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Giancarlo Costa ci guida nel mondo fantastico dei miti marinareschi

Ogni tanto è necessario svagarsi un po’. E anche la saggistica è in grado di assolvere a questo scopo, soprattutto con un libro come Leggende e fantasmi del mare di Giancarlo Costa.

L’autore è uno storico della Marineria che ha alle spalle diverse pubblicazioni sull’argomento, ma che in questo caso si cimenta in un suo aspetto insolito quanto variegato, quello delle leggende e delle storie che circondano il mondo del mare: l’Olandese Volante, il Mary Celeste, le navi maledette, il marinaio senza testa, il fantasma assassino, le navi che vengono avvistate dopo il loro affondamento, le sirene, le piovre giganti e i serpenti di mare, i sortilegi per calmare le tempeste, i misteri di guerra e via dicendo. Insomma: ce ne è per tutti i gusti. 

Mi piace poter sottolineare come l’autore affronti queste storie con spirito critico e con un certo disincanto.

La celebre vicenda del Mary Celeste ne è un bell’esempio. Per chi non lo sapesse, Mary Celeste era il nome un brigantino canadese che fu trovato nel 1872 alla deriva nello stretto di Gibilterra senza nessuno a bordo: l’equipaggio si era come volatilizzato. Fin da subito il fatto ebbe un’eco enorme ed è considerato ancor oggi uno dei più grandi misteri del mare. All’epoca se ne interessò anche Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes, che suggerì la pista dei pirati. Ma nel tempo sono state tirate in ballo piovre giganti, ammutinamenti, tempeste magnetiche e via dicendo. Più volte, negli anni successivi al suo ritrovamento, qualche superstite del Mary Celeste rilasciò un’intervista (a pagamento, s’intende) a qualche giornale. L’autore liquida le loro testimonianze osservando: “La loro credibilità? Bah! Diciamo solo che i superstiti furono più numerosi dell’equipaggio scomparso”, e propende per una spiegazione minimalista: forse l’equipaggio abbandonò la nave su una lancia – poi colata a picco durante una tempesta – nel timore che il carico di alcol che stavano trasportando fosse sul punto di esplodere. E in effetti nella stiva del Mary Celeste alcune botti furono trovate vuote, segno che si era verificato un fenomeno di evaporazione. Non è quindi improbabile supporre che tale fenomeno avesse allarmato l’equipaggio. Il punto è che una spiegazione come questa è senz’altro meno gradita al grande pubblico rispetto all’attacco di una piovra gigante.

In questo senso è interessante anche il capitolo dedicato alla Frigorifique, una nave abbandonata dal suo equipaggio nel 1884 mentre stava affondando e che più volte tentò di speronare la lancia dei naufraghi nei minuti successivi alla sua messa in acqua. La nave inseguiva l’equipaggio che l’abbandonava? No. Anche in questo caso c’è una spiegazione razionale, e anche abbastanza semplice, che però non vi dico per non togliervi il gusto della lettura personale.

Le spiegazioni razionali spesso sono in grado di fornire le ragioni di eventi che a un primo sguardo appaiono straordinari: le navi maledette, a bordo delle quali si verificano continuamente incidenti o morti spaventose nel corso della loro esistenza, possono per esempio rientrare agevolmente nella casistica della statistica.

Inoltre talune leggende o racconti prendono chiaramente spunto da fatti assai singolari, ma pur sempre reali: per esempio le navi fantasma, navi abbandonate che continuano a solcare senza equipaggio i mari per decenni, sono esistite davvero. Tanto per citarvi una vicenda documentata: nel 1910 era stata ritrovata quasi intatta la Investigator, abbandonata dall’esploratore inglese Mac Clure nel 1854! 

Tuttavia le spiegazioni razionali non sembrano reggere quando si verificano casi come i fantasmi di marinai che vanno ad annunciare a terra la propria morte a migliaia di miglia di distanza. Il 22 giugno del 1893 per esempio l’ammiraglio George Tryon affondò al largo della Siria con la sua nave, HMS Victoria, ma quella sera la sua presenza fu segnalata a Londra da diverse persone.

A leggere la frequenza e la somiglianza di certe storie, può legittimamente venir in mente che forse abbia ragione Jung, e che cioè qualcosa come l’inconscio collettivo esista davvero.

Dico questo perché sembra che tutte le coste del mondo, e dico proprio tutte, siano popolate da spettri, e sembra inoltre che i resoconti di fantasmi di marinai che vadano a riva ad annunciare la propria morte siano decine e decine. Si tratta di racconti che si ritrovano un po’ da tutte parti del globo e un po’ in tutte le epoche, e sono racconti un po’ tutti uguali per i quali è difficile rintracciare un qualcosa di reale – come può accadere nel caso delle navi fantasma – che abbia potuto ispirarli. Essi sarebbero dunque parti di mera fantasia attribuibili all’inconscio. E se gli uomini di tutte le parti del globo e di tutte le epoche hanno inventato storie simili che riguardano il mare, ciò potrebbe effettivamente indicare che un “inconscio collettivo” esista davvero.

