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Intervista all'attore teatrale protagonista di “Angels in America, “La discesa di Orfeo” e del suo “Io sono il proiettile”: «L'artista è colui che si ferma, deve farlo: ha delle antenne più sensibili di chi gli sta intorno, ha deciso di ricoprire quel ruolo, e allora deve farlo. Deve restituire, con la sua arte, una riflessione sulla società, sull’umano.»

C'è qualcosa di cui l'attore di teatro non può fare a meno: la fisicità, intesa come presenza fisica e mentale, un “esserci” che fa la differenza tra un attore qualsiasi e un grande interprete.

La prima impressione che si ha incontrando Edoardo Ribatto è proprio la presenza che, in un pomeriggio qualsiasi o sul palcoscenico, si impone con energia, attraverso lo sguardo intenso dei suoi occhi nocciola, la voce profonda sporcata dal Golden Virginia che rolla senza sosta, il viso spigoloso, il fisico alto e longilineo.

Classe 1974, Edoardo Ribatto nasce a Genova. Da adolescente frequenta il liceo artistico e a 18 anni si trasferisce a Milano dove frequenta la Civica Scuola D'arte Drammatica Paolo Grassi. Dal 1995 è attore professionista e interpreta ruoli che appartengono alla drammaturgia classica e contemporanea. Negli ultimi anni ha lavorato assiduamente per il Teatro Elfo Puccini di Milano, interpretando personaggi di grande rilevanza come Mercuzio (Romeo e Giulietta), Prior (Angels in America), Val (La Discesa di Orfeo). Da ottobre 2013 porta nei teatri d'Italia “Io sono il proiettile” di cui è scrittore, interprete, regista e produttore.

 

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Edoardo Ribatto in “Angels in America” (Foto di Tommaso Lepera/Teatro dell'Elfo)

 

Quando nasce Edoardo Ribatto come attore?
Nasce per caso durante gli anni del liceo. Io non volevo fare l'attore, la recitazione non mi interessava affatto; ero affascinato da altre forme di espressione artistica. Tante altre. Praticamente tutte. Tutte tranne quella.
Poi un giorno il mio grande maestro Antonio Porcelli (grazie a lui conoscemmo il lavoro di Fellini, Buñuel, Pasolini, Bene e molti altri) mi fece partecipare ad uno spettacolo della scuola. Non mi chiese se mi andava o no: mi infilò nel progetto e basta. Si può dire che mi spedì sul palco con un calcione.
Ecco, io ho cominciato così: che l’ultima cosa che mi interessava era fare l’attore.
Ora sono quasi 20 anni che lo faccio ma il mio desiderio è ancora quello di essere un'artista, qualcuno che utilizza liberamente diversi strumenti espressivi per realizzare qualcosa che sia espressione della sua sensibilità.
Per questo è nato “io sono il proiettile”.

Il tema dell'artista è cruciale in “Io sono il proiettile”: ti sei ispirato alla vita dello scrittore dissidente russo Yuli Markovich Daniel che è stato processato nel 1965, in Unione Sovietica, per reato d'opinione. Perchè hai scelto di raccontarci questa vicenda umana?
Tutto, nella vita e nei libri di quest’uomo era allo stesso tempo inquietante, tenero, eroico, profetico, kafkiano. Tutto era un cortocircuito di segnali destinali che andavano avanti e indietro dalla sua scrittura alla sua vita.
Era come se lui sognasse la sua vita e vivesse la sua scrittura.

 

 

Sul palco ci sei solo tu con tre microfoni e una bandiera sovietica su cui viene proiettato un fotoracconto, che illustra la vicenda, mentre con la voce interpreti circa 12 personaggi diversi. La storia è tutta nella tua voce e nel tema dell'identità. Perchè hai inserito il fotoracconto? Non trovi che sia contraddittorio?
Il fotoracconto è un espediente scenico che aiuta lo spettatore a seguire la storia e a comprenderla. Le foto non sono completamente a fuoco proprio per la questione che poni tu sull'identità.

Che messaggio hai voluto veicolare con questo spettacolo?
Volevo dimostrare che “esisti” solo se ti giochi qualcosa di importante. Quello che hai, quello che puoi.
Da artista ti giochi il tuo essere artista.

 

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Cristina Crippa e Edoardo Ribatto in “La discesa di Orfeo” (Foto di Lara Peviani)

 

Chi è l'artista del 2014 e che ruolo gioca?
L'artista oggi è colui che si ferma: viviamo in un mondo troppo veloce. Corriamo come matti, siamo bombardati da segnali che consumiamo senza possibilità di analisi, di un approfondimento qualsiasi, anche minimo. Non abbiamo il tempo di fermarci a guardare un fiore, per parlare seriamente con un amico.
L'artista è colui che si ferma, deve farlo: ha delle antenne più sensibili di chi gli sta intorno, ha deciso di ricoprire quel ruolo, e allora deve farlo.
Deve restituire, con la sua arte, una riflessione sulla società, sull’umano.

All'interno del mondo artistico l'attore che ruolo ha?
Non capisco cosa intendi per “mondo artistico”; all’interno del teatro l’attore ha certamente un ruolo di collettore di discipline, di sensibilità. Interpreta il lavoro di molte persone: un autore scrive e lui pronuncia quello che ha scritto, uno scenografo immagina uno spazio e lui lo vive, un costumista pensa ad una giacca e lui la indossa…

Che rapporto hai con i tuoi personaggi?
Credo quello di ogni interprete: gli do tutto quello che, presente nelle mie tasche, penso possa servirgli…

Prossimamente su quali palchi ti vedremo?
Sarò all'Elfo Puccini di Milano, dal 29 aprile al 18 maggio nella “Discesa di Orfeo”, per la regia di Elio De Capitani. A proposito di autori: questo è Tennesse Williams, e uno Williams praticamente sconosciuto in Italia.
Per quanto riguarda il mio “Io sono il proiettile”, stiamo lavorando per la prossima stagione.

Hai in cantiere altri progetti?
Si, sto lavorando ad un progetto sui rapporti tra uomini e donne.
Trovo che siano diventati difficili, praticamente impossibili.
Ho voglia di fare un'analisi su queste relazioni che troppo spesso si trasformano in trappole di potere.

 

LINK UTILI: www.iosonoilproiettile.blogspot.it | www.elfo.org

 


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