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Vorrei | Rivista non profit


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Verso una rete dei musei del territorio. Intervista al parlamentare, già vicesindaco e assessore alla cultura di Vimercate «Occorre costruire una rete a partire dai Comuni. Con il contributo di tutti. Perché anche il ruolo delle associazioni, delle fondazioni e degli enti economici è fondamentale.»

Sulla nostra proposta di costruire una rete dei musei del territorio, dopo le quattro interviste agli assessori alle politiche culturali di Monza, di Lissone, di Vimercate e di Cinisello Balsamo, abbiamo rivolto alcune domande anche a Roberto Rampi. Deputato del Partito Democratico, componente della Commissione cultura della Camera ed ex vicesindaco con delega alla Cultura di Vimercate, presidente — inoltre — del Sistema Bibliotecario del Vimercatese.

Questo anno non ci ha risparmiato momenti difficili. Ma io credo nella Politica, nella sua capacità di costruire insieme un futuro migliore

Che bilancio fai del tuo primo anno da parlamentare?
Un bilancio complesso. È un'esperienza cui attribuisco grande valore. E considero un grande onore provare a dare il mio contributo a questo livello. Sto cercando da un lato di dare peso, rappresentanza a questo territorio su grandi temi che lo riguardano, sul lavoro, sui trasporti, sulle opportunità di sviluppo, dall'altro di mettere le mie competenze e le mie passioni soprattutto in campo culturale e di economia della cultura. Questo anno non ci ha risparmiato momenti difficili. Ma io credo nella Politica, nella sua capacità di costruire insieme un futuro migliore e questo, insieme al sostegno e al supporto di molti, mi porta a dare un giudizio decisamente positivo.

Sei nella Commissione cultura della Camera. Che livello di competenza riscontri fra i tuoi colleghi?
Dipende. Ci sono colleghi e colleghe nel mio gruppo estremamente preparati. Che provengono dal mondo della scuola, insegnanti, presidi fino a solo un anno fa, colleghi di maggior esperienza in Parlamento o come assessori alla cultura o alla pubblica istruzione, anche molto giovani. Ci sono professionisti della comunicazione. Non è purtroppo così in altri gruppi ma i profili come gli interventi sono pubblici e ognuno può giudicare da se'.

Perché per assegnare le deleghe alla cultura, competenza ed esperienza sono così poco importanti nel sistema politico italiano?
In generale non direi. E poi è giusto chiedersi quali esperienze. Io non credo ai tecnici al governo. Ci vogliono politici capaci, appassionati, competenti e non sempre questo coincide con le proprie scelte professionali.

Comprendo il tuo equilibrio, ma la sequela di ministri dei Beni culturali avuti in Italia (e di assessori ai vari livelli) mette i brividi. Va bene non credere ai tecnici, ma neanche a quelli a cui bisogna pur far qualcosa e quindi li si mette alla cultura.
È vero, in certi casi è stato il ministero o l'assessorato meno importante. Di vicesindaco con delega alla cultura non ne trovi tanti (ironico riferimento al suo precedente incarico, ndr).

 

con Carlo Sini

Rampi con Carlo Sini

 

Il lavoro avviato da Bray sembrava promettere bene. Franceschini ha debuttato con l'orrendo luogo comune della “cultura come petrolio dell'Italia”. Annamo bene.
In commissione Franceschini ha proprio affrontato questo tema cambiando metafora e spiegandone i motivi. Ha detto che la metafora giusta è quello dell'ossigeno, che si rigenera e rigenera, con le opportune attenzioni, però., come una pianta che ha bisogno di cure. Ho sviluppato un rapporto di grande stima e vicinanza con Massimo Bray, c'è voluto tempo per conoscerlo e valutarlo e capirne i punti di forza e debolezza. Lo stesso varrà per Franceschini. Per me conta molto l'importanza che si è deciso di dare alla cultura, con un'inversione di rotta sulle risorse e sul ruolo che le si assegna. Siam passati da chi diceva che "con la cultura non si mangia" a chi la mette al centro del progetto di sviluppo del Paese. E per questo sono impegnato.

Il Presidente del Consiglio non ha mai nascosto la sua avversione per le Soprintendenze. Sulla questione l'altro giorno è tornato anche Salvatore Settis su La Repubblica. La tua posizione a riguardo qual è?
Non mi è nota questa sua posizione. Io ho grande stima per il nostro sistema di tutela dei beni che è competente e indipendente e studiato in tutto il mondo.

