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Scrittura e traduzione nel lavoro dello scrittore inglese. L'Italia vista da dentro e vista da fuori. «Mi piace l’Italia di Starnone e Latronico. Le voci di chi scrive gli affondi nelle grandi testate mi sembrano assai logore. Dico che bisognerebbe “rottamare” un po’ di più, a rischio di sembrare renziano.»

 

Tim Parks sarà ospite mercoledì 1 marzo della rassegna letteraria Bruma che, giunta alla decima edizione, ha superato i confini italiani invitando lui e l'autrice belga Amèlie Nothomb. Nell'intervista Parks spiega perché "oggi diventa sempre più difficile dire che cos’è una letteratura nazionale". Qui tutte le informazioni.

 

Scrivere e tradurre: che sensazioni lega a queste due azioni? Quali le accomunano e quali le differenziano?

Ci si siede e si scrive. Dunque sembrerebbero attività affini. Invece sono totalmente diverse. Per tradurre, non ho bisogno di una particolare preparazione. Non devo preoccuparmi del mio umore. La pagina bianca o lo schermo vuoto non mi intimidisce. Devo solo (solo!) leggere l’italiano, capirlo a fondo, riformularlo in inglese. È difficile, ma non richiede un’idea. Non sono responsabile del contenuto. A seconda della difficoltà del testo so più o meno quanto testo posso produrre in un’ora. La scrittura è molto più imprevedibile. Magari, intellettualmente, la traduzione per certi versi e in certi momenti è più impegnativa, ma la scrittura è più pericolosa, mi lascia più esposto. È anche possibile che debba buttare via giorni di lavoro, cosa che non succede mai con la traduzione.

 

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Lei insegna traduzione, nel farlo cosa trova più difficile trasmettere, insegnare ai suoi studenti? 

Forse la cosa più difficile per lo studente è capire a fondo la necessità di riconciliare la meticolosità della comprensione con la creatività nella scrittura. Non c’è una sola idea, e tanto meno una teoria da comunicare. Il difficile è raffinare la propria sensibilità sia al testo originale che alla propria versione.

 

Ha raccontato l'Italia sotto diversi aspetti e da vari punti di vista. Quale sarebbe il più adatto e rappresentativo oggi? 

Non capisco perché un approccio dovrebbe essere più adatto oggi. Non è che c’è una sola Italia, o un’Italia assoluta da raccontare. C’è la mia Italia di adesso, o la tua di adesso. Saranno ben diverse. Ma è quella che va raccontata. Il problema è sempre trovare un modo per mettere a fuoco la propria esperienza. È lì che sta l’arte.

 

Le voci di chi scrive gli affondi nelle grandi testate mi sembrano assai logore. Dico che bisognerebbe “rottamare” un po’ di più, a rischio di sembrare renziano.

Secondo lei quali autori italiani riescono a dare una immagine reale e fedele dell'Italia ai lettori stranieri?

Gli italiani non possono offrire una visione del paese dal di fuori. Sono coinvolti nel dibattito interno, sono di parte, o almeno fanno parte della dinamica italiana. E questo va messo sempre in conto. Mi piace l’Italia che racconta Starnone. Anche Latronico. Tra i saggisti, trovo Manlio Graziano interessante. Per contro le voci di chi scrive gli affondi nelle grandi testate mi sembrano assai logore. Dico che bisognerebbe “rottamare” un po’ di più, a rischio di sembrare renziano.

 

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Quando ha iniziato ad appassionarsi alla lettura e come è cambiato il suo modo di leggere, crescendo? 

Il modo di leggere cambia molto con le diverse età e le diverse esigenze o motivazioni. Da adolescente leggevo in modo vorace e sconsiderato. Oggi sono più lento, più esigente, ma capisco molto di più. Soprattutto, se un libro comincia ad annoiarmi, non mi sforzo di finirlo. La vita è troppo breve.

 

Se un libro comincia ad annoiarmi, non mi sforzo di finirlo. La vita è troppo breve.

Oggi con i processi di globalizzazione, integrazione e contaminazione culturale in atto, possiamo ancora parlare di letteratura nazionale e straniera, al di là della lingua, intendo come temi toni stili?

Bella domanda. Nel passato, è vero, si capiva meglio il rapporto tra uno scrittore e la sua comunità primaria di lettori. Poteva anche darsi che uno venisse tradotto e diventasse un autore internazionale, ma il libro aveva il massimo del suo significato per i suoi connazionali. Questo non è più vero, o non per tutti gli autori. Alcuni oggi scrivono direttamente per un mercato internazionale, evitando elementi che limiterebbero il numero di possibili lettori, o scrivendo del proprio paese non per i suoi cittadini, ma per l’esotismo che può stuzzicare in uno straniero. Così, allora, diventa sempre più difficile dire che cos’è una letteratura nazionale.

 


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