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“Sblocca cantieri”, quali rischi per la legalità?

Iniziativa pubblica giovedì 27 giugno con Cabiddu, Vannucci, Comotti e Ricchiuti

La conversione in legge del cosiddetto “Sblocca cantieri” aumenterà i rischi di malaffare e di infiltrazioni mafiose anche in Brianza? Il provvedimento peggiorerà le condizioni dei lavoratori? Quali rischi implicherà per la salute dei dipendenti la riduzione delle spese per la sicurezza? E il via libera all’affidamento diretto? Quali gli effetti sul fenomeno della corruzione?

Queste sono solo alcune delle domande alle quali si cercherà una risposta in occasione di “Sblocca cantieri, via libera alla corruzione?”, iniziativa pubblica di giovedì 27 giugno in Camera del Lavoro, in via Premuda a Monza. L’appuntamento è previsto alle 21 presso la sala Bruno Trentin.

Alla tavola rotonda prenderanno parte relatori esperti che si avvicenderanno per chiarire i contenuti della legge e illustrare i rischi connessi al nuovo provvedimento del governo: Maria Agostina Cabiddu, docente del Politecnico di MilanoAlberto Vannucci, docente dell’Università di PisaIvan Comotti, segretario regionale della Fillea-Cgil Lombardia; e Lucrezia Ricchiuti diBrianza SiCura.

Un’iniziativa corale, organizzata dalla Cgil di Monza e Brianza, associazione Brianza SiCuraLibera di Monza e Brianza e Noi per Cesano.

"Conosciamo bene i meccanismi degli appalti, ogni qual volta si alleggeriscono i vincoli normativi si apre la strada alla compressione dei diritti e dei salari dei lavoratori e all'aumento dei fenomeni di corruzione – commenta Simone Pulici dellaCgil di Monza e Brianza . Non prendiamoci in giro, i cantieri in Italia sono bloccati non per ragioni normative, ma per lo stato in cui versa il nostro paese: investimenti al palo, scelte politiche contraddittorie, tempi della giustizia, malaffare. Queste sono le vere emergenze che permetterebbero di offrire al paese sviluppo e lavoro dignitoso".

Con il decreto cosiddetto ‘Sblocca cantieri’ – gli fa eco Roberto Beretta, presidente di Brianza SiCura – temiamo che si voglia incentivare e ampliare la cultura delle ‘scorciatoie’, così tristemente presente nel nostro Paese. Proprio questa fase dell'economia, in cui c'è fretta di dimenticare la crisi e di creare lavoro, e proprio il nostro territorio, da sempre patria del ‘fare’ e insofferente agli impicci burocratici, possono difatti indurre a credere che le norme per prevenire la corruzione o gli obblighi di trasparenza siano degli ‘accessori’ di scarsa importanza, se non addirittura ostacoli agli affari. Non è così: senza regole severe e rispettate che tutelino la libera concorrenza e la competenza vincono sempre le imprese che sono disposte a barare, prime tra tutte quelle legate alla criminalità organizzata (già molto presenti in Brianza). Onestà e correttezza, invece, mettono tutti su uno stesso piano e alla fine pagano: anche in termini di mercato”.

 

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