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ratlock

BandAutori 42. Il progetto solista di Rata dei Casino Royale, tra dub e testi sulla vita punk. Con "Libri che suonano" andiamo al Teatrino della Villa Reale.

Ratlock “Tutto vero!”(Rat Records)

Ratlock è il progetto personale di Gabriele “Rata” Biondi, noto come polistrumentista (tromba, melodica e percussioni) dei Casino Royale fin dalla metà degli anni ’90. Durante il tour seguito al disco della sua band “Io e la mia ombra” Rata si è messo a scrivere alcuni brani, che poi ha plasmato assieme all’altro collaboratore dei Casino Geppi Cuscito. Il risultato di questo lavoro, durato tre anni, è ora contentuto in “Tutto vero!”, il disco uscito nelle scorse settimane per Rat Records, etichetta creata appositamente per l’album. La nota che accompagna il disco cita subito “Sandinista!” dei Clash come riferimento ed in effetti la linea seguita da Rata e Geppi è quella tracciata una trentina di anni fa da Joe Strummer e soci: commistione di stili tra nord e sud del mondo, tra ritmi in battere e in levare, tra musica suonata e manipolazioni in studio, all’insegna di una visione del mondo alternativa a quella imperante, simboleggiata in particolare dalla simpatia per i topi più volte sottolineata nei testi. Questa ricchezza di suoni e segni porta dunque ad un ascolto che si fa di volta in volta più interessante, sia che ci si interroghi sul lato musicale che su quello lirico dei brani: da una parte si può apprezzare ad esempio la perizia dei pezzi dubbati come “Di notte non dormo”, “In strada” o “Ludopatia”, dall’altra si fa notare l’ironia sottesa a pezzi come “Punk in panico” o “Crinali fotonici dell’istantaneità”, che dal titolo potrebbe sembrare una supercazzola ma che in realtà è una giustamente confusa descrizione di una vita punk-rock. Un disco vero, onesto, da scoprire. Voto: 7.5 (Fabio Pozzi)

 

TOP 5. I dischi, di ieri e di oggi, più ascoltati negli ultimi giorni

Zoe Pia “Shardana”, Franti “Il giardino delle quindici pietre”, Giulia Mazzoni “Room 24101”, Nuova Compagnia di Canto Popolare “50 anni in buona compagnia”, Four By Art “Four By Art” (Massimo Pirotta)

His Clancyness “Isolation Culture”, Luigi Porto “Scimmie”, Luca Sapio “Everyday Is Gonna Be The Day”, Luf & Massimo Priviero “Terra & Pace”, Santo Barbaro “Geografia di un corpo” (Fabio Pozzi)

 

NOVITA’ E RISTAMPE DISCOGRAFICHE

An Harbor “May”, Capone & BungtBangt “Mozzarella nigga”, Eris Pluvia “Different Hearts”, Fiorella Mannoia “Combattente”, Flaco Punx “Coleotteri”, Franco Battiato & Alice “Live In Roma”, Giorgio Di Tullio & The Four Cells “Giorgio Di Tullio & The Four Cells”, His Clancyness “Isolation Culture”, Laura Pausini “Laura XMas”, Luca Milani “Fireworks For Lonely Hearts”, Maurizio Brunod Danilo Gallo Massimo Barbiero “Extrema Ratio”, Mistaman “Realtà aumentata”, Paolo Fresu “5 Original Albums” (5 cd box-set), Pietro Verna “A piedi nudi”, Richard Lindgren & Mandolin’ Brothers “Malmostoso”, Sara Romano “Ciricò”, Solis String Quartet “Vesevus”, Valter Gatti “Southland” (a cura di Massimo Pirotta)

 

LIBRI CHE “SUONANO” (un estratto)

a cura di Massimo Pirotta

Teatrino Villa Reale, Monza. Un piccolo spazio all’interno del grande complesso della Villa Reale. Una radio libera della zona promuove due rassegne musicali, una nel 1978 denominata L’evoluzione interiore dell’uomo con la partecipazione di Juri Camisasca, Maurizio Piazza, Lino Capra Vaccina, Franco Battiato, Giusto Pio, Riccardo Sinigaglia con Ruggero Tayè, Roberto Mazza e Vincenzo Zitello. Si replica l’anno successivo allargando i generi con jazz, musica d’autore e strumentale, intervengono alcuni artisti della precedente edizione oltre a Alia Musica, Francesco Leprino, Danilo Lorenzini e Michele Fedrigotti, Francesco Messina, infine Demetrio Stratos che tenne qui il suo ultimo concerto (venerdì 30 marzo 1979).

