare, i tangentisti e i mafiosi.

Non faccio di tutta l’erba un fascio. So benissimo che tra queste categorie professionali e di cittadini ci sono tante persone per bene e anche amministratori e associazioni di rappresentanza che sono sostenitrici di un diverso modello di sviluppo, ma ogni giorno diventa sempre più ingombrante e a tratti arrogante il rumore che i difensori dei diritti di edificazione acquisiti fanno, sostenendo che bisogna essere moderati nel discutere di consumo di suolo e che addirittura sarebbero catastrofiche le conseguenze occupazionali.

Il conflitto d’interesse è evidente. Ed è altrettanto evidente che l’Italia deve imboccare con chiarezza la strada di rivalutare e valorizzare al massimo i suoli impermeabilizzati e non i suoli ancora non impermeabilizzati.

Non è un problema semantico. E nemmeno si può attendere che qualche istituto ci dia una immagine magari 1:1 per convincerci che le case, i capannoni, l’impermeabilizzato, il costruito è così sovradimensionato in proporzione ai cittadini e alle loro attività sociali ed economiche che è solo per interesse che si può sostenere la necessità di dover impermeabilizzare ancora di più.

Se carenze ci sono, esse sono sul fronte delle infrastrutture utili alla mobilità lenta o veloce dei cittadini e delle merci, capaci di fornire pari opportunità di servizi a tutto il paese. L’Italia vive uno dei momenti più drammatici della sua storia.

I governi, di fronte ad uno scenario economicamente disastroso, hanno adottato provvedimenti (per la CGIL sbagliati e controproducenti) che hanno colpito con durezza diritti acquisiti come quello alla contrattazione nel pubblico impiego (i contratti pubblici sono bloccati da 6 anni e si parla di bloccarli fino al 2020), il diritto alla pensione è stato fortemente modificato da provvedimenti parlamentari che hanno allungato i tempi e modificato il corrispettivo economico, con il risultato che si va in pensione non prima di 67 anni e con meno soldi, le modalità di assunzione sono continuamente modificati nella direzione di diminuire i diritti dei lavoratori, il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni è giornalmente falcidiato, i tassi di disoccupazione reali sono superiori al 20% e gli investimenti pubblici si sono fortemente assottigliati.

Sono in tanti coloro che, di fronte ad una crisi economica, finanziaria, produttiva e di modello di sviluppo, hanno sostenuto e hanno lavorato perché in Italia si affermasse una notevole riduzione dei diritti, dei salari, dello stato sociale nel mondo del lavoro. Tra questi ci sono anche quelli che sostengono che i loro diritti per impermeabilizzare il suolo sono intoccabili.

Essi minacciano il ricorso alle vie legali, proteste, disastri economici e incremento della disoccupazione, accampando che la “valorizzazione” (maggior valore fondiario) del proprio suolo sia intoccabile. Capita che gli stessi siano idealmente per la riduzione del consumo di suolo, ovviamente quello degli altri.

Anche i diritti dei lavoratori e dei pensionati sembravano intangibili, eppure sono stati toccati. Se è successo ciò per affrontare la crisi in maniera sbagliata, si possono toccare anche i diritti di edificazione per una causa nobile, quale il consumo di suolo zero.

Moratoria mirata e ritiro dei diritti di edificazione in quelle aree che giornalmente sono coinvolte dagli effetti non delle calamità naturali, ma della cementificazione del territorio, possono essere adottati anche senza la necessità di avere nuovi provvedimenti legislativi. I soggetti pubblici che hanno il potere di governare il territorio possono operare in tale direzione; basta fare le adeguate scelte politiche e amministrative.

Come si dice in Italia da un po’ di secoli: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Roma, 20 maggio 2014

Salvatore Lo Balbo
Segretario Nazionale Fillea-Cgil

Tratto da: Salviamo il Paesaggio

 

 

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