Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Print Friendly, PDF & Email

marco riva arredamenti cover

Intervista a Marco Riva, titolare della band brianzola, in occasione della presentazione del primo disco "Come quando camminavamo in riva al lago e mi dicevi che eri felice"

Come nasce il progetto “Marco Riva Arredamenti” e come arriva a far uscire questo esordio, “Come quando camminavamo in riva al lago e mi dicevi che eri felice”?
Il progetto nasce con una cena a casa mia a fine 2014. Tra un risotto e innumerevoli bicchieri di vino, sono riuscito a trascinare Daniele (batteria), Fabio (basso) e Francesco (management) in quest’avventura.

Il disco narra della fine di una storia d’amore. Per quanto ti riguarda, deve necessariamente esserci un legame con la vita reale in quello che scrivi e canti?
Si, deve assolutamente quanto meno in questo momento, esserci un legame tra le parole che scrivo ed i fatti reali della mia vita. Solo così sono convinto che si riesca ad esprimere al massimo le sensazioni al di là di tecnicismi e sfumature. E comunque non riuscirei diversamente ad esprimermi. Cerco di farlo proprio come una sorta di terapia.

E si può scrivere anche di altro oltre ai sentimenti?
Certo! Di qualsiasi cosa. Io preferisco quando le parole si legano a vissuti ed esperienze personali.

Quale brano sceglieresti come più rappresentativo del disco? E perché?
All’unanimità scegliamo sicuramente “Arianna”. Perché è la canzone da cui nasce tutto. Quella che feci ascoltare a Daniele, Fabio e Francesco durante la famosa cena.

 

 

Che legami ci sono, se ce ne sono, con le tue precedenti esperienze musicali col nome d’arte John Sbranza?
Nessuno. Questo (Marco Riva Arredamenti) è il punto di partenza al quale ambivo da tempo. L’unico legame è aver fatto una bellissima esperienza live insieme all’amico Alessio “Oste” Caccavale.

Eri tra i musicisti scelti per la compilation del 2009 “Fatti in Brianza”, che Vorrei analizzò qui. Cosa è cambiato da allora secondo te? C’era davvero una “scena brianzola”? e ora c’è?
Secondo me è cambiato in peggio il modo di fare (organizzare) i concerti. A quanto mi dicono, i musicisti italiani sono i più arroganti e maleducati di tutti. Dall’altra parte i locali dovrebbero avere più passione ed iniziativa e legarsi meno a concept ormai triti e ritriti che con la musica e la promozione culturale non centrano nulla!  Da entrambe le parti però, per fortuna, c’è sempre chi ci crede un sacco ed è indispensabile per portare avanti una scena che altrimenti, sarebbe solo un sottofondo musicale alle sale prova e concerti casalinghi. In Brianza la scena esisteva eccome. Esisteva grazie a Via Audio ad esempio, ed a tutte le persone che hanno creduto in quel periodo fosse possibile smuovere e creare un movimento in una zona “minore”. Al contrario però, mi permetto anche una nota di demerito a questi progetti che secondo il mio punto di vista avrebbero dovuto e dovrebbero avere lo spirito e la forza di promuovere meglio e di più le realtà qualitative, attive sul proprio territorio. Una scena brianzola ad oggi mi sembra proprio esistere. Tra i più bravi sicuramente i Ninfeanera, i My Old Hangover, i Paradisi, gli Ophelia's Nunnery. E sicuramente ne sto dimenticando altri.

A proposito di Brianza, il nome “Arredamenti” nel nome della band è dovuto alla tua provenienza geografica?
(Risponde Daniele) Il nome “Arredamenti” deriva dal fatto che siamo dei cazzoni brianzoli e che come un azienda familiare prendiamo le decisioni a tavola davanti ad un risotto ed una boccia di vino.

Tra le tue influenze citi Edda, Umberto Maria Giardini e Il Cile. Cosa ti piace di loro e cosa hai cercato di “prendere in prestito” dalla loro esperienza artistica?
Beh, Edda ho avuto modo di intervistarlo durante la sua prima data del tour di “Stavolta come mi ammazzerai” e da li mi si è aperto un mondo. Trovo che sia uno, se non il disco, più interessante del 2015! Da quel momento mi sono messo a scrivere molto ed ho concluso il mio album in una settimana. Umberto Maria Giardini è per me “il maestro”. Penna infallibile, pare un po’ bistrattato da quando non è più Moltheni… mah, io sinceramente adoro quasi tutto quello che fa e ha fatto e penso che i giovani dovrebbero interessarsi più al presente e ricercare cose belle piuttosto che ancorarsi troppo al passato. Penso lo stesso anche riguardo alle polemiche su Vasco Rossi. Parlando de Il Cile, ho avuto la grandissima fortuna di conoscerlo dopo che abbiamo aperto ben due concerti suoi all’inizio dell’anno. Un ragazzo davvero in gamba! Non vedo l’ora di sentire il suo ultimo album! L’emblema pop-rock di quello che dicevo sopra sul cantare le proprie storie.

Altri nomi che possono venire in mente ascoltando il tuo disco sono quelli di Afterhours e Marlene Kuntz e in generale di quelle esperienze anni ’90 di rock alternativo in italiano. Sono tra i tuoi ascolti?
È un onore sentirti dire questo! Mi piacciono moltissimo entrambi! Credo però che ci sia da ricercare qualcosa di più english e pop nel nostro album… le cose molto alternative che ci sono, sono proprio le semplicità di cui è composto in alcune parti. Ecco, diciamo che l’aggressività dei testi e di alcune parti musicali sicuramente fa tornare un po’ agli anni 90… Fabio, il bassista, teneva invece a ricordare che viene spesso facile, visto che cantiamo in italiano, collegarci a gruppi della penisola appunto. In realtà spesso nel nostro cd, le contaminazioni arrivano da ascolti per lo più legati a musica estera.

 

 

Cosa deve aspettarsi chi verrà a vederti questo sabato, 24 ottobre, al Tambourine e nelle date successive?
Sicuramente di essere aggredito dalle nostre canzoni e di vedere un trio che in meno di un anno è riuscito con impegno di tutti, a mettere in piedi un buon progetto arrivando a fare un album ed un’ora di live… E poi una grandissima festa visto che è il mio compleanno e ci saranno con noi dei bravissimi gruppi che abbiamo fortemente voluto per amicizia e rispetto musicale.

So che una tua passione è il vino. Che vino consigli di sorseggiare mentre si ascolta il tuo disco?
Direi la Barbera. Che sia d’Asti o d’Alba rimane pur sempre uno dei vini più “popolari” di sempre, con innumerevoli sfumature qualitative e un nerbo invidiabile. Salute e buon ascolto!!
Ps: volevo ringraziare chi ci ha dato e ci sta dando una grossa mano per questo progetto e quelli futuri che sono già in sviluppo (un singolo a dicembre e un nuovo album per il prossimo anno). Un grosso grazie ad Andrea Caristo per la fotografia ed innumerevoli consigli e Demis Maloy Tripodi per tutti gli arrangiamenti ed il mixaggio del disco.

 

Gli autori di Vorrei
Fabio Pozzi
Author: Fabio Pozzi

Nasce nel 1984. Studi liceali e poi al Politecnico. La grande passione per la musica di quasi ogni genere (solo roba buona, sia chiaro) lo porta sotto centinaia di palchi e ad aprire un blog. Non contento, inizia a collaborare con un paio di siti (Indie-Eye e Black Milk Mag) fino ad arrivare a Vorrei. Del domani non v'è certezza.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

I miei ultimi articoli

Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)