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20170603 archeologia

A Cinisello Balsamo una associazione di giovani archeologi per mettere a frutto la laurea e andare alla scoperta di antichità sotto casa per poi raccontarla agli altri.

 

Se si pensa alla figura dell’archeologo, cosa vi viene in mente? I pensieri spaziano tra Indiana Jones e le tombe egiziane, qualche scavo polveroso in cui un uomo con un pennellino si fa largo tra le terra per riesumare un vaso antico. Be’, questo appartiene al passato. Oggi un gruppo di giovani ventenni ha deciso di sdoganare l’archeologia come una materia per pochi, svecchiarla e portala nell’era 2.0, ma soprattutto sotto casa. Come? Ve lo spiegano Chiara Bozzi, Ricky Radaelli, Riccardo Valente, Alessandro Bona, che hanno fondato l’associazione Genius Loci per mettere a frutto la propria laurea e andare alla scoperta di antichità sotto casa per poi raccontarla agli altri.

«Dopo la laurea abbiamo dovuto fare i conti con la realtà: ad oggi non ci sono finanziamenti per scavi. L’archeologo, se è fortunato, si occupa di lavori pubblici, quando si scava per una metropolitana o un gasdotto è presente sul cantiere e redige una relazione finale. Una volta le aziende assumevano, oggi ci sono contratti che possono durare 6 mesi o essere rinnovati di settimana in settimana. Abbiamo provati anche l’unico concorso pubblico: c’erano 90 posti e concorri con migliaia di persone, tra cui moltissimi 50enni. Secondo noi l’archeologia di oggi dovrebbe comprendere la ricognizione del patrimonio storico architettonico, l’analisi degli edifici e la ricerca. Invece è tutto fermo. Basta pensare che durante gli scavi di cantiere se si trovano dei reperti finiscono dimenticati nei depositi, magari qualche studente ci fa una tesi di laurea, ma nessun archeologo viene incaricato di occuparsene».

Abbiamo aperto quest’intervista con uno scenario un po’ sconfortante, ma nel vostro caso la necessità ha aguzzato l’ingegno.

«Abbiamo partecipato ad uno scavo con l’università Cattolica, ci siamo laureati tutti lì. Eravamo a Nosedo, a pochi passi da piazzale Corvetto a Milano. Lì c’è una chiesetta e accanto un cimitero medievale. Quello scavo è stato emozionante per tutti noi, non solo perché tieni tra le mani qualcosa che è stato fatto secoli fa, ma perché abbiamo dato un contributo a ricostruire un pezzo di storia. Infatti, abbiamo organizzato delle visite per le scolaresche e da lì si è fatta strada l’idea di recuperare e valorizzare il patrimonio archeologico che abbiamo sotto gli occhi ma che non vediamo perché non lo conosciamo. Abbiamo deciso di provare a partecipare al bando regionale L.O.L. (Link On Labour) indirizzato a giovani startup nel settore della cultura e ci hanno scelti. Da qui comincia la nostra avventura in giro per il Nord Milano».

Avete scovato reperti archeologici nei comuni di Sesto, Cinisello, Cusano, Bresso, Cologno e Cormano, come avete fatto?

«Abbiamo fatto incetta dei libri della storia dei comuni nelle biblioteche, abbiamo studiato, fatto dei sopralluoghi seguiti da un lungo lavoro di mappatura, indicizzazione, realizzato foto e schede.. Non ci crederete ma in città sotto il naso ci sono dei reperti stupefacenti. Degli esempi? A Sesto ci sono diversi reperti interessanti. Nel cortile della biblioteca di via ci sono due sarcofagi, un capitello e una colonna romani. I sarcofagi provengono da Villa Torretta, una volta, infatti, reperti antichi venivano acquistati per decorare i giardini all’inglese. Poi, sono stati riutilizzati come mangiatoie o vasche per gli animali. Uno dei due sarcofagi, infatti, è utilizzato ancora come vasca, sopra ha un rubinetto. L’altra cosa interessante di Sesto è l’ex monastero di monache benedettine in via Verdi. Dal 2005 al 2010 sono stati fatti degli scavi. Accanto al monastero c’era una chiesa dell’XI secolo, l’hanno buttata giù negli anni ‘60, di cui oggi resta visibile solo una parte del chiostro. La cosa curiosa è che accanto all’abside sono state trovate due tombe infantili. A Cinisello Balsamo nella periferica e poco frequentata chiesetta di S.Eusebio si possono vedere coperchi di sarcofagi romani e  affreschi medievali».

