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Intervista al fondatore della Baracca e di Erewhon “Sarebbe opportuno ideare un progetto unico di gestione culturale, non solo delle singole strutture in sé, ma sul livello territoriale vasto”

 

Dopo l'intervista a Marta Galli sui temi del teatro in Brianza, pubblicata qui, abbiamo incontrato Roberto Sala. Da trent’anni è uno degli operatori culturali del territorio di Monza e Brianza. Con lui abbiamo continuato ad approfondire le tematiche e i problemi delle attività culturali e teatrali In Brianza. Roberto Sala, nato a Carnate nel 1952, è residente a Monza. Al suo attivo, oltre all'organizzazione di numerosi eventi e festival teatrali, ci sono le fondazioni di cooperative come La Baracca di Monza. Dal 2000, con un piccolo gruppo di monzesi, ha dato vita all'associazione culturale Erewhon. Da allora opera in città e in Brianza, organizzando manifestazioni in cui interagiscono vari linguaggi artistici, in particolare il teatro, la danza, le arti figurative e la musica. Attualmente ha in gestione anche lo spazio Astrolabio di Villasanta.

 

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Suoni in gioco

 

Da cosa nasce la passione di produrre cultura e in particolare quella teatrale?
Ho un trascorso di impegno politico nella sinistra. Sono stato nel Pdup di Monza negli anni '70, poi nel Pci e infine candidato a Monza come indipendente nel Pds. Attualmente sono iscritto al Pd. A Monza ho vissuto tra l'altro l'esperienza della rivista Il Quartiere, un giornale di indagine sociale e culturale locale. La mia attività è stata però quella di formatore sindacale, attività maturata nel contesto della Ercole Marelli di Sesto San Giovanni, dove lavoravo. In particolare mi sono impegnato intensamente in questo ruolo nel periodo del tentativo di formare il sindacato unico del metalmeccanici: la Flm, Federazione Lavoratori Metalmeccanici. Ho svolto l'attività in campo nazionale, lavorando nelle varie scuole sindacali come Ariccia, Fiesole e Piani dei Resinelli. Tenevo corsi di formazione per i delegati di fabbrica e funzionari sindacali, in particolare sui temi dell'energia. A un certo punto ho riscoperto la passione mai sopita per il teatro, avuta in eredità da una figura particolare: mio nonno.

A un certo punto ho riscoperto la passione mai sopita per il teatro

Che figura era?
Era un contadino di Carnate. Andava a lavorare nei campi con i libri di Shakespeare. Mentre zappava e tagliava il grano ripassava i testi delle tragedie. Poi recitava al teatro dell'oratorio. Quando c'era lui il teatro era strapieno. Lentamente la passione per il mondo del teatro ha avuto il sopravvento sull'attività che svolgevo. Così nel 1983 ho fondato con altri soci la Cooperativa La Baracca di Monza, di cui sono stato presidente.

Di cosa si occupa?
Si occupa fin dall'inizio dei bambini, di interventi di promozione alla lettura e di spettacoli per i piccoli. All'interno della Baracca ho creato una sezione organizzativa specializzata a creare eventi e festival. All'inizio lavoravo sia alla Marelli che alla Baracca di Monza, poi nel 1989 mi sono dimesso e ho cominciato a dedicarmi a tempo pieno al teatro. Seguivo come organizzatore praticamente tutti i Festival dell'Unità del circondario di Monza e Brianza. Qui mi interessava inserire nella programmazione eventi non usuali. In questo periodo la Baracca ha avuto un notevole salto di qualità, raggiungendo notorietà sia nel livello territoriale delle Brianza che nazionale.

