Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Print Friendly, PDF & Email

20190707 separate but equal

Ripartendo da The Blackkklansman e andando a ritroso nel tempo con il contributo di alcuni film sul grande avvocato dei diritti civili Thurgood Marshall, seguiamo il percorso storico che, dopo quasi un secolo dalle leggi segregazioniste, ha portato  all'epocale sentenza della Corte Suprema Brown vs Board of Education del 1954, che dava il via all'integrazione scolastica ma anche alla terza dilagante ondata del KKK.

«Noi dobbiamo cambiare le leggi che tengono sottomessa la nostra gente, noi dobbiamo lastricare la strada per il futuro. Senza istruzione non c’è speranza per la nostra gente e senza speranza non c’è futuro. Pertanto dobbiamo usare la logica e il potere della legge per porre fine all’umiliazione e alla paralisi dei nostri bambini in scuole vergognosamente segregate. Ma non possiamo farlo in un Congresso dominato da segregazionisti. Dobbiamo affrontare la realtà che dai tempi di Abraham Lincoln nessun presidente ha lottato per i diritti dei negri e ciò significa che dobbiamo andare di fronte alla corte, alla più alta corte di questo paese e distruggere la Plessy e dobbiamo essere preparati il doppio degli avvocati bianchi che ci contrastano in ogni occasione.»

da Simple Justice (1993) di Helaine Head.
Charles Houston, preside della Law School di Washington ai suoi studenti di legge, 1930

 

Alec Baldwin in The Blackkklansman e la "sentenza Brown" 

Nella prima parte di questa caccia cinematografica al Ku Klux Klan e al suprematismo bianco americano tra presidenti e personaggi storici abbiamo fatto una parziale incursione nelle prime due grandi ondate di violenza razziale, nate l’una durante gli anni della Guerra Civile, e sancita nel 1865 con la fondazione del KKK e con la politica razzista del successore di Abraham Lincoln Andrew Johnson, e l’altra cominciata nel 1915 con il clamoroso successo che il  film Nascita di una nazione di D.W. Griffith ebbe anche grazie alla propaganda di Woodrow Wilson. 

A conclusione del capitolo ci siamo soffermati su alcuni aspetti del film di Spike Lee The Blackkklansman (2018), che a quegli anni ritorna sia con le parecchie citazioni di Nascita di una nazione, sia con un scena di Via col vento (1939) posta ad incipit del film: Rossella O’Hara che si aggira tra morti e feriti in una lunga inquadratura che si allarga progressivamente sull’ecatombe dei soldati sudisti dopo la battaglia di Atlanta, mentre da sinistra entra in campo in primo piano la bandiera della Confederazione. 

Dopo quella citazione, con un salto temporale di quasi 100 anni, The Blackkklansman  introduce la terza  dilagante fase di violenza razziale con il già citato spettacolare cameo di Alec Baldwin, sul quale torniamo ora con più attenzione. La bandiera della Confederazione, incorniciata nello studio del professore razzista, è il raccordo che rappresenta il fermarsi del tempo nella mentalità sudista.
Siamo nel 1957, l’anno in cui nove studenti di colore entrano nella Central High School di Little Rock, Arkansas, scortati dall’esercito federale. Il professore gira un video promozionale contro l'integrazione utilizzandone alcuni filmati a cui fanno seguito diversi spezzoni di Birth of a Nation,  proiettati sullo schermo dietro di lui, e su di lui, mentre la sua furibonda invettiva sale di tono: 

Noi siamo sotto attacco. Stiamo vivendo un grave momento segnato dal diffondersi dell’integrazione e dei matrimoni misti. La decisione Brown, impostaci dai burattini controllati dagli ebrei alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che obbliga i ragazzi bianchi ad andare a scuola con una razza inferiore è il chiodo finale in una bara, il colpo di grazia definitivo verso un’America popolata sempre più di bastardi. Noi avevamo una vita splendida finché i Martin Luther Negri di questo mondo e i loro eserciti di comunisti non hanno iniziato il loro assalto contro i nostri sacri valori di bianchi protestanti. Volete davvero che i vostri preziosi figli bianchi vadano a scuola con i negri? Sono luride scimmie bugiarde che non si fermano davanti a nulla per ottenere la parità con i bianchi. Stupratori, criminali….

Supportata dalla bravura di Baldwin, la scena è uno dei tanti capolavori grotteschi di Spike Lee, in cui il senso delle frasi non perde nulla del suo significato, amplificato anzi dallo straniante effetto comico dei ripetuti versi quasi animaleschi e delle richieste di imbeccate di cui il professore ha bisogno durante la ripresa del  video, nonché dai primi e primissimi piani del suo volto invaso dai fasci di luci ombre del proiettore.

 

Scena di apertura dalla versione originale di  The Blackkklansman di Spike Lee

Charles Houston, Thurgood Marshall e gli avvocati del NAAPC 

“La decisione Brown” e “i burattini della corte suprema” si riferiscono alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti Brown vs Board of Education del maggio 1954 che i nove “justice” emisero all’unanimità dopo due anni di indecisioni, consultazioni, audizioni, e manovre diplomatiche, decretando l’incostituzionalità della segregazione in ogni ordine e grado di scuola, introdotta circa 80 anni prima. La causa Brown, che raggruppava cinque casi di segregazione scolastica in Kansas, South Carolina, Virginia, Delaware e District of Columbia, fu una  pietra miliare dei diritti civili, ma scatenò contemporaneamente le ire furibonde della popolazione bianca del sud e il terrorismo del KKK.

