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Any Other silently album

BandAutori 9. In questa puntata incrociamo la seconda gioventù di un redivivo Edoardo Bennato e la fine dell'adolescenza cantata dagli Any Other. Per "Libri che suonano" Enrico De Angelis parla di Luigi Tenco. In chiusura le top 5 (di ieri e oggi) degli autori

 

Edoardo Bennato “Pronti a salpare” (Universal)

Millenovecento73, dalla cucina una voce…. E’ tutta dentro l’esordio di un napoletano (Bagnoli) che scrive, canta, suona e vibra rock- Come un Eugenio Finardi, come un Alberto Camerini, ma più a Sud, in quelle terre più di frontiera e più tormentate. Certo che quel debutto/invito a non farsi cadere le braccia né ora né mai, è rimasto nell’immaginario collettivo e fonte di passioni per molti giovani di allora. Vento fresco, come i successivi album, incisi tra il ’74 e il ’77:  “I buoni e i cattivi”, “Io che non sono l’imperatore”, “La torre di Babele”, “Burattino senza fili”. Poi una stasi creativa, una serie di album del tutto facoltativi e solo per lo zoccolo duro di fan, ma pure il fare sempre bene dal vivo. Coinvolgendo platee sino ai nostri giorni. Edoardo Bennato, figura imprescindibile della musica “bandautorale” italiana. “Pronti a salpare” è un solido album di classic rock, che punta tutto sul già magnificamente rodato e dove riappare quel piglio aggressivo che sembrava andato perso. Ci sono tutti i suoi ingredienti preferiti: l’isola che (non) c’è (finalmente), un Peter Pan indignato ma carico di energie, tessiture blues, accenni soul, l’armonica tra le labbra. E poi: orchestrazioni, archi, messi lì a far parte di una ipotetica traversata su una “Route 66” dalle onde marine, salate e legate a temi d’attualità. Il brano che dà il titolo all’album è un coinvolgente biglietto da visita ed è dedicato a Fabrizio De Andrè, “Io vorrei che per te” è tutto un fantasticare tra le sue coordinate preferite ed ha l’aroma di una canzone radiofonica “alta”, “Il mio nome è Lucignolo” è un guardarsi allo specchio a tempo di rock’n’roll, “A Napoli 55 è ‘a musica” è un torrido blues mediterraneo, “Al gran ballo della Leopolda” è uno sgambettare r’n’r tra la foga di una quadriglia e di un tango figurato. Sono i momenti migliori di un album che suona affilato ed è tutto di buon livello. Ben ritrovato Edoardo. Voto: 8 (Massimo Pirotta)

 

 

Any Other – “ Silently. Quietly. Going Away.” (Bello Records)

Dischi così in Italia ne escono veramente pochi, allineati a quello che di bello e forte succede anche là fuori, oltrefrontiera o oltreoceano. Molti si vantano infatti di essere “internazionali” o di avere un suono “moderno”, senza accorgersi però che il loro orologio è indietro di qualche anno. Per Any Other questo discorso invece non vale, perché le canzoni scritte da Adele Nigro, già attiva nel duo folk Lovecats e ora leader del trio, molto probabilmente non nascono da calcoli o per piacere a tanti, ma semplicemente dalle sue esperienze e dai suoi gusti musicali. Certo, Adele e i suoi due sodali, Erica Lonardi e Marco Giudici, non inventano nulla, perché ormai nessuno nel rock lo fa più, ma tirano fuori dieci canzoni davvero belle, sentite e coinvolgenti, andando a recuperare il sound chitarristico dell’indie anni Novanta e adattandolo alle esperienze dei ventenni di oggi, in parallelo con quanto fanno in giro per il mondo nomi come Courtney Barnett (dall’Australia) o gli Speedy Ortiz (dagli Stati Uniti). Ci troviamo così ad ascoltare delle piccole perle di cantautorato rock, figlie dei Built To Spill (la cui data al Magnolia del 18 novembre sarà aperta proprio dagli Any Other), dei Modest Mouse e dei Pavement, in cui Adele racconta i suoi anni adolescenziali in modo diretto e liberatorio, fin dall’iniziale “Something” (I’m not interested anymore in feeling bad) alla conclusiva “To The Kino, Again” (You can’t hurt me anymore/I’ll convince myself of that) passando per la catartica “Roger, Roger Commander” (I’ll run away from here). Una vera boccata d’aria fresca, di giovanile incoscienza e voglia di spaccare tutto. Voto: 8.5 (Fabio Pozzi)

