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Dossier. Ecologia dell'informazione. Le fanzine cartacee esistono ancora e hanno grande importanza per il punk-rock e non solo. Intervista a Miguel Basetta, fanzinaro ma anche giornalista per riviste patinate

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ell'articolo sull'informazione musicale di pochi giorni fa abbiamo tracciato lo stato dell'arte per quanto riguarda le riviste cartacee e il web, ottenendo un quadro che può sembrare a tratti desolante, ma con delle potenzialità sopite di risveglio e rilancio. In questo nuovo articolo cercheremo invece di "tornare alle origini", alla forma più basica di comunicazione musicale, le fanzine cartacee. Furono infatti le fanzine a cambiare la comunicazione musicale negli anni del punk, quando oltre ai dinosauri della musica vennero abbattuti anche i dinosauri del giornalismo (finendo purtroppo per creare altri feticci, come ad esempio Lester Bangs, probabilmente migliori ma pur sempre feticci). Oggi c'è ancora chi si occupa di creare e distribuire questo tipo di pubblicazioni, per forza di cose carbonare, ma di qualità spesso molto alta, esempi di enorme passione e sacrificio per la musica da parte di persone che non vogliono che basti un click per diffondere la propria idea. In Italia tra i maggiori esempi ci sono Nessuno Schema, che a intervalli non regolari arriva dalla Valtellina a farci capire dove va il punk-rock, e, in campo goth e new wave, VM. La scorsa estate invece, in totale disaccordo con i tempi ultra-digitali, è nata una nuova fanzine, Mental Beat, pubblicata da Miguel Basetta, che potremmo definire come fanzinaro punk rock e giornalista per riviste patinate. Gli abbiamo fatto qualche domanda per capire come vede l'informazione musicale oggi dal suo doppio punto di vista.

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Pensare le riviste su iPad o tablet può essere un buon punto di partenza

Visto che ci hai avuto a che fare, esiste un futuro per le riviste cartacee di musica? E per chi ci lavora pensando di viverci?
Credo che, sì, esista un futuro per le riviste di musica così come esiste un futuro per l'editoria - cartacea - in generale. Quale sia questo futuro, di preciso, non lo so (e credo che nessun altro lo sappia). Diciamo che pensare le riviste su iPad, o tablet (che è tutt'altra cosa rispetto al web), comunque può essere un buon punto di partenza. In ogni caso, la carta non scomparirà (e, dato che stiamo parlando di musica, tirare in ballo un paragone con il consistente ritorno del vinile non è né scontato né fuori luogo). Vai in Inghilterra o in Germania, guarda la sezione riviste musicali: piena zeppa di giornali più o meno fatti bene e più o meno interessanti. Ti faccio due esempi distanti da loro: Metal Hammer in UK, che talvolta ha copertine stupefacenti e viene venduta e letta in tutto il mondo. Oppure Ox! in Germania; quest'ultima è fondamentalmente una fanzine punk, ma distribuita in edicola (Germania, Austria, Svizzera tedesca che io sappia). A proposito di fanzine ed edicola: Vive Le Rock! è un altro caso curioso: è una rivista inglese (graficamente vecchia, ricorda il nostro Rock Sound dei primi Duemila), ma rivolgendosi a una nicchia piuttosto ampia, continua a uscire e a crescere - dimostrando che se trovi un pubblico di riferimento hai quanto meno margini di manovra (certo, la lingua aiuta, l'inglese lo leggono più o meno ovunque, l'italiano o il tedesco - caso Ox! - no). Discorso a parte merita LesInrock in Francia (ma la trovi anche in Italia e personalmente conosco gente che la compra), rivista che è stata salvata da un politico-imprenditore-editore (lo stesso di Le Monde).

Riesci a immaginarti qualcosa del genere in Italia? Una rivista musicale "pop" considerata patrimonio culturale? Figuriamoci. Forse qualche politico potrebbe anche sbattersi per salvare XL, ma solo perché fa parte di un grosso gruppo editoriale con tutti i nessi politico-economici del caso, non certo perché è XL, mensile di musica e cultura.
Scenario Italia, appunto. Riguardo quanto ho letto nell'articolo precedente. E' vero che Rolling Stone tratta anche altro oltre la musica (ma si può dire lo stesso della rivista madre, che storicamente copre attualità e politica), ma proprio per questo motivo - almeno credo - riesce a difendersi e stare in edicola dignitosamente.

