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L'incontro con il vignettista e con il regista teatrale per “Ripensiamoci” di Novaluna

Continua il ciclo di Novaluna “Ripensiamoci”, un’indagine-riflessione su forme e contenuti di comunicazione nell’epoca della post verità. Stavolta (lunedì 11 gennaio al Binario 7 di Monza) è il turno della satira e del teatro, per i quali relatori d’eccezione sono Francesco Tullio Altan, fumettista, vignettista e autore satirico, ed Elio De Capitani, attore e regista teatrale e cinematografico. Saranno intervistati per l’occasione da Antonio Cornacchia, direttore di Vorrei.

Colpiscono (e un po’ distraggono) le vignette di Altan che vengono proiettate durante le interviste. Ma confermano le sue affermazioni su quelle che debbono essere le caratteristiche della satira: sintesi e immediatezza. Ne è esempio lampante la vignetta inserita nel manifesto che pubblicizza la serata.

 

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Uno pensa subito alla situazione politica italiana, con i partiti non più fondati su ideologie ma sui rispettivi leader i quali in genere basano la loro azione sulla convenienza politica e magari personale del momento (e il loro ruolo sul consenso acritico di fans-iscritti). Per cui niente strategie o prospettive di lungo termine (eh, le elezioni sono troppo frequenti!) ma tattiche di corto respiro supportate da un contatto diretto con gli elettori in modo da intercettarne gli umori del momento. Quindi grande utilizzo di social network, come Trump, un esempio per tutti.                                                                 

L’approccio del teatro è ovviamente diverso, afferma De Capitani, ma le finalità possono essere analoghe: la rappresentazione dell’uomo e della società. Svolgendo, a seconda delle circostanze e dei testi, funzioni ricreative, psicologiche, politiche, didattiche. Il teatro è l’arte più comunicativa, più immediate, più efficace, più provocatoria per le reazioni degli uomini perché il materiale con cui crea è l’attore - essere vivente e l’uomo è il più convincente portatore di significati, più convincente della parola scritta, dell’immagine e del suono. De Capitani ha molto insistito sul concetto di attualità di un testo teatrale. Un’opera non è esclusivamente legata al tempo in cui è stata scritta, ma ad un certo stato dell’uomo e della società in cui si trova. Perciò Sofocle o Shakespeare possono essere oggi più attuali di un autore del ‘900. Sta alla sensibilità di chi propone un testo capirne la sintonia con i potenziali spettatori. Da qui la perenne validità di un’opera teatrale, dalle origini ai giorni nostri.

 

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Foto di Fabrizio Radaelli

 

Non sono mancati, stimolati da domande di Cornacchia, curiosi spunti autobiografici da parte dei due ospiti di Novaluna. Altan, orientato verso seri studi tradizionali, è stato incoraggiato da amici e conoscenti a trasformare l’hobby di vignettista in lavoro serio. Abbiamo perso un professionista ma guadagnato un poeta del fumetto, delle vignette (dal pubblico sono stati fatti alcuni accenni alla Pimpa, la popolarissima cagnetta delle strisce per bambini). Curioso anche il fatto che una lunga permanenza in Brasile (allora si interessava di cinema, e dove ha conosciuto la moglie) gli abbia dato quella capacità di sintesi, assimilata, dice lui, dalla lingua portoghese.

De Capitani è stato un convinto “rivoluzionario” sessantottino finché non gli è capitato un giorno di assistere ad uno spettacolo teatrale dove recitava Cristina Crippa. Folgorato (da Cupido) ha capito che per stare vicino a Cristina doveva occuparsi di teatro, cosa che ha cominciato a fare, dalla gavetta, fino a diventare, sempre più convinto, il regista ed attore che è.

 

La foto di apertura è di Elisabetta Raimondi


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