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Vorrei | Rivista non profit


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Incontro con l'artista a proposito di “Luminesia”, progetto per sensibilizzare, incoraggiare a vedere oltre, a sentire, ad arrivare a utilizzare la macchina fotografica con la consapevolezza che anche le emozioni hanno un volto e questo volto va mostrato

 

Ho conosciuto Anna Mosca per caso, poi abbiamo convenuto tutte e due che il caso non esiste. Artista, poetessa, fotografa, insegnante e molto altro ancora, Il suo mondo mi ha subito affascinato. Tornata da poco dall’America, abita ora ad Arcore e la nostra chiacchierata ha seguito il flusso dei pensieri e delle libere associazioni fra le nostre esperienze e i reciproci racconti. Negli anni ha ideato mostre e performance personali, mettendo in rilievo principalmente lo sviluppo del concetto attraverso la parola. La parola diventa poesia sia in istallazioni e letture pubbliche, sia in opere artistiche che fondendo luce, spazio, linee rimandano comunque alla sintesi poetica che le è propria.

Non tutti siamo artisti, ma l’arte parla a tutti. L’arte di questi giorni è soprattutto immagine e parola. Anna mi parla delle sue esperienze artistiche, dei suoi viaggi, del suo desiderio di accendere negli altri una scintilla.

Uno dei racconti che mi ha colpito di più, è quello su “Luminesia”, progetto volto a sensibilizzare, incoraggiare a vedere oltre, a sentire, ad arrivare a utilizzare la macchina fotografica con la consapevolezza che anche le emozioni hanno un volto e questo volto va mostrato: Luminesia parte con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti dei Media di Milano (ACME). Anna in tutti gli anni del suo corso di fotografia, parte dallo stadio iniziale necessario dell’autoritratto. La maggior parte degli studenti non amano questa fase, mettersi a nudo davanti a un obbiettivo, far vedere foto di se stessi a un gruppo di studenti e a una professoressa appena conosciuta, li mette in imbarazzo. Questo nonostante testi di lettura di supporto psicologico, che aiutino nei primi passi di autocoscienza a capire “chi sono io” prima di poter fotografare gli altri. Solo in una fase successiva, e non in tutti i corsi, lavorava con dei poeti, con dei testi scelti, che tutti potevano raffigurare fotograficamente a seconda della loro sensibilità. Raccontarsi e raccontare.

 

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Trovata poi una classe come molto ricettiva e presente nel 2012, Anna decide di far partire un progetto di immedesimazione più profondo, mettendosi lei stessa a nudo, aprendo a loro il suo lavoro poetico. Uno sguardo ravvicinato.
Anna stessa mi dice “Essendo la poesia un discorso intimo, abbiamo avviato un dialogo di vulnerabilità reciproca”, e aggiunge “Abbiamo aperto un blog per raccogliere questo progetto: www.2luminesia.wordpress.com dove pubblichiamo, non il percorso intero di scoperta di ciascuno studente ma, una sola foto esplicativa del testo scelto come se fosse una galleria on line. Sia chiaro che il testo poetico è da intendersi non come titolo dell’immagine piuttosto come un lavoro artistico funzionale e complementare. La poesia è emozione e immagine e la fotografia altrettanto”.
Luminesia è un monte in cima alla strada. Sarà forse difficile arrivarci, forse ci si arriva con il fiatone ma il ritorno è una discesa, che si percorre liberi, leggeri e senza freni.

Il progetto accademico Luminesia è ora diventato aperto al "pubblico adulto e consenziente" sotto il nome di "Luminesia4U". Si sceglie di partecipare a questa esplorazione e di affrontare sé stessi identificando le proprie emozioni attraverso la poesia e la fotografia. Questo atto di coscienza, di osservazione, permetterà non solo di individuare le emozioni ma anche, inseguito, di modificarle, salendo di un’ottava e arrivare a quelle più positive, armoniche e guaritrici.
Cosa si fa in pratica?
“In due parole e toccando solo la superfice: Ci si immedesima in uno scritto poetico(quindi un racconto sintetico e per immagini universali) che può differenziare per forma, lingua e contenuto, e poi si ricerca un’espressione unica e personale cambiando linguaggio. A poesia non si risponde con poesia ma con una immagine fotografica per sviscerare questa emozione e renderla visibile. Il nostro occhio ritrova nelle fotografie un codice inconscio. L’autoritratto non, vago, di sé stessi, ma l’autoritratto di un’emozione, di un preciso sentito.”

Anna Mosca: Progetto Luminesia Accademia Acme dal 12-2012 al 11-2013

http://annamosca.wordpress.com/2012/12/22/the-road-to-luminesia-is-filled-with-beauty-and-surprises/

http://2luminesia.wordpress.com/2012/12/21/progetto/

https://2luminesia.wordpress.com/2013/11/13/un-saluto-con-lultimo-post/

Il nostro incontro purtroppo è stato breve, ma pieno di cose: racconti personali, conoscenze comuni, gusti, passioni, desideri per il futuro e racconti di tante esperienze che si intrecciano. Anna mi regala un piccolo bellissimo libro “Imputami il peccato di voler sopravvivere” che sto finendo di leggere proprio oggi.  Dove trovo la poesia che vorrei fotografare io: “Amo vivere vicino ai confini per poterli varcare”

Per info: www.annamosca.com