Vincenzo Zitello: Quella camminata nel parco. Inizia tutto con una camminata nel parco di Monza. Ero in contatto con il conduttore della trasmissione “Musica Elettronica” che andava in onda a Radio Montevecchia. Era di primavera, conoscevo Maurizio (chitarrista) il figlio del direttore tecnico del Parco di Monza, Sergio Sanzogni. Avevo appuntamento alla stazione di Monza con quel conduttore radiofonico che voleva organizzare una rassegna di musica strumentale al Teatrino della Villa Reale. Fui io a segnalare questo contatto e che potevamo usufruirne, conoscendo la disponibilità della famiglia Sanzogni verso l’arte, l’appuntamento era per chiedere l’utilizzo del Teatrino della Villa Reale. Dalla stazione ferroviaria di Monza, chiacchierando di musica, ci dirigemmo a piedi fino all’interno del Parco, fino alla Villa Mirabello, dove risiedeva il direttore tecnico. Gli spiegammo le nostre intenzioni e ci venne indicato come procedere con la richiesta al Comune. In pratica, arrivammo ad ottenere il patrocinio del Comune che consisteva nell’utilizzo della struttura in forma gratuita, salvo il pagamento del personale interessato al funzionamento della stessa, ovvero un solerte custode e un vigile del fuoco, obbligatoriamente presente a ogni concerto. Essendo stato partecipe della nascita di queste rassegne, ero spesso presente ai vari concerti. Certo che ricordo Demetrio Stratos, è stato scioccante per tutti vedere cosa riusciva a produrre con il solo ausilio della voce. Colpiva la sua presenza sul palco, senza strumenti, la sua gentile disponibilità a spiegare ogni brano proposto. Con un artista così, a distanza ravvicinata, sentivi di essere al posto giusto nel momento giusto. E’ stato un avvenimento incancellabile nella memoria di tutti noi presenti. In entrambi le rassegne, uno dei frequentatori abituali era Battiato, che ricordo è stato protagonista dei suoi concerti, ma ha anche partecipato a quelli di Giusto Pio e Francesco Messina, anche loro in cartellone. Nella seconda edizione del 1979, Battiato presentava alcune tracce che entreranno nel suo disco di canzoni “L’era del cinghiale bianco”. Per quanto mi riguarda, in quelle due rassegne mi presentavo all’arpa celtica, o in brani solistici, o in duo con l’oboista Roberto Mazza. Erano esibizioni improvvisate e scritte, nel senso che potevamo esplorare nuove possibilità senza limitazioni. Questo ci ha permesso di raggiungere, in seguito, una precisa dimensione nell’espressione della potenzialità creativa. In particolare nel capire quelle che erano le aspettative del pubblico, senza per questo limitare l’azione creativa.

Lino “Capra” Vaccina: l’ultima volta di Demetrio Stratos. Ho partecipato per due anni consecutivi a queste rassegne. E’ stato un periodo fertile per me che andavo pubblicando il mio primo album solistico “Antico adagio”. Era anche più facile attirare l’attenzione dei media: venivano giornalisti che ne avrebbero poi scritto su quotidiani e riviste a tiratura nazionale. Per esempio, uscirono articoli e recensioni sul “Corriere della Sera”, “Quotidiano dei lavoratori” e “Re Nudo”. Per Radio Montevecchia organizzava il conduttore di una trasmissione di musica elettronica e contemporanea, in onda ogni venerdì sera. Anch’io ne fui ospite, si era creata una certa intesa, aveva raccolto attorno a questa rassegna un gruppo di artisti che avevano delle affinità. Quel giorno del concerto di Demetrio Stratos avevamo stipato il Teatrino, pieno all’inverosimile. Fu un evento. Da subito fummo rapiti dalla sua bravura nella ricerca vocale, era appena uscito “Cantare la voce”, il suo secondo album da solista. Demetrio ci ha commosso, sembrava in ottima forma, nessuno immaginava che quello sarebbe stato il suo ultimo concerto. (da “Che musica a Milano” di Giordano Casiraghi, Editrice Zona, 2014)

 


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