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20111109-blog-politica

Per riacquistare l’attenzione e quindi la fiducia dei cittadini elettori, la politica dovrebbe innanzitutto dire di rinunciare a tutti i privilegi che oggi ingiustamente vanta

Il momento è difficile. Le macerie del governo Berlusconi sono un problema : sgombrarle non sarà facile. E come non bastasse, l’alluvione ha messo in ginocchio alcune parti del Paese. Piove insomma sul bagnato. C’è di che essere seriamente preoccupati. Tutti lo sono, meno uno. Lui dice : “ I ristoranti e gli aeroporti sono pieni … “. Ma anche le mense della Caritas , aggiungiamo noi : quella milanese, ad esempio, ha fornito dei dati. Dal 2008 ad oggi si è registrato su scala nazionale un aumento stimato attorno al 10 per cento e nella capitale lombarda – scrive Armando Torno sul Corriere della sera - “ il 50 per cento di chi bussa per nutrirsi ha un reddito, ma non ce la fa ad arrivare a fine mese “. Un terzo di loro ha meno di 35 anni. Non sono barboni e non tutti vengono da altri paesi. Uno su quattro ha carta di identità e cittadinanza italiana. E – badate bene - siamo solo all’inizio di un periodo che si preannuncia, al di là delle diverse soluzioni politiche che saranno date alla attuale crisi del berlusconismo, tremendo. Senza se e senza ma, come si suole ogni tanto dire.

Bisogna quindi cambiare,qualcuno parla di svolta, di crescita, altri di una vera e propria rivoluzione culturale. Le idee non mancano, quel che manca è la credibilità di chi le annuncia. Non siamo credibili all’estero, non siamo credibili nemmeno in patria. Per la politica è un gran brutto momento. Una maggioranza va in crisi ma l’opposizione stenta a trarne profitto. In tutti i sondaggi l’area degli indecisi e di coloro che dichiarano, spesso con rabbia, che non andranno a votare, è grande : per dimensioni è il maggior partito italiano. Tuttavia uscire dal tunnel è necessario e bisogna fare presto. Non solo per riportare a livelli accettabili le code davanti alle mense della Caritas ma per dare una prospettiva di lavoro, di carriera e di vita ai giovani che sono i più colpiti . In proposito circolano dati terrificanti.

E’ necessario invertire questa pericolosissima tendenza. Poiché tocca alla politica risolvere l’intricata matassa e fare delle proposte , è necessario che si presenti con le carte in regola. Oggi non gode di molta simpatia e non per colpa di un destino cinico e baro ma per il triste spettacolo che essa stessa ha dato attraverso le prestazioni di un governo fra i peggiori della storia della Repubblica, guidato da un premier assolutamente inaffidabile ( per noi lo era sin dall’inizio della sua discesa in campo ) e di una opposizione divisa ai limiti dell’assurdo, addirittura tavazziana. Per fortuna che c’è un buon Capo dello Stato.

Per riacquistare l’attenzione e quindi la fiducia dei cittadini elettori, la politica dovrebbe innanzitutto dire di rinunciare a tutti i privilegi che oggi ingiustamente vanta, e poi ridursi gli emolumenti che sono oltraggiosi ( anche se c’è di peggio in giro ), tagliare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, bonificare l’intera area dei cosiddetti costi della politica, che – tanto per non essere fraintesi – resta importante , indispensabile a patto che sia – come abbiamo altre volte sostenuto – una buona politica. L’accusa di fare dell’antipolitica che spesso sentiamo rivolgerci, ci irrita : i veri antipolitici sono loro, i cattivi politici, oppure i politici che si adeguano alla cattiva politica.

Annunciata e fatta rapidamente questa opera di pulizia, si potrà tranquillamente passare alle proposte, alle idee, ai grandi progetti, agli obiettivi irrinunciabili. E i proponenti – ne siamo certi - saranno ascoltati con maggiore attenzione. Scommettiamo ?

Ps : in un recente e interessante articolo sul Corriere della sera, Sergio Chiamparino, dirigente a vari livelli prima del Pci, poi del Pds, del Ds e ora del Pd, sostiene che la sua parte deve avere il coraggio di scelte impopolari per una politica che guardi al futuro. Giusto, ma perchè non proporre, prima che agli altri, scelte altrettanto impopolari al mondo della politica di professione ? Anticipiamo l’eventuale contestazione con le parole di Mario Pirani, giornalista de La Repubblica, uno che la storia della sinistra la conosce bene. In un articolo pubblicato il 20/7 luglio scorso, scriveva testualmente : “ …. solo un sussulto rivoluzionario di una sinistra baciata dal risveglio e da una volontà di salvezza potrebbe produrre lo scatto indispensabile … anche l’arma deve assumere una valenza estrema e combattiva … in caso di mancato accordo il Pd, a partire da Senato e Camera e scendendo per li rami, procederà subito alla applicazione dei tagli decisi per i propri rappresentanti …. i proventi mensili, fino a quando non coinvolgeranno gli altri Partiti ( nel qual caso servirebbero a sanare il deficit pubblico ) saranno destinati a una Fondazione del Popolo di Sinistra, presieduta da uno scelto consesso di persone, sagge e specchiate, che li spartiranno secondo criteri di solidarietà sociale da stabilire …”. Utopia ? Forse ma la colpa non è né di Mario Pirani, né nostra che la condividiamo. E’ altrove che bisogna cercare….

 


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