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Qualcuno si è chiesto : la corruzione fa male alla sinistra ? Certamente fa male. E anche molto. Non importa se sia un fenomeno minimo o marginale. La corruzione è pur sempre corruzione. E infatti il disagio, la protesta, la rabbia e l’indignazione - del tutto sacrosanti - sono davanti a noi. Forti e palpabili.

Pierluigi Bersani a Sesto San Giovanni ha annunciato che il Pd si darà regole più severe. La promessa non ha nemmeno le caratteristiche della novità . Essa va ad aggiungersi alle tante fatte dal 1992 ad oggi. Ma al punto in cui siamo arrivati c’è bisogno solo di fatti precisi, le belle parole - che non hanno mai fatto difetto nemmeno alla sinistra - non bastano più. Non sono bastate al Pci, poi al Pds, quindi al Ds. Al Pd non resta che mettersi in fila.

Ma allora siamo tutti uguali ? Assolutamente no, quando parliamo di corruzione a sinistra noi ci riferiamo ad un fenomeno assolutamente minore , nelle dimensioni e nelle reiterazioni, rispetto a quel che avviene nel fronte contrapposto, dove corrompere, rubare, ricattare, intrallazzare, “ mafiare “, sottrarre, eludere,violare, delinquere è pratica pressoché quotidiana . E quel che è ancora più grave, la pratica è sopportata, se non addirittura giustificata, dalla cosiddetta base, quasi fosse una necessità ineluttabile.

Per la sinistra non è così. In generale il costume politico è diverso. Un tempo glielo riconoscevano in tanti, anche quelli della parte avversa. Quante volte abbiamo sentito dire : quel sindaco è “ una brava persona, un ottimo amministratore, peccato sia comunista “. E’ vero il dna c’entra poco, c’entrava però l’appartenenza ad uno schieramento che della passione politica, della tensione ideale e della correttezza aveva fatto regole irrinunciabili.

Qualcosa ora si è rotto in quel meccanismo. Scricchiolii si erano avvertiti anche prima, nel 1992, con Tangentopoli . A Milano, soprattutto. E anche allora si presero impegni solenni. Ricordiamo le drammatiche assemblee degli iscritti di via Volturno, dove sorgeva la sede storica della Federazione del Pci, i discorsi ( e le lacrime ) di Achille Occhetto, allora segretario generale del Partito. Fu persino formata una commissione di inchiesta di cui non ricordiamo gli esiti finali, per il semplice motivo che sono inesistenti. Ricordiamo invece quel che bolliva in pentola già qualche anno prima. C’è un episodio, del tutto personale, che può dare un senso a quel che andiamo scrivendo. A Muggiò’, in occasione di un funerale di uno stretto congiunto di un dipendente de l’Unità, ci capitò di infilarci in un crocchio dove alcuni importanti dirigenti della federazione dell’epoca stavano parlando a ruota libera, e quindi sinceramente, sulla situazione dell’allora Pci. Fu quella la prima volta in cui sentimmo dei comunisti irridere alla presunta diversità comunista, alla necessità anche di sporcarsi le mani, di smetterla con la politica delle “ pezze al culo “, delle insufficienze della segreteria, allora retta da Alessandro Natta. Non si trattava di boutade, capimmo che quelle erano opinioni a lungo meditate, anche se mai espresse esplicitamente nelle riunioni di Sezione, o del comitato federale o del comitato centrale. Eppure quei dirigenti erano d’alto rango. Riformisti ? Filo craxiani ? Certamente non berlingueriani. Certi ormeggi ideali stavano od erano già stati mollati in nome di una discutibilissima realpolitik.

Rimanemmo seriamente impressionati da quel diluvio di argomenti, accuse e lamentele, intrise anche di millanteria. Al punto che non siamo riusciti ancora a liberarcene. Perché questo ricordo ? Per ricordare prima di tutto a noi stessi che non a caso Tangentopoli 1 e Tangentopoli 2 hanno toccato anche il Pds prima e il Ds poi, ed ora il Pd.

Certo, gli schizzi di fango che hanno colpito quella sinistra negli ultimi trent’anni sono schizzi, non una valanga. Ma di fango pur sempre si tratta. E allora lo diciamo anche noi. Una riflessione si impone, in maniera urgente. Siamo già in grave ritardo. Purtroppo, piaccia o non piaccia, il comunista Enrico Berlinguer a sinistra, è più attuale che mai.


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