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Nell'ambito della sesta edizione del festival del libro organizzato dal comune di Lissone, la nostra rivista ha raccolto i contributi di addetti ai lavori e amministratori di Monza, Lissone e Vimercate sulle sfide e le opportunità della rivoluzione digitale della lettura

Libritudine, la rassegna lissonese che ha animato lo scorso fine settimana brianzolo, non è stato solo un festival dedicato al libro, ma anche e soprattutto ai lettori. Fra i diversi aspetti legati alla lettura, il tema della digitalizzazione è stato al centro della tavola rotonda di venerdì scorso coordinata dalla nostra redazione: Presente e futuro della lettura. Libri, ebook, prestito digitale e biblioteche. A condurre il dibattito è stato l'editore digitale Nicola Cavalli (Ledizioni), mentre gli ospiti sono stati Debora Mapelli (Sistema Bibliotecario Vimercatese), Pieraldo Lietti (Sistema BrianzaBiblioteche) e gli assessori alla Cultura Francesca Dell'Aquila (Comune di Monza), Mariasole Mascia (Vimercate) e il padrone di casa Elio Talarico (Lissone).

 L'incontro è stato quindi incentrato non tanto sulla rivoluzione digitale in sé, sul cambiamento della fruizione dei libri da parte dei lettori, quanto piuttosto sul ruolo e sulle funzioni che in questo cambiamento ci si deve o ci si può aspettare da parte del servizio pubblico delle biblioteche. Una questione di vitale importanza, a maggior ragione in Lombardia, dove i sistemi bibliotecari raggiungono spesso livelli di eccellenza e il cui livello di prestiti è pari alla metà di quelli nazionali.

Nicola Cavalli ha introdotto il tema della lettura digitale, che in Italia ha preso piede negli ultimi anni e il cui inizio può essere fissato nel 2007, quando Amazon ha messo in commercio le prime versioni del suo lettore Kindle. «La lettura digitale – ha sottolineato Cavalli – non consiste soltanto nel fenomeno degli ebook, ma anche e soprattutto nella lettura di status e notifiche sui social network, sempre di più tramite dispositivi palamri e cellulari. Un tipo di lettura che Gino Roncaglia chiama granulare – ha aggiunto – in contrapposizione alla lettura lineare tipica del libro e che sola consente, secondo molti, lo sviluppo di un pensiero critico approfondito». Ovviamente, salvare la lettura lineare significa salvare il libro sotto ogni sua forma, cartaceo o ebook che sia. La vera dicotomia nella digitalizzazione, dunque, non sarebbe cartaceo/digitale, ma lineare/granulare. Più che sul supporto, è necessario concentrarsi sulle modalità di fruizione dei testi. Sull'alfabetizzazione, insomma. Il tutto in un contesto come quello italiano, nel quale solo il 43% del Paese legge almeno un libro all'anno e dove il 4% da solo legge la metà di tutti i libri letti.

 Gli operatori, ha chiesto quindi Cavalli ai coordinatori dei sistemi bibliotecari, hanno percezione di questi fenomeni? E quale? «I dati sulla lettura in Italia pubblicati nel 2013 mostrano un calo preoccupante – ha risposto Debora Mapellima la discesa è continua. Altri dati dell'OCSE ci dicono che tre italiani su dieci sono analfabeti funzionali, incapaci di approfondire il significato di quanto leggono, ma in grado solo di rapportarlo a se stessi. Se a questo – ha concluso – aggiungiamo che il 42% degli italiani è presente sui social network, mi pare chiaro che queste persone che hanno trovato alternative di lettura diverse dai libri, in realtà, non abbiano trovato alternative vere».

 

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Da sinistra: Simone Camassa e Antonio Cornacchia di Vorrei, Elio Talarico, Nicola Cavalli, Francesca Dell'Aquila, Mariasole Mascia, Debora Mapelli e Pieraldo Lietti.

 

 Forse il calo di vendite di libri e giornali è compensato dai prestiti? «I prestiti sono saliti – ha risposto Mapelli – ma non abbastanza da compensare il calo totale delle vendite. C'è da registrare però la crescita più forte fra gli adolescenti, anche grazie a saghe come Twilight, Hunger Games...».
«Guardando i dati delle biblioteche non emerge in modo significativo l'impatto delle alternative al libro cartaceo – è poi intervenuto Pieraldo Liettiil numero di utenti giovani è rimasto più o meno uguale. Certo, gli utenti delle biblioteche rappresentano un campione piccolissimo della popolazione, mentre i fenomeni di cui si parla interessano una fetta diversa. Segnalo che quest'anno per la prima volta in dieci anni il sistema Biranza Biblioteche ha registrato una contrazione dei prestiti: la mia opinione è che si siano allontanati dalla biblioteca non tanti lettori occasionali, ma pochi lettori forti, capaci da soli di generare tanti prestiti. La causa? Probabilmente l'offerta digitale garantita dall'ebook».