Charles Houston, architetto della strategia per combattere le leggi segregazioniste, fu colui che addestrò la generazione di abilissimi avvocati del Fondo di Assistenza Legale con sede a New York ma operativo in tutta la nazione. 

Di quella storica vittoria furono artefici i preparatissimi ed appassionati avvocati, sottopagati ed oberati di lavoro, del Fondo di Assistenza Legale che il loro professore e mentore, Charles Houston aveva istituito negli anni 30 a New York con le sovvenzioni del NAAPC (National Association for the Advancement of People of Color)Considerato l’architetto e l’ingegnere della strategia che a passi progressivi avrebbe sferrato l'attacco decisivo  alle leggi segregazioniste, Houston era stato preside e professore della facoltà di legge, la Howard School of Law, dell’Università di Washington per neri, dove in una decina d’anni aveva allenato gli studenti che sopravvivevano ai suoi corsi ad “essere bravi il doppio degli avvocati bianchi”. Houston  purtroppo scomparve nel 1950 a 55 anni senza poter assistere al lungo iter giudiziario, cominciato sul finire degli anni 40,  che avrebbe concretizzato, almeno sulla carta, il progetto a cui aveva dedicato la vita.

 

20190707 Charles Houston da With All Deliberate Speed

Charles Hamilton Houston,  in un fotogramma del film With All Deliberate Speed (2004) di Peter Gilbert. 

Thurgood Marshall, pupillo di Charles Houston, fu l'eroe della causa Brown vs Board of Education. Nel 1967 fu il primo nero a far parte della Corte Suprema 

Eroe della causa  Brown vs Board of Education fu il pupillo di Charles Houston, l’avvocato Thurgood Marshall a cui Houston aveva da anni affidato  la direzione del reparto istruzione per la competenza e bravura ascquisite. Prima del caso Brown, Marshall aveva già affrontato la Corte Suprema degli Stati Uniti, vincendo  cause di singoli studenti afroamericani  a cui era stato negato l’accesso all’università in alcuni stati privi di una pari università per neri. Puntando sulla violazione della dottrina “separate but equal”, che come vedremo è uno dei nuclei  della causa Brown, Marshall e la sua equipe  avevano aperto le prime brecce nell'istruzione universitaria,  in attesa che i tempi fossero maturi e si trovassero nelle scuole di grado inferiore i casi giusti per attaccare tutto il sistema scolastico. Passato alla storia come Mr. Civil Rights, Thurgood Marshall fu il primo afroamericano ad entrare a far parte dei nove Justice della Corte Suprema nel 1967, per nomina di Lyndon Johnson. 

 

20190707 Thurgood Marshall da With All Deliberate Speed di Peter Gilbert

Thurgood Marshall al tempo della causa Brown. Fotogramma dal film With All Deliberate Speed di Peter Gilbert. 

Thurgood Marshall e il caso dei "Groveland Four" in attesa del film Devil in the Grove

Un caso che Marshall assunse nel 1951, e per il quale si rammaricò per tutta la vita di non aver potuto fare giustizia, è quello dei "Groveland Boys", quattro giovanissimi ragazzi neri ingiustamente accusati nel 1949 di avere violentato una ragazza diciassettenne e di avere assalito suo marito nella cittadina di Groveland, Florida. Nel gennaio scorso il caso ha avuto risonanza mediatica in America quando, in seguito a provvedimenti presi dagli organi giudiziari dello stato, il governatore della Florida, il repubblicano e suprematista bianco Ron De Santis, ha dovuto ufficialmente riabilitare i “Groveland Four” dopo 70 anni, rendendo giustizia anche alle loro famiglie.

Nel gennaio 2019 la riabilitazione dei Groveland Four, quattro ragazzi neri innocenti falsamete accusati di  strupro nel 1949. Gli insabbiamenti di indagini e testimonianze impedirono a Thurgood Marshall di fare giustizia. 

Tra i vari crimini lasciati impuniti di quel caso estremamente complesso vi furono le morti di due dei quattro ragazzi, uno ammazzato da centinaia di proiettili durante la caccia agli "stupratori" immediatamente organizzata dallo sceriffo Willis McCall con circa un migliaio di volontari, ed un altro invece  ucciso a sangue freddo dallo stesso sceriffo durante un trasferimento. Rimasero impuniti anche tutti gli atti terroristici del KKK, e non solo gli incendi dei quartieri neri, i pestaggi e le vessazioni, ma persino l’omicidio del direttore del NAAPC della Florida Harry T. Moore e di sua moglie.  La coppia  morì nella notte di Natale 1951 per l’esplosione di una bomba che  uomini del  KKK avevano messo sotto il loro letto,  sei settimane dopo che Harris aveva accusato di omicidio lo scecriffo McCall e chiesto al governatore dello stato di rimuoverlo dalla sua carica. Quando Marshall assunse la difesa i suoi colleghi cercarono di dissuaderlo temendo per la sua vita, soprattutto in un momento in cui era la punta di diamante nella preparazione della causa Brown,  ma l'avvocato non volle sentire ragioni.  