Si può vivere scrivendo di musica sulla stampa periodica? No, direi di no

Discorso pubblicità (e moda): vero, ce n'è tanta e, sinceramente - da addetto ai lavori - più ce n'è meglio è. La pubblicità permette di confezionare belle riviste (perché la qualità si paga: fotografi, giornalisti, grafici, illustratori...) Confronta il prezzo di copertina dei vari Rumore, Blow Up, eccetera: be', se non è il doppio di Rolling Stone, poco ci manca. Di sola edicola in Italia, ormai, non campa più nessuno (forse qualche periodico tipo Gente e La settimana enigmistica).
Si può vivere scrivendo di musica sulla stampa periodica? No, direi di no. E credo che ormai non si possa più vivere neanche facendo il giornalista tout court. O, meglio, chi è ormai sulla giostra probabilmente, a fatica, ci rimarrà; ma chi si ritroverà a fare questo mestiere nei prossimi anni dovrà certamente saper fare tante altre cose. Io, personalmente, sono sopravvissuto per anni facendo il giornalista e il traduttore.

 

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Come ti è venuto in mente di tornare a fare una fanzine old school nel 2013?
Ho deciso di rimettermi a fare una fanzine cartacea perché mi diverte farlo. Mi divertivo dieci o quindici anni fa, mi diverto ancora adesso. Parlo di quello che mi pare, come mi pare, con chi mi pare. E, comunque, mi piace il lato artigianale di questo lavoro, ossia confezionare un giornaletto di carta: pensarlo, realizzarlo, comporlo come fosse un puzzle, distribuirlo, pubblicizzarlo...
E' vero anche che tante persone, a distanza di anni, mi chiedevano di tornare a fare Oriental Beat, che era la mia fanzine dell'epoca. Indubbiamente, mi ha sempre fatto piacere ed è stato, come dire, uno stimolo. Ma Mental Beat è piuttosto diversa: per certi versi, pur essendo una fanzine, è molto ragionata. E il lavoro dell'art director, per quanto mi riguarda, è fondamentale: anche se non leggi Mental Beat, se non te ne frega nulla dei Prima Donna e dei Giuda, è comunque bello sfogliarla, tenerla in mano.

 

 


Che differenze trovi tra le fanzine e le webzine? Cosa manca alle seconde, se qualcosa manca, per raggiungere il livello delle prime?
Fare una webzine non comporta le code in posta per spedire le copie della fanzine cartacea in giro per l'Italia e per il mondo, semplice. Con una webzine, o con un blog, è tutto più facile, immediato. Probabilmente anche gratuito (al netto di una porzione di bolletta dell'elettricità e, magari, l'acquisto di un dominio). Quanto ci vuole per aprire un blog? Intendo in termini di tempo: pochi minuti. Quanto ci vuole per mettere insieme decentemente un tot di pagine, stamparle e spedirle? Sicuramente un po' più di tempo e, soprattutto, un bel po' di pazienza. Per fare una fanzine di carta, comunque, devi investire dei soldi. Poche centinaia di euro magari, ma ce li devi mettere di tasca tua e probabilmente, 99%, li perdi tutti (certo, puoi sempre raccogliere pubblicità per coprire le spese di stampa, ma è un altro impegno).
Per rispondere infine alla tua domanda, la differenza la fanno in ogni caso i contenuti: le interviste che fai, le recensioni, i report, le foto... Se quello che pubblichi è buono, una webzine vale una fanzine e viceversa. Se i contenuti fanno cagare, stesso discorso al contrario: fa cagare la webzine come fa cagare la fanzine cartacea.

 

Gli autori di Vorrei
Fabio Pozzi
Author: Fabio Pozzi

Nasce nel 1984. Studi liceali e poi al Politecnico. La grande passione per la musica di quasi ogni genere (solo roba buona, sia chiaro) lo porta sotto centinaia di palchi e ad aprire un blog. Non contento, inizia a collaborare con un paio di siti (Indie-Eye e Black Milk Mag) fino ad arrivare a Vorrei. Del domani non v'è certezza.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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