Se un bene non è valorizzato, amato, riconosciuto non esistono forme di tutela efficace.

Perché è così diffusa la contrapposizione fra tutela e “valorizzazione” del patrimonio culturale?
Non c'è contraddizione tra tutela e valorizzazione. Anzi. Non esiste tutela senza valorizzazione. Se un bene non è valorizzato, amato, riconosciuto non esistono forme di tutela efficace. Troppe persone non vanno nei musei o nelle librerie perché non possono, perché non hanno mai avuto l'opportunità di farlo. E questa è una priorità. Il nostro Paese ha un grave deficit nella diffusione della cultura che è base di qualunque sviluppo.

Mi piace il senso che dai tu a “valorizzazione”, è quello che darebbe chiunque ha a cuore un bene o una persona cara. Invece per “valorizzazione” — per quello che leggo — abitualmente si intende “far fruttare”. Ecco perché ha avuto così successo la metafora del petrolio.
Valorizzare vuol dire dare valore. E il valore non è solo economico. Io non sono contrario a "far fruttare" ma sono contrario a sfruttare.

Perché — secondo te — operatori culturali, artisti e autori hanno un peso ininfluente nelle politiche culturali, mentre sindacati e associazioni di categoria incidono profondamente nei loro ambiti?
Io ho avuto modo di misurare a tutti i livelli il ruolo che possono avere gli operatori culturali. 

Negli ultimi anni ho provato a seguire tutti i convegni e incontri di questo territorio voluti dalla Provincia, da Confindustria o altri che avessero la cultura come tema e mai che sia stato chiamato a intervenire un artista o un operatore. Unica eccezione, la giornata al Must del 2012 di cui all'epoca abbiamo dato testimonianza su Vorrei. Io temo che si guardi agli artisti solo come personaggi bizzarri o, peggio, degli intrattenitori per allietare le serate o dei decoratori per abbellire le strade.
Qui in commissione abbiam valorizzato molto gli operatori e anche in molte iniziative in cui son stato a Milano soprattutto. Ma ho capito cosa intendi tu ed è vero. Bisogna starci attenti.

 

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Che giudizio dai del lavoro fatto in ambito culturale dalla Provincia di Monza e della Brianza in questi anni?
La Provincia aveva iniziato facendo tesoro e sostenendo alcune scelte chiave prese dall'assessore Ponti nella gestione precedente, valorizzando e sostenendo le reti culturali e le buone pratiche dei Comuni, da Ville Aperte alla rete dei musei, a quella dei teatri, al distretto culturale a molto altro. Ci sono stati sostegni importanti ai musei e alle biblioteche. Poi c'è stata una crisi di risorse non solo economiche ha anche, direi, di spinta propulsiva; una sorta di abbandono, di rinuncia. E di questo mi dispiaccio. Credo occorra rilanciare con forza un progetto di costruzione di reti e di progettualità culturale di territorio. Abbiamo grandi opportunità di fronte a noi.

I musei come sono pensati oggi sono luoghi di diffusione della cultura, comprensione della complessità, incontro con l'arte e con la storia, con la bellezza.

Cosa pensi della nostra proposta di costruire la rete dei musei del territorio?
Credo sia fondamentale. I musei come sono pensati oggi sono luoghi di diffusione della cultura, comprensione della complessità, incontro con l'arte e con la storia, con la bellezza. Strumenti di supporto al lavoro delle scuole, di integrazione e socializzazione. È il lavoro appassionante che abbiamo sviluppato con il Must a Vimercate. Non può essere lasciato ad un singolo Comune. E non è neppure utile ed efficace se lo sviluppa un Comune solo. Il Must sta lavorando in rete con i Comuni vicini e credo che questo processo possa essere rafforzato anche costituendo elementi di museo diffuso.

“Brianza terra di cultura” è argomento caro alla nostra rivista da sempre. Secondo te a chi tocca il compito di tessere le fila per creare collaborazione e relazioni strutturate, così da rendere palese questa identità territoriale?
La Provincia aveva certo un ruolo fondamentale. Qualche tempo fa ho sostenuto che occorra costruire una rete a partire dai Comuni. Credo che questo possa essere il progetto odierno. Con il contributo di tutti. Perché anche il ruolo delle associazioni, delle realtà come la vostra, delle fondazioni e degli enti economici è fondamentale.

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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