 

20190707 Devil in the Grove

Il libro, premio Pulitzer 2013, di Peter Gilbert del quale la Lionsgate ha comprato i diritti per la realizzazione del film Devil in the Grove.

Nel 2012 il libro Devil in the Grove: Thurgood Marshall, The Groveland Boys, And The Dawn Of A New America, vincitore del premio Pulitzer 2013, portò alla luce tutta la verità sul caso. Il suo autore Gilbert King lo scrisse dopo aver esaminato  tutta la documentazione del caso, divenuta di dominio pubblico allo scadere di 60 anni.  Le carte rinvenute  dimostravano gli insabbiamenti di indagini dell'FBI, sollecitate da Thurgod Marshall ancor prima dell’assunzione della difesa, e di altre testimonianze che avrebbero scagionato i ragazzi.  Poco dopo la sua uscita la casa di produzione cinematografica Lionsgate si assicurò i diritti di quel libroparagonato per forza narrativa a To Kill a Mockingbird  (1960) di Harper Lee, per la cui vicenda di falso stupro l'autrice aveva preso spunto dal caso degli Scottsboro Boys degli anni 30, analogo a quello di Groveland. La sceneggiatura del film The Devil in the Grove fu affidata ad Adam Cooper e Bill Collage, ma a tutt'oggi non si hanno notizie sulla lavorazione del film.
Ci auguriamo che la recente riabilitazione dei Groveland Four ne acceleri la realizzazione e che anche il film  eguagli la potenza de Il buio oltre la siepe (1962) di Robert Mulligan, con un protagonista  che dia a Thurgood Marshall ciò Gregory Peck ha dato ad Atticus Finch.

 

Gregory Peck alias Atticus Finch dimostra l'innocenza di Tom Robinson, che verrà comunque condannato, nella versione originale del film To Kill a Mockingbird. 

E' invece uscita la miniserie serie televisiva prodotta da Netflix When They See Us (2019), di Ava DuVernay, la bravissima regista di Selma (2014) e del documentario candidato agli Oscar XIII (2016)  già oggetto dell'articolo Noam Chomsky, Ava DuVernay e la “giustizia” americana. In When They See Us Ava DuVernay e lo straordinario cast di attori mettono in scena  la terribile storia dei cinque ragazzi neri,  i Central Park Five ingiustamente accusati e condannati per lo stupro di una jogger in Central Park nel 1989.  La vicenda  fece il giro del mondo e, come DuVernay mostra anche in XIII, vide Donald Trump comprare due pagine del New York Times e di altri giornali newyorkesi per invocare la pena di morte.  La serie, in quattro puntate, è di quelle da non perdere.

20190707 when they see us

Disponibile su Netflix la miniserie When They See Us (2019) di Ava DuVernay, sul caso dei Central Parl Five del 1989 

La discutibile operazione commerciale del recente film Marshall 

In attesa dunque di The Devil in the Grove dobbiamo accontentarci, quanto a produzioni recenti su Thurgood Marshall, del film  Marshall (2017) diretto da Reginald Hudlin, interpretato da Chadwick Boseman e arrivato in Italia con un titolo, Marcia per la Libertà, quasi identico al quello dato al sopracitato film di ben altro spessore Selma, la strada per la libertà (2013), di Ava DuVernay, solo Selma nella versione originale,  di cui ci occupremo nel capitolo  sugli anni 60.  

Al contrario di quanto il titolo e la locandina promettono, Marshall non è un biopic incentrato sulla vita dell'avvocato e nemmeno su uno dei momenti significativi della sua carriera, come ormai frequentemente succede con i film su personaggi illustri, bensì  un legal-thriller piuttosto superficiale e scontato. Seppure non manchino, e ci mancherebbe altro, alcuni riferimenti al NAAPC o a episodi  di razzismo, Marshall  è più che altro  un piacevole filmetto di evasione che si dimentica in fretta. 
Fin dalle primissime scene, che mostrano in montaggio alternato una causa discussa da Marshall e un’altra discussa dall’avvocato bianco ebreo Sam Friedman interpretato da Josh Gad, è chiaro che a dispetto del titolo i protagonisti sono due e che sono sullo stesso piano. Il caso, riesumato da una delle prime cause di Marshall, riguarda il presunto stupro di una donna bianca da parte dell’aitante autista nero di famiglia e, alla prima comparsa in aula della bella vittima bionda trascurata dal marito, lo spettatore non ha più alcun dubbio su come siano andate le cose. Inoltre, poiché il giudice razzista nega a Marshall il diritto di parola in aula, con la giustificazione che si trova fuori della sua giurisdizione, tutto il processo  viene portato avanti dall’inizialmente inesperto Friedman, che grazie alle direttive di Marshall diventa piano piano sempre più bravo. Insomma, in un periodo in cui i bei film sui temi razziali sono aumentati come mai era successo prima grazie all’effetto Obama e grazie ad una nuova generazione di filmmaker di colore, Marshall  ha l'aspetto di una discutibile speculazione  commerciale. 