 

 

Libri che “suonano” (un estratto)

7 dicembre 1967, le canzoni sincere di Luigi Tenco - C’è una vecchia composizione di Luigi Tenco (una di quelle che Tenco amava e pochi conoscevano che canta così: “Se un giorno tu verrai via con me, amore mio, andremo insieme a vivere là, nella mia valle, dove ho imparato ad amare il sole perché fa crescere l’erba nei prati, dove ho imparato ad amare la pioggia perché fa crescere l’acqua nel pozzo… dove la gente lavora i campi dalla mattina fino alla sera, senza problemi per il vestire e con la barba sempre da fare… E se quel giorno tu non verrai, io dovrò piangere ma andrò da solo, perché se un giorno dovrò morire voglio morire nella mia valle”. La sua valle: la valle di prati e di pozzi che non esisteva, ma che lui si ostinava, da solo, a rincorrere: è morto perché, a soli 29 anni, gli è mancata la forza di cercare ancora. La sua valle, anzi il suo regno (la prima canzone di Tenco, “Il mio regno”, è un rimpianto del fanciullesco mondo delle favole) era solo nelle sue canzoni, sì che Tenco aveva finito per identificare l’uno con le altre; e la canzone era diventata la poesia della sua vita, era diventata tutta la sua vita. Ma erano in pochi ad ascoltare le sue canzoni: noi che le abbiamo conosciute avevamo capito la sua vita come ora ci sembra di aver capito la sua morte; un gesto pazzesco, ma non incomprensibile a chi crede nella canzone come fatto estetico, prima che commerciale. Ciò non vuol dire che le canzoni debbano essere poesie, ma possono diventarlo: la canzone è una espressione d’arte particolarissima, un delicato impasto di parole e musica che, “insieme”, diano l’impressione di un “momento” in modo più immediato e facile della poesia, in bilico fra la banalità e lo snobismo intellettualistico. Tenco era uno dei pochi che sapesse stare bene in equilibrio tra i due abissi, e quando riusciva a farlo in modo speciale, allora potevamo veramente parlare anche di poesia. (da “Musica sulla carta” di Enrico de Angelis, Editrice Zona, 2009)

 

Novità, ristampe, prossime pubblicazioni:

Actis Dato Quartet “Earth Is The Place”, Antonella Ruggiero “Cattedrali”, Antonio Marangolo “Muerte por chocolate”, Baustelle “Roma Live!” (LP), Cheap Wine “Mary And The Fairy. Live”, Chiara Vidonis “Tutto il resto non so dove”, Ennio Morricone “Giù la testa” (LP), Enzo Pietropaoli Quartet “Yatra Vol.3”, Francesca Lago “Mirrors Against The Sun”, Francesco Cafiso “Tre” (cd box set), Giuda “Speak Evil”, La Curva di Lesmo “La Curva di Lesmo”, Levante “Abbi cura di te” (LP), Luca Faggella “Antologia di canzoni 1988-2015”, Massimo Di Mattia “Skin”, Maurizio Colonna “Hong Kong Live”, Officina Zoè “Mamma sirena”, Piero Umiliani “Psychedelica” (LP), Pilar “L’amore è dove vivo”, Pino Minafra “MinAfrica”, Premiata Forneria Marconi “Live @ RSI”, Roberto Cacciapaglia “Ann Steel Album” (LP), Roberto Ottaviano “Astrolabio”, Sergio Endrigo “Io che amo solo te” (cd boxset), Storm(o) “Sospesi nel vuoto bruceremo in un attimo”, Vince Guaraldi “Peanuts. Greatest Hits” (m.p.)

 

TOP 5: i più ascoltati negli ultimi giorni (di ieri e di oggi)

Vanessa Tagliabue Yorke “Contradanza”, Scisma “Mr.Newman”, Francesco Guccini “Radici”, Carolina Bubbico “Una donna”, Alan Sorrenti “Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto” (Massimo Pirotta)

Marco Brosolo “Cadremo feroci”, Kill Your Boyfriend “The King Is Dead”, Vinicio Capossela “Canzoni a manovella”, Sottopressione “Così distante”, Negazione “Lo spirito continua” (Fabio Pozzi)

 


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