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In 15 pillole la situazione attuale, le ragioni della Giunta e quelle di chi si oppone.

N

el pomeriggo di sabato 27 ottobre 2012 abbiamo seguito l'affollatissimo incontro che il Sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, e l'Assessore all'urbanistica, Claudio Colombo, hanno avuto con i cittadini monzesi presso la sala dell'ex circoscrizione 1 di via Lecco.

Il tema era il trasferimento del supermercato Esselunga dalla stessa via Lecco verso l'area di sua proprietà in via Libertà. Questione che nelle ultime settimane ha scatenato un acceso dibattito, anche su queste pagine a commento della nostra intervista all'Assessore e al comunicato stampa del Partito Democratico.

Nelle due ore di botta e risposta si è potuto ascoltare le ragioni del sì e quelle del no. Proviamo a riepilogarle in maniera molto sintetica (e ci scusiamo se non tutte sono elencate), ponendo prima dei punti fermi però: ovvero chiarendo la situazione attuale, ereditata dalle amministrazioni precendenti, e le richieste del proprietario delle aree.

 

La situazione attuale.

L'area di Viale Libertà è vuota. È un campo non coltivato, un pratone, insomma una grande superficie libera fra le poche ancora resistenti che rientrano nei confini di Monza.

L'area di Viale Libertà è a destinazione produttiva. Questo secondo i Piani (regolatori o generali) vigenti dal 1971.

L'area di Viale Libertà è proprietà privata. Il proprietario (Esselunga) l'ha acquistata nel 2008 da Magnolia (che l'aveva acquistata a sua volta pochi mesi prima dal Comune di Monza guidato da Mariani). Il gruppo che fa capo a Caprotti (persona certo non vicina agli ambienti di Centrosinistra) ha pagato più di 22 milioni e mezzo sapendo di poter costruirci su un impianto industriale (ad esempio di stoccaggio delle merci).

Esselunga vuole lasciare l'area di Via Lecco, che verrebbe convertita in appartamenti a canone agevolato, garage/box, spazi commerciali più piccoli, parcheggio libero e una piazza.

Esselunga vuole spostare l'attuale supermercato di Via Lecco sulla nuova area, ampliandolo. Questo significa che l'area da produttiva/industriale andrebbe prima convertita in commerciale.

 

Perché sì al trasferimento.

Le motivazioni della Giunta.

 Il supermercato di Via Lecco è ulteriore fonte di traffico e smog nella congestionata arteria cittadina.

L'area verrebbe riqualificata a spese di Esselunga, dotando il quartiere di posti auto, appartamenti accessibili, spazi comuni. Altri lavori sarebbero apportati su Viale Libertà (un sottopasso) sempre a spese sue.

È previsto comunque uno spazio di vendita (di 400/800 metri quadri) che garantirebbe il servizio ai residenti impossibilitati a raggiungere Viale Libertà.

Le volumetrie commerciali e a terziario su Viale Libertà sarebbero quasi la metà di quelle produttive (a cui Esselunga ha già diritto).

L'Amministrazione Comunale attuale ha ereditato un buco di bilancio dalla precedente che comporterebbe il non rispetto del Patto di stabilità. Tradotto significa che se non mette una pezza ai conti, per tutto il 2013 non potrebbe assicurare servizi essenziali alla città.

 

Perché no al trasferimento.

Le motivazioni di chi si oppone.

 I cittadini del quartiere San Gerardo perderebbero il “loro” supermercato. Almeno per i 3 anni previsti per la risistemazione dell'area in Via Lecco.

Una delle poche aree libere di Monza verrebbe occupata da nuovo cemento. Da più parti si è chiesto di utilizzare al suo posto aree dismesse.

La situazione del traffico non sarebbe risolta definitivamente. Il flusso dei veicoli non è causato solo dal supermercato.

Esiste già l'Iper Monza non molto lontano dall'area di Viale Libertà.

Molti cittadini vorrebbero una netta inversione di tendenza rispetto al passato e al consumo di suolo e alla cementificazione.

 

Come già scritto, questi sono solo gli aspetti più evidenti della questione, invitiamo i lettori ad elencarne altri con i modi civili che hanno contraddistinto finora gli interventi di amministratori, ex amministratori e semplici cittadini nei commenti.

In alcuni di quelli già arrivati è affiorata una certa confusione, come il voler mettere sullo stesso piano l'area di Viale Libertà con quella della Cascinazza (una a destinazione produttiva da più di 40 anni, l'altra realmente agricola da sempre). Questo tentativo di sintesi vuole provare anche a chiarire meglio la situazione.

Ci preme infine sottolineare due aspetti che — a prescindere da come si risolverà la faccenda — non ci sembrano proprio marginali: Roberto Scanagatti sta provando, come dice egli stesso, a “governare” una situazione assai difficile, stretto fra le pretese di Esselunga che ha acquisito il diritto di costruire 40.000 metri quadrati su quell'area e la necessità di far quadrare i conti del Comune (impensabile di questi tempi che si possa riacquistare la superficie come ha buttato lì qualcuno). Inoltre, lo sta facendo nei tempi strettissimi che vanno dalla sua elezione (a maggio) alla chiusura del bilancio. Lo fa ascoltando le ragioni dei cittadini, come avevamo noi stessi chiesto all'Assessore nell'intervista della scorsa settimana. E ci mancherebbe altro! Si potrà dire. Verissimo, speriamo che quello di sabato scorso sia solo il primo di incontri pubblici sulle questioni importanti. A noi però non pare di ricordare che chi ha venduto l'area di Viale Libertà (e stava per dare il via libera a 400.000 metri cubi di cemento sulla Cascinazza) abbia mai dato ascolto ai cittadini, neppure quando raccoglievano migliaia di firme. Non ci sembra differenza da poco questo tentativo di mediare le legittime richieste dei monzesi con i vincoli ereditati.

Se poi venissero fuori alternative per salvare capra e cavoli (cioé mantenere l'area libera e far quadrare i conti), saremmo tutti molto felici. Per il momento però le uniche proposte concrete parlano di aumento dell'IMU sulle prime case. Cosa ne dicono i cittadini?

 

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Mi chiamo Antonio Cornacchia, per gli amici Ant (nel senso di formica). Sono art director e designer della comunicazione, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Come esperto di comunicazione visiva, curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Studio e realizzo siti web per giornali, istituzioni, aziende, enti non profit.
Dal 2008 dirigo la rivista non-profit Vorrei di cui ho ideato anche il progetto editoriale. Sono giornalista pubblicista dal 1996.

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