Gestivamo diverse attività: dalle visite guidate alle gestioni di custodia

Com'era il panorama a Monza. Gli operatori avevano difficoltà? Che seguito aveva allora il teatro?
Era un periodo in cui c'erano grandi possibilità. A Monza c'era un assessore alla cultura e sindaco per un periodo di tempo, Gianmario Gatti di Comunione Liberazione che per coincidenza era un appassionato di teatro. Organizzava una rassegna nelle scuole di Monza e ci propose di inserire in questo contesto una rassegna con cadenza domenicale per le famiglie. Ne è nata una rassegna ormai giunta alla ventottesima edizione, realizzata e tutt'ora condotta dalla Baracca. I primi cinque anni le rappresentazioni si sono svolte al Teatrino della Villa Reale. Avevamo proposto questa location per recuperare il meraviglioso Teatrino abbandonato e in disfacimento. Per alcuni anni le compagnie teatrali di Monza si sono associate per gestire il recupero funzionale del Teatrino. Si era all'inizio delle attività culturali dell'amministrazione comunale. Gli uffici della cultura si erano spostati negli spazi del Serrone. La Baracca seguiva anche le attività dei servizi museali.

Quindi siete stati i primi attori culturali di Monza?
Si. I primi operatori culturali a livello professionale. Gestivamo diverse attività: dalle visite guidate alle gestioni di custodia. Si erano creati dei posti di lavoro retribuiti e un contesto di produzione culturale ed economica. Ogni anno si incrementava il volume delle attività e per questo si riceveva il riconoscimento sia da parte del ministero della cultura che da ragione Lombardia. Siamo passati da 3 a 12 persone dipendenti, completamente in regola contrattuale e con stipendio fisso. La ristrutturazione del Teatrino, fortemente voluta dalle compagnie monzesi, ha dato un forte impulso in questa direzione. Facevamo anche corsi di teatro. Praticamente il Teatrino era utilizzato tutti i giorni della settimana.

Perché allora l'esperienza del Teatrino è finita?
Perché "i teatranti piantano chiodi".

Nel senso di grane?
No. Siccome il pavimento del Teatrino è in legno e peraltro con una notevole pendenza, le compagnie utilizzavano chiodi per l'allestimento delle scene. A un certo punto il Comune non ne ha più concesso l'uso per spettacoli teatrali.

Ma era una scusante?
Era vero. Non si può nascondere. Forse era esagerato il danno che il Comune vi identificava. Di fatto da allora il Teatrino è stato concesso solo ad uso di convegni, conferenze e manifestazioni importanti. La rassegna teatrale è così passata al Teatro Villoresi, al Teatro San Carlo e infine al Teatro Triante, dove ancora si svolge.

 

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Quando hai abbandonato La Baracca?
Nel 2000. Dopo quasi 20 anni di attività ho avuto la necessità di ampliare il campo di intervento della mia passione per il teatro, di provare a occuparmi di nuove attività, esplorando e sperimentando contaminazioni con altre associazioni, con altri registi e con altri attori.

Perché La Baracca si era standardizzata su un modello di teatro?
Si. E' il modello che più o meno adotta tutt'ora. Secondo me c'è sempre bisogno di crescere. Questo lo si può fare meglio lasciandosi influenzare da nuovi stimoli che vanno ricercati esplorando le novità emergenti. Nella cooperativa è maturata una divergenza sul percorso da perseguire. L'aspetto organizzativo di eventi era visto come elemento distante dall'arte. Cosi è nata Erewhon.

E' un nome inconsueto nel linguaggio di Brianza. Cosa significa? Da cosa è ispirato?
Erewhon è il nome presso in prestito dal titolo di un libro del 1872 dello scrittore inglese Samuel Butler. E' anche anagramma di nowhere, cioè in nessun luogo. L'intento di Samuel Butler in questo libro sfida è smascherare le contraddizioni e le incongruenze della società vittoriana. La scrittura trasgressiva utilizzata è imperniata sulla tecnica del rovesciamento.

Qual'è l'attività di Erewhon?
In Monza e Brianza organizzando manifestazioni in cui interagiscono vari linguaggi artistici, in particolare teatro, danza, arti figurative e musica. Abbiamo organizzato il festival di Circo Contemporaneo a Senago e il festival di Teatro e Arte Contemporanea a Garbagnate Milanese. Questo festival è durato 11 anni e ha avuto la collaborazione nel corso del tempo con Centre Pompidou, con il Puskin di Mosca, con il Museo di Bellinzona e con il Castello di Rivoli. Abbiamo realizzato anche festival sul tema del teatro animazione a Solaro, il Busker Festival a Baranzate di Bollate.