A questo punto sono stati sollecitati gli amministratori presenti: se l'abitudine dei lettori forti tende verso il digitale, non si dovrebbero potenziare i servizi bibliotecari digitali? Quali potrebbero essere le strategie per condurre i non lettori?
Secondo Mariasole Mascia «la biblioteca deve favorire l'innovazione e l'alfabetizzazione digitale degli utenti, magari promuovendo corsi di formazione (anche per il personale, ovviamente). Va inoltre ribadito – ha aggiunto – che il ruolo delle biblioteche è fondamentale per contrastare i veri e propri danni che i social network stanno causando alla lettura e per promuovere i più efficaci strumenti di approfondimento: il libro e l'ebook. Occorre anche rendere i sistemi bibliotecari autonomi, capaci di interloquire direttamente con le Regioni, senza intermediazione delle Province».
Francesca Dell'Aquila, che oltre a essere assessore alla Cultura è anche presidente di Brianza Biblioteche (che vanta 90.000 utenti aderenti al prestito digitale), si è detta d'accordo su tutta la linea con la collega, aggiungendo che «da amministratore, c'è la consapevolezza della necessità di farsi carico di questo processo. La base da cui partire è senz'altro la capacità aggregative delle biblioteche».
Elio Talarico, vicesindaco di Lissone oltre che assessore alla Cultura, ha dichiarato: «Il diritto all'alfabetizzazione digitale va salvaguardato. Si tratta di una questione di democrazia – ha spiegato – proprio come garantire l'accesso alla rete. Va fatta ancora tanta strada, se pensiamo che in Italia soltanto 2.500 biblioteche (su circa 13.000, ndr) garantiscono il servizio di prestito digitale, mentre negli USA sono il 90%. Poi ci sono realtà, come il sistema bibliotecario milanese, in cui il prestito digitale è già realtà. Per me – ha detto in conclusione – se tutti i titoli di tutti i comuni di un sistema fossero in rete, sarebbe un vantaggio per tutti».

Sul tema del prestito interbibliotecario digitale, Debora Mapelli è intervenuta per spiegare meglio: «A disposizione degli utenti adesso c'è un ottimo strumento come Media Library On Line, un network di biblioteche digitali pubbliche a cui aderiamo anche noi. Non si tratta solo di libri digitali, ma anche di giornali e riviste, audiolibri, film e musica. Anche se forse il fondo musicale disponibile andrebbe ampliato, perché secondo me potrebbe essere un argine perfetto contro la pirateria». La biblioteca come lo Spotify dell'editoria, insomma. In effetti, se lo scopo della pirateria è ottenere gratis un prodotto culturale, non è male sapere che esiste un servizio pubblico proprio per questo scopo.

Non si avverte però ancora una certa disparità fra i servizi legati al prestito cartaceo e quelli digitali? «Un aspetto da approfondire – ha risposto Pieraldo Lietti – è la dimensione reale dell'offerta dei titoli rispetto a quella del cartaceo: poche migliaia di titoli contro qualche milione. Anche il modello one copy one user, che al momento determina la modalità di prestito digitale è solo uno dei possibili, e non per forza il migliore. Migliorando questi aspetti, la disparità potrà sparire». Come dice Cavalli, quindi, una buona notizia sarà la possibilità a breve per le biblioteche di prestare circa 50.000 dei 60.000 titoli digitali attualmente presenti sul mercato: una percentuale che nemmeno gli USA possono vantare.

Parlando poi della tradizione bibliotecaria della Lombardia, Debora Mapelli ne ha evidenziato il punto di forza: «È stata la lungimiranza di puntare sui sistemi, invece di finanziare a pioggia le singole biblioteche, magari in base a criteri discutibili come il numero di abitanti. Questa scelta invece – ha continuato – ha fatto sì che anche nei piccoli paesi funzionassero biblioteche fornite ed efficienti, perché facenti parte di un sistema più grande, con enorme vantaggio per gli utenti».

A conclusione dell'incontro, non poteva mancare un minimo inquadramento del ruolo degli editori in questo complesso fenomeno. Cavalli ha spiegato che, in sostanza, gli editori al momento per aprirsi con decisione al digitale attendono un'espansione del mercato. La cosa perciò si fa dura: come può infatti ampliarsi un mercato senza un'altrettanto ampia espansione dell'offerta?
Certo, aggiungiamo noi, non mancano i problemi di transizione al digitale, legati a una conoscenza tecnica ancora non particolarmente diffusa nelle case editrici, che porta spesso a prodotti lontani da una qualità degna di questo nome. Per molti editori, la conversione del catalogo in digitale significa rendere il proprio testo scaricabile in pdf o in epub su un lettore, senza alcun lavoro di reale adattamento del testo lineare in una forma davvero intertestuale e digitale.

Dal pubblico, infine, un intervento volutamente provocatorio da parte di un giovane lettore su quale potrebbe essere il futuro della biblioteca in un mondo in cui la rivoluzione digitale si sarà compiuta: avrà ancora un ruolo, una funzione? O si trasformerà semplicemente in un non-luogo? Tutti gli ospiti sono stati concordi: la biblioteca non sarà mai un non-luogo, ma al contrario sarà sempre un luogo di condivisione, grazie alla sua enorme dimensione partecipativa, aggregativa. Sale lettura, sale studio, corsi, attività. Nelle biblioteche non c'è solo il libro, ma forse l'essenza stessa della natura umana.

 

Per maggiori informazioni su Media Library On Line si può visitare il blog Biblio Mediablog.

 

Gli autori di Vorrei
Simone Camassa
Author: Simone Camassa

Nato a Brindisi il 7 maggio del 1985. Insegnante di Italiano, Storia e Geografia nella scuola pubblica, si è laureato in Lettere, in Culture e Linguaggi per la Comunicazione e in Lettere Moderne, sempre all'Università degli studi di Milano. Suona la chitarra elettrica (ha militato in due gruppi rock, LUST WAVE e BLACK MAMBA) e scrive poesie.

Appassionato di sport, ha praticato il nuoto a livello agonistico fino ai diciotto anni, per un anno ha anche giocato a pallacanestro. Di recente, è tornato al cloro.
È innamorato della letteratura in tutti i suoi aspetti, dalla poesia fino al fumetto supereroistico statunitense. Sogna di realizzare un supercolossal hollywoodiano della Divina Commedia, ovviamente in forma di trilogia e abbondando con gli effetti speciali.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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