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È ancora molto lunga la strada perché i monzesi e più in generale i lombardi, a partire dalle classi dirigenti, decidano di onorare l’impegno imposto dallo Stato di «destinare la Villa Reale e Parco di Monza ad attività museali, culturali, di rappresentanza e di fruizione e conservazione del verde», secondo l’atto di donazione definitiva del 1996. Si tratta di liberare il complesso monumentale da quella che io chiamo “la maledizione degli impianti sportivi” e delle grandi kermesse devastanti che imperversano sul monumento, da quando i Savoia hanno deciso di abbandonarlo come indegna e iniqua ritorsione per l’attentato a Umberto I del luglio 1900.
Ma nel 1922, lo stesso anno delle devastazioni per la costruzione dell’Autodromo, a cui seguirono quelle ancor più spregevoli del Golf Club Milano e dell’Ippodromo, nasceva anche un’istituzione che rispondeva a quelle finalità culturali e ambientali, e che avrebbe potuto costituire un esempio per la rinascita del monumento: l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, l’ISIA. Una innovativa scuola d’arte, destinata alla formazione di professionisti nelle diverse espressioni estetiche. Da questa scuola sono nate le Biennali d’arti decorative, embrione di quella che è diventata la Triennale di Milano, e in questa scuola hanno insegnato molti tra i maggiori protagonisti del design italiano.
Le riforme della scuola italiana che si sono succedute nel tempo hanno portato grandi cambiamenti, non tutti positivi. All’ISIA è succeduto, nel secondo dopoguerra, l’ISA, Istituto Statale d’Arte, ed ora il Liceo Artistico Nanni Valentini, dal nome di uno dei maestri della scultura e del design italiani che ha insegnato all’ISA.


Per tutte queste ragioni mi è sembrato utile intervistare la nuova direttrice del liceo, Elisabetta Biraghi, e Rodolfo Profumo, insegnante di Storia dell’arte fin dai tempi dell’ISA, depositario della memoria storica della Scuola.

 

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Elisabetta Biraghi  -  Foto di Tommaso Correale Santacroce

 

 

Esiste ancora un “filo rosso” che colleghi le attuali attività del Liceo Artistico Nanni Valentini con la storia dell’ISIA, attraverso l’esperienza dell’ISA?

B. Sono stata insediata in questo ruolo soltanto da un anno, ma credo proprio di sì. Questo è un Liceo Artistico particolare, una scuola che lavora per competenze e con un largo uso di laboratori, a differenza degli altri licei artistici. Vi sono poi materie d’indirizzo e comuni che promuovono l’integrazione tra le diverse discipline. Questo ci consente di fare del Liceo una scuola particolare secondo le nostre aspirazioni, la scuola che vogliamo.

P. E’ vero. Purtroppo però la riforma ha ridotto quantitativamente i laboratori e le ore d’indirizzo, che consentono l’integrazione tra le diverse discipline e costituiscono un elemento qualificante  e differenziante della scuola. Si tratta di un aspetto importante anche per gli insegnanti, perché non rimangano chiusi nella loro disciplina. Comunque è impegno continuo della Scuola lavorare in questa direzione, un impegno costitutivo.

Quale visione di lungo termine ispira i programmi e i progetti didattici del Liceo per gli anni futuri? In particolare, potete confermare l’idea di una integrazione delle attività didattiche per le medie superiori con corsi parauniversitari post-diploma?

B. Si, c’è ancora questa prospettiva e volontà di un recupero di quelli che erano gli aspetti qualificanti dell’ISIA, mantenendo i contatti opportuni. Stiamo ricevendo e dando vita a proposte di collaborazione con università e altre istituzioni, ad esempio nel campo della digital art, con incontri, conferenze, workshop, anche su argomenti apparentemente lontani dai nostri, come la filosofia. E’ un’attività in divenire, che riteniamo molto importante. Abbiamo progetti di collaborazione con il Politecnico di Milano che superano l’alternanza scuola-lavoro.

P. Le limitazioni dovute al Covid hanno imposto una pausa alle iniziative intraprese a questo scopo, ma le proposte ci sono, i progetti e i rapporti stabiliti prima della pandemia sono ancora in atto e contiamo di svilupparli. L’idea è di aprire dei corsi come sezione staccata dell’ISIA di Faenza, che ora è sostanzialmente una università di design e comunicazione visiva con uno statuto particolare. Una attivazione parallela che dialogherebbe con il Liceo. L’attuazione del progetto dipende anche dalla disponibilità di spazi. Oltre al restauro e acquisizione della ex-scuola Borsa, si potrebbero trovare altri spazi nella Villa Reale o nelle cascine vicine. C’è un gruppo di lavoro che si occupa della questione. Inizialmente si terrebbero corsi per un numero selezionato di allievi, ma con prospettive di crescita progressiva. Ci sarebbe una grande domanda, dato che non esistono a Monza e dintorni corsi post-diploma pubblici. Monza, con la sua storia e quella della nostra Scuola, potrebbe diventare un polo di attrazione per questi studi.

 

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Giacomo Correale Santacroce,  Elisabetta Biraghi, e Rodolfo Profumo - Foto di Tommaso Correale Santacroce

 

 

Esiste un progetto organico per la nuova scuola, adeguato alle intenzioni di sviluppo qualitativo e quantitativo delle attività didattiche, ma nello stesso tempo tale da tutelare e restaurare, nei limiti del possibile, i valori architettonici degli ambienti, a suo tempo trascurati?