20190707 Marshall 2017Locandina del film Marshall (2017) di Reginald Hudlin

Sidney Poitier,  Peter Francis James e Lawrence Fishburne nei panni di Thurgood Marshall 

 Se dunque il cinema  non ha ancora reso un giusto tributo a Thurgood Marshall e agli avvocati del NAAPC, lo ha invece fatto la televisione  con i due lunghi film  Separate but Equal (1990) prodotto, scritto e diretto da George Stevens Jr, e Simple Justice (1993) di Helaine Head, tratto dall’omonimo libro del giornalista premio Pulitzer Richard Kluger.  Realizzati in un  periodo in cui le produzioni televisive non erano ancora dello stesso livello qualitativo di quello cui siamo ormai abituati, i due film sono al contrario produzioni di grande pregio, con cast di rilievo e narrazioni coinvolgenti, e soprattutto sono validi strumenti educativi su periodi e personaggi importanti che persino la maggior parte degli americani nemmeno conosce. 

20190707 Separate but Equal e Simple JusticeLocandine di Separate but Equal e di Simple Justice

In Separate but Equal, che copre un arco temporale di 5 anni, Thurgood Marshall è Sidney Poitier, scelta che sembra voler conferire di proposito a Poitier l’onore di interpretare Marshall e a Marshall quello di essere interpretato da Poitier. John Davis, il famosissimo avvocato della controparte che  aveva al suo attivo circa 250 cause sostenute davanti alla Corte Suprema, è Burt Lancaster.

20190707 Burt Lancaster Separate But Equal

Burt Lancaster nei panni dell'avvocato John Davis, avversario di Thurgood Marshall in Separate  But Equal.

Separate  But Equal  si apre col caso di Clarendon County, South Carolina, uno dei cinque confluiti nella causa Brown. Il reverendo John Delaney, insegnante della sovraffollata scuola per bambini neri della zona, chiede al provveditorato della contea che uno dei tanti  pullman utilizzati per le scuole bianche venga destinato ai suoi alunni, molti dei quali percorrono ogni giorno diverse miglia a piedi. In seguito al rifiuto, giustificato col fatto che i neri non pagano abbastanza tasse, Delaney e i genitori chiedono l'intervento del NAAPC.  Quando Thurgood Marshall arriva a Clarendon County li trova pronti a sottoscrivere una causa collettiva, che ormai va ben oltre la richiesta di un semplice pullman, pur consapevoli dei pericoli e delle ritorsioni cui andranno incontro e che infatti si realizzano puntualmente attraverso licenziamenti e atti terroristici del KKK.  

 

La vicenda di Clarendon County,  con la sconfitta di Marshall nella causa portata davanti a tre giudici nell'aula della capitale Charleston, è un elemento sviluppato anche  in Simple Justice,  che dedica invece la prima parte ai vent’anni precedenti. Prendendo le mosse da quando Thurgood Marshall, l'attore Peter Francis James,  è studente alla Law School di Washington, Simple Justice racconta così anche la storia di  Charles Houston e di come il lavoro svolto dagli avvocati del NAAPC negli anni 30 e 40 abbia posto le basi per il movimento dei diritti civili di Martin Luther King.  

 

20190707 James Avery e Peter Francis James in Simple Justice

Charles Houston/James Avery e Thurgood Marshall/Peter Francis James in un fotogramma di Simple Justice, all'ospedale poco prima della morte di Houston nel 1950. 

20190707 Samuel L.Jackson in Simple Justice

Un cameo di Samuel L. Jackson, qui con Peter Francis James, in un fotogramma di Simple Justice

Quanto a  Lawrence Fishburne, l'attore ha debuttato nei panni di Thurgood Marshall nel 2008 a Broadway inThurgood, una piece teatrale scritta dall'autore do Separate but Equal George Stevens Jr. Da solo  in scena, il giudice ripercorre le fasi  della sua vita  col supporto di immagini proiettate su uno schermo. Nel 2011 Michale Stevens, figlio di George,  ha realizzato per la HBO il film Thurgood,  montato con le riprese di diverse telecamere  durante una rappresentazione col pubblico al Kennedy Center di  Washington DC. Trailer in coda all'articolo insieme ad alcuni altri dei film citati.

Un bel  documentario in cui Houston e Marshall compaiono in immagini di repertorio e che intreccia il presente col passato è invece With All Deliberate Speed  (2004) di Peter Gilbert che concluderà questo capitolo e aprirà il prossimo. 

Dal 14° emendamento di Thaddeus Stevens alla dottrina “separate but equal”

Per una seppur semplificata ricostruzione storica, funzionale alla definizione delle questioni al centro della sentenza Brown, torniamo a Thaddeus Stevens, il perfido Austin Stoneman di Birth of a Nation, che  abbiamo già visto essere  stato rappresentato per la prima come il grande personaggio che fu da Steven Spielberg. In  Lincoln (2012) lo vediamo infatti  battersi per l’approvazione del 13° emendamento nei mesi che precedono il termine della Guerra Civile e  l’assassinio del presidente. 

