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Finalmente, inesorabilmente, ma per fortuna, la strana coppia tra il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e la Nuova Villa Reale del Gruppo Navarra ha divorziato. Il “partenariato pubblico-privato” (espressione di per sé discutibile) è fallito miseramente. E la gestione del corpo centrale della Villa è tornata nella piena responsabilità del Consorzio, i cui soci l’avevano trasferita integralmente al concessionario, dando l’’impressione di volersi liberare di una patata difficile da cuocere.

Adesso tutti auspicano e assicurano la pronta riapertura al pubblico (pandemia permettendo). Ma come?

Temo che, in mancanza del Piano strategico culturale che, per Statuto (art. 8 e 10), costituisce il compito principale del Consorzio, ma che non è stato mai elaborato (a parte una stesura estemporanea del direttore Pietro Petraroia del 2010, rimasta per fortuna nel cassetto e inserita nel sito della Reggia di Monza come atto burocratico), dopo un exploit di rito si tornerà alla gestione “business as usual” del passato.

Ma soprattutto temo che si tornerà alla discussione senza fine, di volta in volta ricorrente, su “cosa farci dentro”. Una discussione all’insegna del considerare Villa e Parco come meri contenitori, privi di valore se non ingozzati di cosiddetti “eventi”, all’insegna di una visione dominata dalla domanda ebete, tipica degli ignoranti: “Che c’è di male?”.

 

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La Fagianaia, ora ristorante - Foto di Pino Timpani

 

Il tutto nell’attesa di un “Master Plan”, la cui epifania è sperabile sia migliore del concepimento - un concorso affidato a suo tempo a Infrastrutture Lombarde S.p.A., ora Aria S.p.A., ente regionale del tutto incompetente nel campo dei beni culturali e ambientali (oltre che della sanità…) -. Master Plan che comunque dovrà essere discusso pubblicamente e rielaborato dal Consorzio, che, ripeto, è il soggetto che deve esprimere il Piano strategico culturale del monumento.

Io credo invece che si possa e si debba fare qualcosa subito, come progetto-leva di una visione di lungo termine e di vasto respiro per la rinascita.
Questo progetto, di cui conviene avviare sin d’ora lo studio di fattibilità in vista della fine della pandemia, avrebbe due valenze fondamentali:

1. Collegare Villa e Parco al resto del mondo.

2. Far capire una volta per tutte che Villa e Parco costituiscono un valore in quanto tale, culturale e ambientale, architettonico e paesaggistico, da cui dipende ciò che si deciderà di fare al loro interno.

Mi sembra che il nuovo direttore, Giuseppe Distefano, abbia proprio espresso, in occasione del suo insediamento, la convinzione che il primo obiettivo da perseguire sia quello di rendere il monumento raggiungibile. Il che porta con sé la convinzione che, pur con le carenze che Villa e Parco presentano attualmente a causa di una gestione inadeguata, essi costituiscano ancora e già da ora una realtà meritevole di essere visitata e ammirata.

Da questo consegue che si possa studiare da subito, in vista della riapertura della Villa, un progetto di turismo culturale e ambientale internazionale che consenta di raggiungere rapidamente e quotidianamente il monumento dal centro di Milano (la metropolitana è di la da venire) e di conoscere la grande bellezza di quella che fu denominata la “Imperial Regia Villa e Parco di Monza”.

Questo progetto dovrebbe collocare il monumento tra le mete del “viaggio in Italia” dei visitatori provenienti da tutta Europa e non solo.

Naturalmente lo standard dovrebbe essere eccellente. Si dovrebbero impiegare mezzi di trasporto adeguati, soprattutto all’interno del Parco (solo mezzi elettrici. Ma perché non anche una versione ciclistica?). I visitatori dovrebbero essere accompagnati da guide multilingue istruite per offrire ai visitatori una narrazione sul monumento che sia nello stesso tempo storicamente e culturalmente ineccepibile, ma anche avvincente.

 

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Il Serraglio dei Cervi - Foto d'epoca

 

Altrettanto naturalmente, sarebbe necessaria una comunicazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, a livello internazionale.

Il percorso nella Villa potrebbe muovere dal Belvedere, per prendere visione della collocazione e delle prospettive del monumento tra Milano e Vienna, al Salone delle Feste, ai soffitti e ai pavimenti delle grandi sale, agli appartamenti sabaudi, alla Rotonda dell’Appiani, al Teatrino Reale, al Laghetto dei Giardini Reali. Nel Parco, si potrebbe partire dal Belvedere del Viale Mirabello nella Valle dei Sospiri, per andare verso le ville Mirabello e Mirabellino e il Viale dei Carpini, la Fagianaia italiana, le cascine e i mulini, i cui valori architettonici sono ancora apprezzabili ancorché degradati. Non escluderei la visita alle aree emarginate come il Bosco Bello con il Serraglio dei Cervi, e ai manufatti da eliminare perché devastanti, come i ruderi delle curve sopraelevate della pista di alta velocità, o perché insensati, come il cadregone che ostacola la vista della Fagianaia.

L’eventuale obiezione circa i tempi necessari per raggiungere il monumento da Milano è inconsistente. Basti pensare ai laghi lombardi, che pur essendo ben più lontani costituiscono ugualmente mete di rinomanza internazionale. La distanza non si è rivelata mai un ostacolo alla ricerca della bellezza!

La realizzazione di questo progetto non costituirebbe soltanto una leva per la rinascita di Villa e Parco, ma aprirebbe la strada a una strategia più ambiziosa, ma a mio parere possibile e quasi doverosa: fare di Monza, con la sia storia millenaria e le relative testimonianze (dai dipinti gotici sulla vita della Regina Teodolinda nel Duomo trecentesco, memoria del Regno Longobardo in Italia, alla Corona Ferrea e al motto dello stemma che qualifica Monza come “Sede del grande Regno d’Italia” nella storia del Sacro Romano Impero, al complesso Villa e Parco, asburgico, napoleonico e sabaudo, fino alle testimonianze del ruolo di Monza nelle rivoluzioni industriali) come un riferimento obbligato e ricco di prospettive per i legami tra Italia ed Europa.

 

Gli autori di Vorrei
Giacomo Correale Santacroce
Author: Giacomo Correale Santacroce

Laureato in Economia all’Università Bocconi con specializzazione in Scienze dell’Amministrazione Pubblica all’Università di Bologna, ha una lunga esperienza in materia di programmazione e gestione strategica acquisita come dirigente e come consulente presso imprese e amministrazioni pubbliche. È autore di numerose ricerche, saggi e articoli pubblicati su riviste e giornali economici. Ora in pensione, dedica la sua attività pubblicistica a uno zibaldone di economia, politica ed estetica.

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