Quella di Jung è solo una suggestione. In realtà la psicologia comportamentale riesce a spiegare questi eventi (la premonizione è stata molto studiata) senza costruire strutture teoriche pesantissime come l’inconscio collettivo. Non voglio tediarvi, anche perché il saggio di Costa non affronta compiutamente l’argomento, ma accenno solo al fatto che è stato per esempio dimostrato che tendiamo a ricordarci solo dei nostri successi predittivi ma non della altre volte, migliaia e migliaia, in cui abbiamo predetto una cosa che non si è verificata. Non è stata una scoperta da poco. Tutti i tifosi hanno un brutto presentimento quando attacca la squadra avversaria. Se la squadra avversaria segna, dicono: “me lo sentivo”, ma non  tengono conto che lo dicono a ogni azione e che la maggior parte delle volte la loro premonizione non è stata confermata dai fatti.

17805 aOgni genitore che di notte aspetta il ritorno a casa del figlio che è uscito e che sta facendo tardi prova un brutto presentimento; solo coloro che purtroppo sperimentano il verificarsi dell’evento luttuoso hanno poi detto che se lo sentivano. E se conoscete qualcuno che è morto in un incidente stradale, saprete senz’altro che la sua morte era come annunciata da dettagli premonitori accaduti nel fatidico giorno o in quelli precedenti. In realtà si tratta di dettagli insignificanti che accadono tutti i giorni a tutti quanti e che non hanno alcun significato di per sé ma che acquisiscono un significato a posteriori solo in un ristretto numero di casi.

I racconti di premonizioni o di marinai che annunciano la propria morte avrebbero dunque questo meccanismo psicologico alla loro base. Colgo l’occasione per ricordarvi che la psicologia comportamentale deve, e ribadisco: deve, cominciare a entrare nelle vostre letture.  

Il saggio, come tutti quelli interessanti, è pieno di curiosità che si trovano a latere dell’argomento principale. In questo caso, tra le molte spigolature che potrei segnalarvi, vi accenno al fatto che un tempo la costruzione delle navi doveva cominciare per forza di mercoledì, giorno sacro a Wotan, maggiore tra gli dei scandinavi o a Mercurio, dio del commercio dei latini. Non di giovedì, giorno consacrato a Thor, dio delle tempeste; non di venerdì, giorno consacrato a Freya, dea conduttrice delle walkirie, sempre alla ricerca di anime umane; non di sabato, dedicato a Saturno, che proteggeva gli assassini; domenica era giorno da dedicare alle feste; lunedì era giorno della Luna, inadatto per l’incostanza della medesima; martedì era fuori discussione per via del dio Marte, che si occupava di guerre. Non rimaneva dunque che mercoledì.

Un’altra curiosità è data dal fatto che ancora nell’Ottocento era una pratica molto diffusa sulle coste degli Stati Uniti, della Cornovaglia e della Scandinavia quella di massacrare i naufraghi e di impadronirsi dei relitti che arrivavano dal mare. Su quelle coste erano addirittura attivi gruppi di cosiddetti “naufragatori” che con false luci attiravano le navi di notte sugli scogli. Esistevano perfino preghiere per propiziare i naufragi.

Ma altre curiosità potrebbero essere stuzzicate dalle seguenti domande: avete mai sentito nominare il pesce monaco? e il pesce vescovo? lo sapevate che ancora nell’Ottocento in Scozia esisteva una confraternita religiosa che pregava per i marinai di notte, quando le altre persone dormivano e non potevano pregare? lo sapevate poi che il Titanic trasportava il frammento di una mummia maledetta? e, a proposito di trasporti, lo sapevate che trasportare maiali o volpi veniva considerato propiziatore di tempeste?

Vi accenno anche a una curiosità che dovrebbe farvi venire in mente un certo film. Tutti conoscerete l’uso di scagliare una bottiglia di champagne sulla prua della nave al momento del varo. Ebbene, una principessa del casato di Hannover, avvertita del fatto che se la bottiglia non si fosse rotta al primo colpo ciò sarebbe stato interpretato come un segno di sfortuna, scagliò la bottiglia con una take violenza e imperizia da ferire una persona del pubblico.

Per finire, impariamo a essere pignoli con i nomi. L’autore ci tiene molto, e la lettura del suo libro può essere anche occasione di perfezionare la nostra terminologia.

Una nave non getta l’ancora, ma dà di fondo.

Babordo e tribordo sono termini marinareschi francesi mai usati dagli italiani, ma entrati nell’immaginario collettivo solo per via dei libri di avventure. Si deve dire sinistra e dritta.

Non si deve dire che una nave va per esempio a 12 nodi orari, ma si deve dire che va a 12 nodi. Un nodo infatti è già un miglio percorso in un’ora.

A bordo delle navi non ci sono corde, ma cime o cavi.

In realtà però a bordo delle vecchie navi due corde c’erano: a prua la corda della campana e a picco... la corda per impiccare.

Giancarlo Costa, Leggende e fantasmi del mare, Mursia, pp. 356, euro 18,00

 

Gli autori di Vorrei
Juri Casati
Author: Juri Casati

Classe 1975, lavora in un'Agenzia per il Lavoro. Laureato in Filosofia, è autore di numerosi racconti di genere horror, gotico, fantastico e fantascientifico. Coltiva interessi in ambito storico e di filosofia della scienza

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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