 

20190707 Ralph Lewis Lyonel Barrymore Tommy Lee Jones in Thaddeus Stevens

 Gli attori Ralph Lewis, Lyonel Barrimore e Tommy Lee Jones nei panni di Thaddeus Stevens rispettivamente in Birth of a Nation (1915) di D.W. Griffith, Tennessee Johnson (1942) di W. Dieterle e Lincoln (2012) di S. Spielberg

 Precursore di Charles Houston e Thurgood Marshall, a loro volta precursori di Martin Luther King, Medgar Evers e Malcolm X, Thaddeus Stevens fu il principale oppositore di Andrew Johnson, che dopo la morte di Lincoln ne ribaltò i piani per la Ricostruzione, ripristinando negli ex stati confederati la situazione politica pre-guerra civile ed introducendo dei Black Codes che riportavano i neri ad una situazione molto simile alla schiavitù.

La falsificazione storica del film di William Dieterle Tennessee Johnson (1942) scatenò innumerevoli proteste. Tra coloro che ne chiesero la distruzione anche il grande Vincente Price.

Le battaglie di Thaddeus Stevens contro Andrew Johnson fuono innumerevoli. Ad esempio quando nel 1866 Johnson sospese in modo autoritario il segretario di guerra Edward Stanton,  nominato da Lincoln e fedele ai  progetti dell'ex presidente, e quindi diventato troppo scomodo per Johnson,  Thaddeus Stevens chiese il primo impeachment presidenziale della storia. Intorno alla vicenda del''impeachment, conclusasi con la mancata deposizione di Johnson per un solo voto di differenza, ruota il film  Tennessee Johnson (1942) di  William Dieterle. A conferma della ostinata tendenza di Hollywood a sostenere la Lost Cause del sud, Andrew Johnson, interpretato da Van Heflin, è l’eroe onesto, valoroso e saggio, che agisce per l'unità e il bene della nazione, mentre Thaddeus Stevens, Lyonel Barrymore, è il facinoroso sobillatore che gli si oppone. Il film fu immediatamente contestato dal NAAPC, da altre associazioni nere e da una moltitudine di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui il grande Vincente Price, che ne chiesero la distruzione per la falsificazione storica che proponeva. Non è un caso che nella maggior parte delle numerose classifiche dei peggiori presidenti della storia americana Andrew Johnson figuri al primo posto.

14° emendamento, leggi segregazioniste, dottrina "separate but equal" e sentenza Plessy vs Ferguson sono i cardini intorno ai quali ruota la causa Brown vs Board of Education. 

Leader dell'ala radicale del Partito Repubblicano di A. Lincoln, Stevens ebbe anche una parte consistente nell'approvazione degli altri due emendamenti, il 14° e il  15°, con cui si attestava a tutti gli effetti lo status di cittadini degli ex-schiavi. In particolare Thaddeus Stevens è considerato il padre del 14° emendamento, la cui clausola più importante avrebbe dovuto garantire agli  ex-schiavi ad un uguale trattamento della legge.

Riportiamo da Simple Justice una parte dell'arringa conclusiva di Thurgood Marshall   del dicembre 1953 , in cui l'avvocato fa leva  su  quei tre emendamenti, ed in particolare sul 14°:

Signori giudici, questo paese ha combattuto una tragica e sanguinosa guerra civile incentrata sul problema della nostra condizione giuridica. E non uno, ma tre emendamenti della costituzione sono stati approvati dopo quella guerra per decidere una volta per tutte sul nostro status. Il 14° emendamento ci ha riconosciuto l’uguaglianza di trattamento della legge. Quegli emendamenti erano la “Carta dei Diritti dei Negri.” Quello che era stato escluso dalla nostra costituzione finalmente vi era stato aggiunto per completarla. Non ci sarebbe stato più negato il diritto di essere liberi, di prenderci carico elle nostre vite, di diventare un popolo orgoglioso ed ispiratore.  Ma noi tutti sappiamo bene che alcuni stati si sono presi gioco di quelle segrete promesse. Nel 1896 la Corte Suprema ha detto che andava bene così: la decisione Plessy è stata una frode, nient’altro che una licenza per discriminare, per perpetuare l’ineguaglianza e le ingiustizie della schiavitù.

 

20190707 Peter Francis James in Simple Justice

Peter Francis James nell'arringa finale diavanti alla Corte Suprema nel film Simple Justice 

 Aggirando il 14° emendamento di Thaddeus Stevens,  la dottrina "separate but equal" legittimava la segregazione con la  presunta istituzione di strutture pubbliche per i neri "separate ma uguali".

"The mockery",  la presa in giro, cui Marshall fa riferimento sono le leggi segregazioniste, note come Jim Crow, che gli stati del sud furono liberi di varare dopo il 1877, quando si pose  fine del periodo della Ricostruzione. In base al principio, sacro per gli Stati Uniti, secondo il quale ogni stato è libero di legiferare autonomamente sulle questioni locali, il governo federale liquidò il problema razziale come una faccenda locale,  perpetuando così il peccato originale  della nazione. La dottrina “separate but equal” fu l’escamotage con cui il sud aggirò il 14° emendamento di Thaddeus Stevens, stabilendo la legittimità della segregazione  attraverso l'istituzione di strutture pubbliche "separate ma uguali" per i neri, una formula che dava adito ad ambiguità e discriminazioni di  ogni sorta sotto la presunzione di un  trattamento uguale.  

