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20130207-filo

Teatro. César Brie tra l'autobiografico e il tragicomico

 

Un uomo seminudo entra in scena e accende delle candele attorno a un tavolo, su cui ci sono i vestiti e le foto di un uomo. È la veglia di Secco, si attende che arrivino quelli che lo conoscono e lo piangeranno, è il momento buono per una passeggiata lungo il viale dei ricordi.

Solo gli ingenui muoiono d'amore è uno spettacolo che César Brie aveva già portato in scena anni fa. Leggermente rimaneggiato, è in cartellone dal 7 fino al 9 febbraio 2013 al Teatro Filodrammatici di Milano.

Ci sono dei momenti in cui l'amore appare, in tutta la sua bellezza, chiaramente. Secco ha visto Mariana e se ne è innamorato, sul momento, senza una ragione né speranza. Ma prima dell'amore, ci sono altre esperienze da ripercorrere in punto di morte. L'amicizia, per esempio, fatta di risa e botte, con Ciccio Mendes, ragazzino che Secco conosce da quando era bambino e che ha sempre e solo pensato al cibo (si è innamorato della sua donna perché ha pensato di portarla fuori a mangiare); la gioventù, passata tra rimbrottamenti cattolici e prove di virilità al bordello, dove gli uomini più grandi mostravano come trattare le donne; la scrittura e il teatro, per il quale Secco è stato censurato ed esiliato, per colpa del quale è finito a fare il burattinaio, per i bambini, che non capivano né apprezzevano.

Moltissimi sono gli elementi autobiografici nello spettacolo. L'esilio, la passione per il teatro, l'etica e la scelta di denunciare le cose che non vanno. Come Brie stesso rivela, gli spettacoli in cui lavora da solo sono quelli più autobiografici che realizza. E, del resto, è lui stesso, Secco, che passa le ultime ore da vivo a "farsi" la veglia da solo, ora che il suo amore non corrisposto ha distrutto tutto il resto, insieme all'esilio e alla lontananza; non è rimasto  che comprare un cappio e prepararsi al forno crematorio, come da usanza boliviana, dove i morti vengono bruciati e i funerali sono abbastanza allegri, in cui si mangia e si beve in onore del defunto.

Perché tutto sommato Solo gli ingenui muiono d'amore è uno spettacolo anche, se non decisamente, divertente. Lo è sia grazie alle movenze di César Brie, che elenca i gesti folli degli amanti disperati e ne mima il modo di fare ridicolo e esagerato, sia perché nel monologo con sé stesso Secco non risparmia stilettate ironiche alla Chiesa ("I preti, coi loro dogmi, sono l'avanguardia artistica"), alla cultura prevalentemente maschilista del Sud America, anche al mondo del teatro con le sue vanità melliflue e passeggere. Affascinante e carismatico, César Brie rifiuta di etichettare il suo teatro come "teatro civile" ma lo fa perché è quello che sente di fare. E si mantiene libero, magnetico, puro (proprio come il suo accento, che si intuisce tra le parole), profondamente ingenuo e innamorato dell'amore e della vita. Perché, "cos'è un uomo se non un bambino su cui è caduta una montagna d'anni?".

 


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