 

 

Ma come pensate di valorizzare questo patrimonio archeologico?

 «Qui sta la vera idea e la nostra scommessa. LA sfida è coinvolgere le persone non esperte mantenendo un linguaggio e una scientificità corrette ma attraverso una divulgazione leggera e appassionante. Abbiamo studiato un nuovo modo di presentare qualcosa di antico. Ci avvaliamo dei social network attraverso la pagina Facebook, per questo ci aiuta un quinto socio che è esperto in comunicazione, Matteo Tortosa, qui in tempo reale condividiamo le nostre «scoperte». Ma la forma di condivisione è questa mostra itinerante, «La storia svelata» dove utilizziamo un approccio completamente nuovo, sia nel linguaggio sia nell’esposizione. Un esempio? Visto che non possiamo esporre i reperti li abbiamo stampati in 3D. Vogliamo che le persone possano avvicinarsi al reperto, toccarlo. Attraverso una stampante 3D abbiamo stampato un sarcofago romano, due monete in gesso però ingrandendole 6 volte di più, e una fiasca longobarda. Questa cosa è stata pensata anche per i non vedenti. Anche i pannelli riportano una frase in Braille che racconta una curiosità. Ci siamo lanciati..abbiamo provato a realizzare un video con un drone...non siamo ancora così tecnologici, ma possiamo migliorare.. Di idee ne abbiamo per aprire la porta del mondo dell’archeologia che è sempre rimasto un mondo un po’ chiuso, relegato alle discussioni tra esperti. L’altra parte di attività è quella delle visite guidate e dei laboratori. Stiamo facendo lezioni e simulazioni di scavo nelle scuole, dalle elementari alle superiori. Facciamo anche laboratori di cucina, abbiamo fatto cucinare del pane secondo una ricetta romana».

A proposito di reperti, quali siti archeologici ci consigliate di visitare quest’estate?

«Restando in Lombardia non si può non visitare l’area del Capitolium, hanno fatto un ottimo lavoro di rivalorizzazione del sito ed è possibile fare anche una visita in 3D. Mentre se andate a Roma bisogna fare una capatina alla cripta Balbi, qui si trovano vetrine su vetrine di oggetti che vanno dall’epoca romana fino al 1700, è un viaggio nel tempo».

Siete tutti specializzati in archeologia medievale, cos’ha di così speciale quest’epoca?

«Rispondiamo così: fateci caso, tutti i fantasy sono ambientati in quel periodo. Non è un caso».

Sperate di trasformare Genius Loci  in un lavoro?

«Magari! Ma siamo realisti. Siamo in quattro, è un po’ impensabile vivere solo di questo. Pensiamo però di non fermarci sotto casa, ma di ampliarlo ad altre province, prossima tappa Monza e Brianza e poi a tutta la Lombardia e chissà, magari ad altre regioni. Le scuole ci stanno chiedendo numerose attività di approfondimento. Ricky va negli istituti alberghieri a parlare della tavola medievale. Da cosa nasce cosa. L’importante è continuare a studiare e coltivare il nostro interesse e passione per l’archeologia e trovare nuove forme e modi per raccontarla, toglierle un po’ di polvere. Il nostro progetto è piaciuto anche allo YoCoCu, Youth in Conservation of Cultural Heritage, un ente che coinvolge giovani ricercatori  professionisti da tutto il mondo, che ha scelto il nostro progetto tra 40 nazioni. Così Chiara è volata a Madrid per presentare le nostre idee a questo convegno internazionale. Una bella soddisfazione, che ci ha convinto ancora di più che eravamo e che siamo sulla strada giusta per fare qualcosa di nuovo e di buono. Vogliamo essere i nuovi Alberto Angela della situazione, portare l’archeologia nel futuro». 

 

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