Il drago da uccidere: la sentenza "Plessy vs Ferguson"

Quando nel  1986 la Corte Suprema sentenziò a favore della segregazione  nella causa Plessy vs Ferguson, che riguardava  un caso di trasporto pubblico su un treno,  asserendo che non vi era alcuna violazione del 14° emendamento, la massima autorità giudiziaria degli Stati Uniti mise il definitivo sigillo di costituzionalità alla dottrina "sepaarte but equal". Il risultato di quella sentenza, considerata una delle più vergognose mai emesse dalla Corte Suprema, fu un'ulteriore incentivazione a comportamenti che di fatto   condannavano  i neri all’esclusione e all’inferiorità. 

20190707 da Simple Justice James Avery

James Avery nei panni di Chares Houston nel film Simple Justice

All'inizio di Simple Justice, Charles Houston/James Avory, al primo giorno di lezione con gli studenti dell'anno di Thurgood Marshall non lascia dubbi né sulla sentenza Plessy vs Ferguson, né sul tipo di studenti adatti al suo corso:

 «Plessy, signor Hill, è il motivo per cui lei viene a lezione viaggiando su un treno segregato. Plessy, signor Badham, è il motivo per cui nessuno in questa stanza può recarsi a mangiare nella maggior parte dei ristoranti della capitale della più grande democrazia del mondo. Plessy, signor Marshall, è il motivo per cui in 17 stati la legge vieta ai bambini negri di andare a scuola con i bambini bianchi. Ci sono due tipi di avvocati, signori, c’è il mio tipo e ci sono i parassiti della società. Il mio tipo intende essere un ingegnere sociale, un combattente per il cambiamento sociale. Il mio tipo di avvocato ha intenzione di scoprire tutto quello che c’è da sapere sulla Plessy, perché la Plessy è un drago, signori, e il mio tipo di avvocato lo ucciderà.»

Il nodo centrale della questione: dimostrare le intenzioni del 14° emendamento

Il confronto di  come Separate but Equal e Simple Justice affrontano il periodo 1950-54, che condividono  narrativamente, richiederebbe un’analisi dettagliata che esula da questo contesto. Ci limiteremo quindi a trarre alcuni stralci significativi dei due film che pur presentando diversi punti di assoluta convergenza offrono anche, come è ovvio che sia, differenti sintesi di sceneggiatura e licenze narrative. 

Nodo centarle della causa Berown:  dimostrare l'incostituzionalità della dottrina "separate but equal" in quanto in contraddizione con il 14° emendamento"

Entrambi i film comunque  presentano in modo chiaro i momenti salienti della vicenda e i vari aspetti del nodo centrale della causa Brown. Raggrupando cinque differnti casi di cinque stati, l'intenzione di Marshall e della sua squadra era di  non circoscrivere la causa alla richiesta di rendere le strutture scolastiche per neri effettivamente pari a quelle per bianchi in termini di decoro degli edifici, trasporto dei bambini, apparecchiature e libri, numero degli alunni per classe, qualità e salario degli insegnanti ecc,  ma attaccare direttamente la dottrina "separate but equal", asserendone  l'iniquità,  in quanto in contraddizione  con il 14° emendamento. Bisognava in sostanza dimostrare che "separato" era di per sé "ineguale".

Il nodo, complicatissimo da sciogliere, mette in difficoltà la Corte Suprema, tanto che nel dicembre del 1952 viene proposto alle due parti in causa di ripresentarsi a distanza di circa un anno per una seconda udienza, portando prove che avvalorino le rispettive convinzioni rispetto alla costituzionalità o meno della segregazione. La richiesta è anche quella di entrare quanto più possibile nella testa dei legislatori del 14° emendamento.  Seppur con tempi più o meno dilatati, entrambi i film seguono l'arduo lavoro degli avvocati del NAAPC e dei costituzionalisti e storici che vengono ingaggiati,  con enormi difficoltà finanziarie, per arrivare a capo della questione. 

La potenza delle parole conclusive di Thurgood Marshall

Il Thurgood Marshall di Sidney Poitier trae ispirazione per la  sua arringa finale da una frase di Thaddeus Stevens. 

In Sparate But Equal un colpo di scena dà l'ispirazione a Thurgood Marshall/Sidney Poitier per la stesura dell'arringa finale. Mancano pochissimi giorni all'udienza e nessuno  ha ancora trovato qualcosa di concreto che possa mettere alle strette  la Corte Suprema,  quando un ricercatore, leggendo uno dei volumi delle discussioni svoltesi in aula nel 1886 per il 14° emendamento, incappa in  una frase pronunciata da Thaddeus Stevens: 

Ogniqualvolta uno stato operi una discriminazione tra differenti classi o individui, il Congresso deve avere il potere di correggere tale discriminazione in uguaglianza. Distinzioni saranno tollerate in questa repubblica purificata solo per quanto riguarda il merito e il comportamento

La forza ispiratrice per il discorso finale che  Sidney Poitier trae da Thaddeus Stevens,  viene invece instillata nel Thurgood Marshall di Peter Francis James  da una visita in chiesa in un momento di grande sconforto. Tuttavia anche in Simple Justice ci sono alcune scene  in cui si arriva alle stesse conclusioni che si possono trarre dalle parole di Stevens.
Ne trascriviamo una non  tratta dalle tante discussioni all'interno del Naapc, ma in cui vediamo  Felix Frankfurter, il giudice  ebreo sfuggito all'olocausto che la sceneggiatura approfondisce maggiormente a livello  psicologico, a colloqio con il suo assistente e ricercatore Alexander Bickel: 