B. Il progetto di restauro e ristrutturazione della scuola è nato da proposte avanzate da docenti e allievi, con la collaborazione di architetti, che sono state fatte proprie e rielaborate dal Comune. L’iter burocratico dovrebbe essere completato. E’ stata importante la firma dei Vigili del Fuoco, perché trattandosi di un progetto non solo funzionale alla scuola, ma anche conservativo della Villa Reale, sono state necessarie soluzioni specifiche rispetto alle norme anti-incendio. Gli architetti che hanno lavorato per il Comune di Monza ci hanno sottoposto il progetto definitivo. In Comune assicurano che lo realizzeranno entro il 2024, altrimenti si perdono gli stanziamenti.

Speriamo bene. Un paio di anni fa il Sindaco ora uscente Dario Allevi aveva assicurato che la consegna delle nuove aule sarebbe avvenuta nell’autunno di quest’anno. Comunque, data l’importanza della comunicazione, non sarebbe il caso di rendere noto il progetto portando a conoscenza dei cittadini la visione della Scuola del futuro, così qualificante per la città?

B. Sarà compito del Comune, nel momento in cui si darà il via al progetto esecutivo. L’importante è che le cose si facciano. Certo, noi siamo interessati anche all’annuncio. Comunque in autunno dovrebbero partire i lavori.

In sostanza, cosa dovrebbero fare le istituzioni per agevolare il Liceo nella sua resilienza e decollo?

B. Importanti sono sempre i rapporti con la Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali, data la collocazione della Scuola. Ad esempio è stata necessaria l’autorizzazione della Sovrintendenza per la ristrutturazione di due aule in cui collocare un forno per le ceramiche. Ma attendiamo in proposito un documento dal Comune, che non arriva. Il problema maggiore è proprio il rapporto con il Comune per quanto riguarda l’interlocuzione e la manutenzione. Ad esempio c’è un bagno che perde, e nessuno interviene, con un grande spreco di acqua. Il calorifero di questo mio ufficio non funziona da molto tempo, e ho dovuto passare tutto l’inverno senza riscaldamento. La raccolta differenziata non viene fatta in modo adeguato, un’incuria che ha effetti negativi anche sulla cultura ecologica degli studenti.

P. Dal punto di vista degli investimenti, l’unico intervento importante del Comune è stato il rifacimento dei tetti dell’ala una volta destinata ai cavalli, che ospita ora i laboratori. Lo Stato ci ha dato risorse per il Covid, che abbiamo utilizzato per i due locali e il forno di cui sopra. Anche i soldi per il restauro della ex Scuola Borsa, di circa otto milioni di euro, vengono dal Ministero, grazie a una legge nazionale. L’organico dei docenti è però sempre lo stesso, anche se abbiamo un aumento delle iscrizioni.

B. Abbiamo vinto alcune gare dell’Unione Europea. Con questi finanziamenti abbiamo cambiato tutte le attrezzature multimediali. Abbiamo speso moltissimo, ma siamo avanzatissimi: macchine di grafica, lavagne elettroniche (LIM), computer potenti, programmi CAD per il computer grafic e l’architettura. Siamo assolutamente all’avanguardia con la strumentazione digitale. Abbiamo anche acquistato macchine particolari per la lavorazione del legno a cui teneva molto il mio predecessore Guido Serondoni.

 

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  Giacomo Correale Santacroce,  Elisabetta Biraghi - Foto di Tommaso Correale Santacroce

 

 

Vi è chi non è stato e non è d’accordo sulla permanenza del Liceo nelle scuderie della Villa Reale. Scartando gli interessi affaristici più o meno velati (ad esempio, l’idea di destinare i locali a foresteria, leggi hotel di lusso), c’è chi lamenta il supposto comportamento degli studenti come poco rispettoso del luogo. Cosa c’è di vero? Gli studenti sono sufficientemente consapevoli del valore storico e culturale del complesso monumentale in cui la Scuola è inserita, e della stessa Scuola che frequentano?

P. Ormai i dubbi sulla destinazione degli spazi alla Scuola sono superati, con delibere anche a livello di Giunta regionale. Tutte le forze politiche hanno confermato la permanenza della Scuola nella Villa Reale. Quanto agli  studenti , sono più consapevoli, rispetto alla media dei cittadini monzesi, dei valori storici e ambientali del monumento e della scuola.

B. Nella succursale di via Magenta qualche studente ha giustificato come “libera espressione” incisioni sui banchi e scritte sui muri che a mio parere costituiscono un degrado. Stiamo lavorando sulla consapevolezza e il rispetto dell’ambiente perché sia bello viverci. In ogni caso qui nella sede storica c’è una maggiore correttezza da parte degli studenti, tanto che mi sono interrogata sulle cause della differenza.

P. E’ merito della Preside, che ha lanciato tutta una serie di iniziative per progettare sistemi espositivi, di decorazione delle aule, se i comportamenti degli studenti sono più responsabili.

 

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 Liceo Artistico Nanni Valentini - Foto di Tommaso Correale Santacroce

 

Dopo l’intervista, ho avuto un colloquio telefonico con Rodolfo Profumo, in cui abbiamo parlato anche degli spazi necessari per la futura scuola superiore di design. Ed è emersa una proposta: perché non destinare a questa scuola universitaria la sede abbandonata della RAI? E’ stata progettata da Gio Ponti, e potrebbe ben rispondere sia dal punto simbolico che funzionale alla nuova destinazione.

Gli autori di Vorrei
Giacomo Correale Santacroce
Giacomo Correale Santacroce

Laureato in Economia all’Università Bocconi con specializzazione in Scienze dell’Amministrazione Pubblica all’Università di Bologna, ha una lunga esperienza in materia di programmazione e gestione strategica acquisita come dirigente e come consulente presso imprese e amministrazioni pubbliche. È autore di saggi e articoli pubblicati su riviste e giornali economici. Ora in pensione, dedica la sua attività pubblicistica a uno zibaldone di economia, politica ed estetica.

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