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Vorrei | Rivista non profit


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 “Storia di una cicatrice. Italiani io vi esorto alle istorie” il saggio di fine anno della classe di Luca Spadaro per La scuola delle arti chiude il ciclo di 70 Liberazioni

 

Non prediche ma esempi. Invitare a leggere, a impiegare costruttivamente il tempo libero, a farsi una cultura serve davvero? Ammettiamolo, le prediche non servono a nulla; passano da un orecchio all’altro e salutano le nostre teste in una frazione d’attimo. Gli esempi, loro sì che servono, che insegnano. Chiunque può pontificare, pochi possono dare l’esempio. Ancor meno lo danno concretamente.

I benefici che La scuola delle arti porta e porterà sempre più negli anni stanno in questo, secondo me: imparare a fare teatro, approcciarsi ai testi, ai temi, alle relazioni, ai linguaggi come alternativa al vuoto — digitale o analogico — a cui la contemporaneità abitua. Questa è un’epoca in cui l’intensità e la profondità sono evitate come la lebbra. Tutto è light e superficiale, precario e caduco. Qualcuno confonde con la leggerezza, sostanza che più diversa non potrebbe.

Non cercherò di individuare le cause di ciò ma posso di certo provare a sottolineare il fatto che l’esempio è, forse, l’unico antidoto all’inedia. A Monza, nella Scuola diretta da Alfredo Colina e da Corrado Accordino centinaia di ragazzi di tutte le età (e intendo dai bambini ai settantenni) si mettono in gioco intorno a Gadda, Pirandello, la poesia eccetera — ma anche roba meno polverosa, tranquilli — affiancati da coloro che hanno scelto di dedicare la propria vita all’arte. Da coloro che danno l’esempio di come non c’è solo il calciomercato e la post-politica di cui parlare. Si può chiacchierare delle grandi questioni, anche. Come della libertà, fra l’altro. Che non è solo la possibilità di inveire a colpi di punti esclamativi contro tutto e tutti sui social network, ma anche poter decidere della propria vita. Poter scegliere di usare il sì, il no e il forse.

20150623 saggio teatro locandinaIl 21 giugno scorso è cominciata l’estate ed è terminata la piccola stagione di 70 Liberazioni. Il ciclo di interventi d’arte con cui alcuni degli artisti del territorio hanno risposto alla mia sollecitazione, provocazione, invito a riflettere intorno alla Liberazione, a quella del 25 aprile 1945 così come a quelle contemporanee. Rilegati dall’associazione Valvola, a partire da dicembre si sono succeduti gli appuntamenti con Elio De Capitani e Cristina Crippa, con Dome Bulfaro e Nicola Frangione, con Chicco Roveris e il Veliero.

È toccato anche alla Scuola delle arti, alla classe di Luca Spadaro confrontarsi con la Liberazione. Il regista ha selezionato fonti anche molto diverse, da Gadda a Testori, da Ionesco a Dorfman e altri, e ha sfidato a sua volta i suoi allievi in una prova impegnativa, aspra in cui si sono alternati momenti di grande fisicità ad altri di rigore verbale. Sotto il titolo Storia di una cicatrice. Italiani io vi esorto alle istorie «Due sono stati i concetti chiave al centro del lavoro: l'attore fa costantemente delle scelte con cui dà senso al racconto; l'attore ha il dovere di prendersi cura dello spettatore». Questo dice Spadaro nelle note di regia: l’attore ha il dovere di prendersi cura dello spettatore. E dare l’esempio — per ritornare all’inizio — significa anche prendersi cura di. Avere cura significa tenere a, comportarsi in modo tale da far stare bene, che è cosa assai diversa dall’assecondarne la comodità. Se necessario, lo spettatore va stressato. Stimolato. Disturbato. Svegliato. Imitarsi a solleticare, massaggiare, lisciare, carezzare non significa aver cura dell’altro. Piuttosto vuol dire chiamare l’applauso, la risata, il consenso: cuocere il piatto che ci si aspetta. Che sia nutriente o sano che importa.

In un’epoca in cui tutti rincorrono i like è bello vedere che una realtà come quella sorta in seno al Binario7 metta al centro del discorso il senso, prima del consenso. Sembra un gioco di parole e forse lo è, ma segna spesso la differenza fra cultura e intrattenimento. E ora la smetto con questa predica.

 

Foto di Maria Cristina Antuofermo / La scuola delle Arti

 

Storia di una cicatrice. Italiani io vi esorto alle istorie
Saggio del corso di teatro avanzato della Scuola delle Arti diretto da Luca Spadaro

Con: Paolo Barberio, Mara Barretta, Gemma Cappellini, Chiara Cereda, Marco Citterio, Federica Colletti, Emanuele Galbiati, Iulian Mariani, Paolo Solimeno, Filippo Urbano.
Assistenti alla regia: Matteo Ippolito e Marco Piacentini

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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