Bickel:  E' chiaro signore che la formulazione del 14° emendamento evitava deliberatamente di essere esplicita.
Frankfurter:  Vuoi dire che l'hanno lasciata volutamente aperta?
Bickel:  Era il 1866. Non c'era nessuno sforzo pubblico per educare né i negri  né i bianchi. I legislatori non hanno espresso riferimenti di alcun tipo  a scuole segregate o meno, ma il linguaggio dell'emendamento è volutamente ampio ed elastico in modo tale da includere future situazioni che i legislatori non potevano prevedere. 
Frankfurter:  In pratica mi stai dicendo che hanno lasciato la porta aperta per interventi successivi del Congresso o della Corte Suprema
Bickel:  Dico che hanno lasciato un'area grigia nella Costituzione che la Corte deve interpretare

In entrambi i film comunque l'arringa è simile e la sua parte finale è talmente forte da non lascia scappatoie alla giuria, anche se ci vorranno altri cinque mesi di lavoro diplomatico prima che si arrivi alla sentenza unanime. Eccone l'ultimo , questa volta attinta dal discorso di Sidney Poitier nella sua interpretazione da brivido in Separate but Equal

20190707 Sidney Poitier in Separate but Equal

Da tre fotogrammi dell'arringa finale di Thurgood Marshall/ Sidney Poitier in Separate But Equal

[I bambini bianchi e neri] in Virgiania e in  South Carolina, ed io li ho visti personalmente, giocano per la strada insieme, ma si separano per andare a scuola. Escono da scuola e giocano a pallone insieme, ma devono essere separati a scuola.  Deve trattarsi di una specie di incantesimo. (...) L'unico modo in cui questa corte può pronunciarsi in opposizione alla nostra posizione è di trovare qualche ragione per concedere ai singoli stati il diritto di classificare i negri secondo principi he non vengono applicati  a nient'altro. Noi dichiariamo che l'unico modo di arrivare a tale decisione è attestare che per qualche ragione i negri sono inferiori a tutti gli altri esseri umani.  Nessuno in questa corte potrà sostenere questo posizione perché dovrebbe giustificarla. E la giustificazione potrebbe essere solo una: una innata determinazione a mantenere le persone che una volta erano tenute in schiavitù quanto più possibile vicine a quella condizione. Ora è giunto il momento che questa Corte affermi che questi non sono i principi della nostra costituzione. Grazie signori. 

 A questo punto entrambi i film si concentrano, Simple Justice con tempi molto più ristretti di Separate but Equal, sulle operazioni diplomatiche dei giudici  Earl Warren e Felix Frankfurter per convincere i colleghi che ancora invocano il principio dell'autonomia degli stati della necessità di giungere ad una decisione unanime,  cosa indispensabile per non lasciare dubbi sulla non inferiorità della razza nera ed anche per non  infiammare il sud più di quanto sanno che succederà. Fondamentale è in particolare l'operato di Earl Warren che, subentrato nel 1953 dopo la morte per infarto del giudice più reazionario, cambia completamente gli equilibri della Corte Suprema. Sarà lui a pronunciare la storica sentenza il 17 maggio 1954, che entrambi i film riportano con parole quasi identiche.

20190707 Pat Hingle in Simple Justice

Pat Hingle, il commissario Gordon dei vari Batman di Tim Burton e Joel Schuemaker, nei panni del giudice Earl Warren in Simple Justice

 Nel considerare questa questione non possiamo riportare l'orologio al 1868 quando fu adottato il 14° emendamento e nemmeno al 1896 quando fu scritta la Plessy vs Ferguson. Dobbiamo considerare l'istruzione pubblica alla luce della suo attuale posizione nella vita americana. Solo in questo modo è possibile determinare se la segregazione privi i giovani querelanti della uguale protezione della legge. Ai nostri giorni è discutibile se un qualsiasi bambino privato dell'opportunità dell'istruzione  possa ragionevolmente conseguire successi nella vita. Tale opportunità è un diritto e deve essere disponibile per tutti ad uguali condizioni. Veniamo dunque alla questione presentata: la segregazione dei bambini  effettuata esclusivamente in base alla razza, per quanto fisicamente uguali possano essere le strutture scolastiche, priva i bambini di un gruppo minoritario di uguali opportunità educative. Noi crediamo, unanimemente,  che nel campo dell'istruzione pubblica la dottrina "separati ma uguali"non trovi posto.  Strutture educative separate sono di per sé ineguali. Perciò sosteniamo che i querelanti e altri che si trovino in situazioni simili, sono a causa della  della segregazione loro imposta, privati della uguale protezione della legge garantita dal 14° emendamento. Così è deciso. 