Arrività di livello Europeo. Però gran parte si è svolta nell'area della provincia di Milano. C'è una quale ragione?
E' stato possibile anche per via dell'organizzazione che si era data la provincia di Milano nel corso dall'assessorato di Daniela Benelli e anche dalle risorse messe a disposizione: si erano creati dei poli culturali territoriali e ognuno aveva una caratteristica specializzazione in eventi. Per esempio il polo di Bollate si era specializzato negli eventi musicali di grande rilievo presso la Villa Arconati, manifestazione con cui collaboro ancora e che porta nelle casse comunali guadagni consistenti. Abbiamo realizzato partecipazioni anche in altri poli. A Trezzo sull'Adda abbiamo proposto Adda Danza. A Monza abbiamo proposto eventi particolari tra cui I Sentieri dell'arte, La luna nel Lambro.

Ultimamente abbiamo creato un'attività unica a livello europeo che si chiama Suoni in gioco

Ora in cosa vi state impegnando?
Ultimamente abbiamo creato un'attività unica a livello europeo che si chiama Suoni in gioco. Consiste in una installazione di giochi di 40\50 macchine fatta con materiali di recupero. Di questa abbiamo molte richieste in tutta Italia e ne realizziamo circa un centinaio a livello nazionale. Ma anche in Europa interveniamo in paesi come Belgio, Olanda, Germania, Portogallo, Slovenia dove ci viene chiesto questo intervento particolare di Suoni in Gioco. Lo avevamo realizzato la prima volta a una festa di tre anni fa della Casa dei Popoli di Villasanta. Conduciamo diverse rassegne nel panorama nazionale: all'Isola d'Elba, a Reggio Emilia, in Toscana e a Firenze.

 

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Suoni in gioco

 

Nel territorio della Brianza per il teatro non ci sono più le condizioni favorevoli di qualche anno fa?
La situazione ora è cambiata. Ci sono meno soldi. Ci sono meno strutture e ci sono tante realtà, tante compagnie e musicisti, tanti interventi nella cultura che hanno da dare il loro contributo. Manca secondo me una programmazione unitaria. Prendiamo per esempio Villasanta e l'Astrolabio: è stato gestito in questi ultimi anni dall'amministrazione comunale, però di fatto la gestione si riduceva al semplice affitto a chi ne faceva richiesta per varie attività. Senza avere così una programmazione. Senza un'idea precisa di percorso culturale, ma lasciato a eventi casuali. Invece sarebbe opportuno ideare un progetto unico di gestione culturale, non solo sulla struttura in sé ma sul livello territoriale più ampio. Nel territorio ci sono tanti soggetti che producono cultura autonomamente. Per esempio la Casa dei Popoli, le parrocchie e le associazioni. Dovrebbe esserci un progetto che li mette in relazione tra loro.

L'amministrazione comunale?
Si, questa potrebbe avere un ruolo di regia. Avere una o due, non di più, situazioni esterne. Che potrebbero essere Erewhon, la Casa dei Popoli o qualcun altro a dare un indirizzo tematico, poetico e di progetto. Nel nostro caso abbiamo chiesto il permesso all'amministrazione di utilizzare la struttura dell'Astrolabio per svolgere attività culturali. Ci è stata concessa. Non è gratuita. Dobbiamo pagare un affitto e la prosecuzione dell'esperienza si può basare solo ed esclusivamente sulle nostre capacità. Questa cosa andrebbe chiarita meglio.

In che senso?
Nel senso che all'Astrolabio noi abbiamo programmato 35\40 date che spaziano dal teatro per ragazzi, 10 date; altre 10 date di cabaret; la serata dell'ultimo dell'anno; la musica Suoni e Parole; teatro di ricerca: teatro per le scuole. Per fare questo dobbiamo pagare un affitto. Va bene, non discuto la cosa in se. Però noi forniamo alla comunità una programmazione di vasto raggio e questo dovrebbe essere tenuto in considerazione.