 L'esperimento con le bambole del dottor Kenneth Clark

Tra i vari  temi toccati collateralmente in Separate but Equal e Simple Justice anche il disagio e la rabbia dei neri reduci dalla Seconda Guerra Mondiale nel doversi reinserire in una società segregata  

Al di là della questione giudiziaria, in entrambi i film sono presenti  elementi collaterali che offrono una panoramica della situazione razziale americana dell'immediato dopoguerra. Ad esempio scene degli attacchi del KKK compaiono sia ricostruiti nella narrazione del film, sia  in documenti autentici, introdotti in Separate but Equal dall'espediente dei cinegiornali quando qualche personaggio va  al cinema, e in  Simple Justice dalla voce narrante che in modo non invasivo accompagna tutto il film. Allo stesso modo i due film toccano il  tema del disagio e della rabbia dei reduci neri della seconda guerra mondiale nel doversi reinserire in umilianti società rigidamente segregate. Un argomento, quello dei soldati che hanno combattuto per gli Stati Uniti,  al centro del  meraviglioso Mudbound (2018) di Dee Rees ma trattato anche da Spike Lee nell'ingiustamente contestato Miracolo a Sant'Anna, troppo ampio per rientrare di un capitolo già così denso. 

Gli esperimenti con le bambole della coppia di medici  Kenneth e Mamie Clark mostravano il senso di inferiorità e di disistima dei bambini neri.

Per concludere quindi il confronto tra Separate but Equal e Simple, Justice ci limitiamo all'esperimento del dottor Kenneth Clark  proposto in entrambi i film, in quanto   episodio particolarente importante nell'iter della causa. Messo a punto dai coniugi Kenneth e Mamie Clark, due medici di New York, esso  consisteva nel sottoporre un bambino alla volta ad un test con dei bambolotti bianchi e neri,  con le richieste di mostrare di volta in volta quello più bello, quello più brutto, quello che aveva l’aspetto più cattivo, quello che il bambino vedeva più ssomigliante a sé e via di seguito. Di quell’esperimento ho trattato  anche nel saggio   L'invisibilità razziale di Ralph Ellison e Gordon Parks tra pittura anni '30 e Black Lives Matter,  che prendeva il via da una mostra dell’Art Institute di Chicago in cui era stato ricostruito di un progetto su cui Gordon Parks e Ralph Ellison avevano lavorato insieme ad Harlem tra il 1949 e il 1952.  

Gli esperimenti dei coniugi Clark esperimenti, che mostravano il senso di inferiorità e di disistima dei bambini neri, erano stati ininfluenti nella decisione della Corte del South Carolina per il caso di Clarendon County, dove  parecchi alunni e alunne del reverendo Delaney erano stati sottoposti al test. Furono tuttavia rilevanti nella sentenza Brown.

Perfettamente comprensibili nel loro significato anche per chi non conosca l'inglese, inseriamo qui sotto  le clip dei due film  in cui il dottor Clark è interpretato dagli  attori Damien Leak e  Giancarlo Esposito.

L'esperimento del dottor Kenneth Clark nel film Separate but Equal. Il dottor Clark è interpretato da Damien Leak. 

  

 La scena dell'esperimento con le bambole in Simple Justice, n cui il dottor Kennteh Clark è interpretato da Giancarlo Esposito,  il leader dei Gamma Phi Gamma in  School Daze (1988) di Spike Lee. 

"With all deliberate speed", l'inganno di quattro parole

Nel corso dell'articolo abbiamo accennato ad un film intitolato With All Deliberate Speed (2004), un documentario di Peter Gilbert, già produttore di Hoop Dreams, sognando l'NBA (1994)  considetaro il miglior documentario sportivo di tutti i tempi.
 With All Deliberate Speed  racconta la storia dei personaggi dei due film qui esaminati, sia attraverso materiale autentico sia attraverso le voci dei protagonisti di quei tempi, tra i quali  ex studenti delle scuole che rientravano nel caso Brown, avvocati e segretarie  del NAAPC ancora in vita, i figli di  Charles Houston, del reverendo Delaney, di Thurgood Marshall e i parenti di altri personaggi scomparsi.
Inoltre il passato si intreccia col presente dimostrando come nel 2004, dopo cinquant'anni esatti da quella sentenza la situazione di molte scuole non sia affatto mutata. Il titolo del documentario è un'espressione contenuta all'interno della revisione della Causa Brown, emanata dalla Corte Suprema un anno dopo la prima sentenza.  L'ambiguità di quelle quattro parole, inserite nel documento federale che avrebbe dovuto dare  ai singoli stati precise direttive  su modalità e tempi per attuare l'integrazione, costituirà il punto di partenza del prossimo capitolo.

Trailer di alcuni dei film citati

Trailer di Separate dut Equal (1990) di George Stevens jr.

 

Trailer di Thurgood (2011) con Lawrence Fishburne. Nel 1988 Fishburne era stato il leader dei Da Fellas nel musical di Spike Lee  School Daze, mentre Giancarlo Esposito che ha un ruolo in Simple Justice,  era il leader della banda avversaria dei Gamma Phi Gamma. 

Il trailer del film Tennessee Johnson (1944) di William Dieterle

 

Gli autori di Vorrei
Elisabetta Raimondi
Author: Elisabetta Raimondi
Disegnatrice, decoratrice di mobili e tessuti, pittrice, newdada-collagista, scrittrice e drammaturga, attrice e regista teatrale, ufficio stampa e fotografa di scena nei primi anni del Teatro Binario 7 e, da un anno, redattrice di Vorrei.
Ma soprattutto insegnante. Da quasi quarant’anni docente di inglese nella scuola pubblica. Ho fondato insieme ad ex-alunni di diverse età l’Associazione Culturale Senzaspazio.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

I miei ultimi articoli

Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)