Lo spazio dovrebbe essere concesso gratuitamente?
Non dico questo. Però va tenuto conto che noi forniamo un servizio e con questo facciamo un ruolo di supplenza all'amministrazione. Ora siamo al primo anno e va bene, però è un problema che va trattato.

Non esiste nessun teatro che vive con il ricavato dal pubblico

Ma perché il ricavato non è sufficiente a ripagare le spese?
No. Non esiste nessun teatro che vive con il ricavato dal pubblico. Neanche il Teatro della Scala o il Piccolo Teatro, perché hanno dei finanziamenti da parte del ministero e della comunità europea. Anche il Binario 7, pur con 10 anni di attività, non riesce a sopravvivere con il solo incasso del pubblico.

Il sostegno dunque è necessario?
Si. Il teatro vive con il sostegno. Invece in questo caso noi dobbiamo pagare 7 mila euro per utilizzare la struttura. Non è poco.

Ma la somma non dipende magari dal costo di gestione della struttura?
Non so. Ma indipendentemente dal costo della struttura, il teatro in generale ha bisogno di aiuto. Noi cerchiamo di guadagnare, ma non è sufficiente. Alla prima gestione che abbiamo avuto nel 2000, era maturato un accordo che compensava l'uso della struttura con la prestazione di servizi che facevamo anche in biblioteca. Così si andava a pari. Ora è diventato complicato per noi anche perché la struttura, posta per altro in un contesto periferico e poco attraente che è stata ferma per molto tempo, non ha la possibilità da sola di ripagarsi con le sole proprie forze. Ci vuole per forza un aiuto da parte dell'amministrazione. Questa situazione incide anche sulla portata della proposta che possiamo promuovere. Tra i costi della struttura, la promozione e la programmazione si riduce la nostra capacità di proporre spettacoli con un costo medio alto e quindi siamo costretti a ripiegare su compagnie più abbordabili. Questo ovviamente inficia sulla qualità che possiamo proporre. Per esempio a gennaio volevamo proporre uno spettacolo dei Marlene Kunz, ma siamo stati costretti a rinunciare. Così andiamo avanti anche con il favore personale di amici e conoscenti che accettano di partecipare a un conto ridotto. Ma è difficile andare avanti.

Quindi il futuro è destinato al fallimento?
Per rilanciare l'Astrolabio bisogna avere un coraggio economico ed artistico lungimirante. Investire le risorse adeguate in un progetto, sapendo che i primi due anni sono in perdita e si può recuperare solo dopo. Per questo deve maturate un convincimento e un entusiasmo in grado di catalizzare forze e volontà appassionate al teatro. Probabilmente il prossimo anno l'amministrazione creerà un bando per la gestione pluriennale dell'Astrolabio. Sono convinto però che Villasanta deve metterci dei soldi. Un progetto serio richiede a mio parere almeno ventimila euro.

La provincia può esercitare un ruolo di regia

Qui Gigi Ponti, il nuovo presidente dell'area vasta di Monza e Brianza, sostiene che la cultura è un settore importante anche un funzione del rilancio economico della Brianza. Cosa può fare a sostegno e per aiutare a risolvere i problemi un ente sovra locale?
Ha pienamente ragione. In passato la provincia ha fatto molto. Soprattutto quando Ponti era assessore per l'attuazione della provincia di Monza e Brianza. Ponti e il funzionario Gianpiero Bocca avevano predisposto una serie di azioni con anche finanziamenti di progetti innovativi. Ma poi quando è passata all'amministrazione Allevi è decaduto tutto. E' rimasta solo la promozione, che pure non è poco. Non ci sono tanti soldi. Però la provincia può esercitare quel ruolo di regia di cui parlavano prima, riportandolo su una scala più vasta. Ci vuole un'attenzione mirata alla promozione delle culture del territorio il valorizzare quello che esiste, con una visione strategica.

Il sito di erewhon

Laboratori in Ludoteca e all’Astrolabio

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

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